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In tono minore la rievocazione dell’arrivo a Bari delle ossa di San Nicola


VITTORIO POLITO
- Nella prima decade di maggio di svolge a Bari la Sagra di San Nicola, rievocazione storica dell’arrivo a Bari delle ossa del Santo di Mira. San Nicola, com’è noto, non è soltanto il Santo della Chiesa indivisa, ma è anche il Santo che aiuta i cristiani dell’Oriente e dell’Occidente a ritrovare la via dell’unità.

Tra gli obiettivi della Basilica di San Nicola, retta dai padri Domenicani, vi è quello di promuovere l’unità dei cristiani ed in essa si svolge una intensa attività ecumenica. A maggio a Bari si svolge la più importante festa dedicata a San Nicola. La città si affolla di devoti, pellegrini e curiosi che si recano nella Basilica per assistere alle Sante Messe che si celebrano numerose. 

Non manca il Corteo storico e la processione a mare del protettore di Bari preceduta dalla solenne cerimonia, solitamente presieduta dall’Arcivescovo di Bari. Anche i baresi partecipano numerosi ai festeggiamenti e tra essi moltissime giovani in cerca del loro principe azzurro che, nel solco della tradizione nicolaiana, la Basilica dona la dote maritale ad alcune ragazze povere del centro storico. Quest’anno, a causa della pandemia del Covid-19, le celebrazioni saranno officiate in tono minore e con la partecipazione di un numero limitato di fedeli.

La storia del Santo di Mira è ricca di aneddoti e con l’aiuto di Vito Maurogiovanni (1924-2009), mi piace ricordarne uno, ripreso dal suo libro “Cantata per una città” (Levante Editori).

Molti anni fa fu deciso il restauro della statua ed il compito fu affidato al pittore barese Umberto Colonna (1913-1993). La statua lignea fu portata di sera, sempre avvolta nei suoi paramenti, nello studio dell’artista, il quale accertò che l’imponente immagine si riduceva nella magnifica testa, realizzata nel 1794 da Giovanni Corsi, magistralmente scolpita con la maestosità di un pensatore o filosofo greco e a due splendide mani. Ogni sera Colonna ed i familiari, di fronte alla statua, recitavano il Rosario, ma il maestro non riusciva a dormire, dal momento che San Nicola era accampato nella sua casa, ove fuori facevano buona guardia i carabinieri. I Domenicani, invece, seguivano attentamente i lavori, mentre il pittore dava nuovo lustro alla scultura di uno dei Santi più noti in questo e nell’altro mondo. Anche le tre sfere che contrassegnano il Santo di Bari, rappresentano i simboli delle borse donate a tre ragazze che stavano per prostituirsi e salvate da quel provvidenziale intervento che pare sia autenticamente avvenuto.

Tornando a maggio, la festa che vede la più grande partecipazione dei fedeli, è il giorno 8, anniversario della Traslazione, che vede la processione di San Nicola a mare, che quest’anno non avverrà, ma sarà ricordata, come detto, con altre manifestazioni in tono minore e con la partecipazione di un numero esiguo di partecipanti.

 

Per restare in tema riporto una poesia in dialetto barese di Mina Grandolfo che ricorda l’evento.


U Uètte Magge

di Mina Grandolfo

Acquànne véne magge a Bàre

s’acchemmènze a sendì àrie de fèste

c’addóre de máre.

 

Nge preparáme a festeggiá Sanda Necóle

u protettóre nèste tutte d’óre.

La matìne du uètte magge

le cambáne sònene a fèste.

 

A le cinghe ièsse la prima mèsse,

u pertóne de la chìèsie se spalànghe,

arrìvene le prime pellegrìne

candànne candànne,

peccenùnne e grànne, mbregessióne,

che tanda féde e tanda devozióne.

Pe le Baríse iè na bèlla tradezióne

d’addò sò passàte tande generazióne.

Papá ca iére náte e Bàre Vècchie

Sanda Necóle u amáve che tútte u córe

e a mè ha trascenàte cùsse amóre.

A jidde vóle u penzíre de chèssa fèste,

tande iè u recuèrde ca me rèste.

Áma rengraziá le sèssandadú marnáre

du bèlle regàle c’avònne fatte

a le baríse e a Bàre.

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Da “Florilegio barese” di AA. VV. (WIP Edizioni, Bari 2012, pag. 152).

Testo rivisto e corretto dall’autrice il 18.2.2014.