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Quel grande amore nato all’ombra degli ulivi

 

FRANCESCO GRECO - “Vengo da una famiglia contadina, gente semplice, si pensava solo al rispamrio e tra mille sacrifici, riuscii a farmi una casetta…”.

L’incipit dice tutto: è il cuore pulsante e vivo del Novecento rurale nel Sud dell’Italia dove la terra è ricchezza e dà da vivere. Un universo che ha i suoi equilibri socio-economici, i topoi culturali millenari mai relativizzati, le leggi non scritte della società patriarcale che vede la donna sottomessa, le sue mille convenzioni dell’etos, i miti incrollabili e i riti sottintesi, le dinamiche relazionali e produttive, l’architettura di un mondo a parte, quello del padre-padrone, dei matrimoni combinati, ma anche dei sogni di riuscire a farsi una vita propria.

E’ una delle password per decodificare “Insieme a te una vita”, il primo romanzo, essenzialmente autobiografico, di Cosimo Lecci, in autoedizione, Brindisi 2020, pp. 312, s.i.p. (corredato da un ampio apparato fotografico dal bianco e nero al colore), per entrare nel mondo di Cosimino e Lucia, un amore nato sul “postale” di un pozzo, fra vigne e ulivi nelle campagne attorno a Brindisi, e durato tutta la vita, a cavallo fra due secoli in cui i cambiamenti sociali e culturali sono stati tumultuosi e a tratti devastanti, avendo tentato di atomizzare l’anima degli uomini. 

E che per questo si trasfigura in un documento storico di eccezionale importanza e spessore, più pregnante di mille saggi di antropologia e di sociologia, ma anche di psicologia, essendo i personaggi delle costanti in tutto il Mezzogiorno italiano.

Classe 1948, Cosimino incontra Lucia poco più che bambina e decide che sarà la donna della sua vita. Ciò appare, al tempo delle coppie aperte, le famiglie allargate e il ligbt dilagante, quasi blasfemo. E invece per loro due diventa una forza con cui affrontano ostacoli insormontabili, di ogni genere, sapendo subito che per amarsi non c’è che una via, quella istituzionale del matriomnio. 

La vita è agra a Brindisi e nei campi degli ulivi e dei carciofi, il lavoro è la sola modulazione consentita, una religione, sia fra i filari che in casa, dove Lucia accudisce i fratelli e le sorelle minori mentre Cosimino diventa subito responsabile: coltiva la terra, lavora nei campi dei ricchi proprietari, assume ruoli di gestione delle tenute sconfinate nella Brindisi pre-industriale, dove le campagne sono state bonificate tra fascismo e dopoguerra.

Animo da poeta, Cosimino suona la chitarra alle feste e omaggia con il rispetto dovuto da sempre i genitori: onora il padre e la madre in un contesto segnato da una spiritualità arcaica ontologica, tutt’uno con la vita e il rapporto ancestrale con la terra che chiede sudore ma dà da vivere con i suoi frutti e la dignità. 

E’ il paradigma dell’uomo che si fa da sé, che sa stare al mondo, genuino e spontaneo, sguardo aperto sul futuro, l’ottimismo della volontà, la vita da costruire giorno per giorno. 

Cosimino e Lucia si sposano, hanno tre figli (Marco, Francesco, Alessandra), molti nipoti. Il racconto nasce dall’improvvisa morte della moglie, nel 2019.

Un romanzo scritto con la fatica di chi conosce la fatica, con il linguaggio immediato di tutti gli uomini di buona volontà. Le storie vere, minime, degli uomini veri che confluiscono nel mare della grande Storia, colma spesso di reticenze, propaganda, vuote pedagogie. 

Un documento di straordinario nitore, di valenza politica, che giunge al cuore del lettore perché privo di malizia letteraria e di barocchismi accademici. 

Uno specchio in cui è riflesso il nostro passato più recente, che ridefinisce l’identità e rafforza la memoria di milioni di uomini e donne nate al Sud travolto da trasformazioni impetuose, e di cui Cosimino e Lucia sono gli archetipi vincenti di quel mondo i cui valori sono immortali e che mai tramonteranno.