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Luca Zanforlin, Diversity Hotel è il suo nuovo romanzo: ''Vediamo il diverso come qualcosa da cui fuggire''


MILANO - Quest'anno sono trent'anni che lavora in tv e per Luca Zanforlin, è un traguardo importante, ricco di successi, salite ma anche di cadute. Conosciuto dal grande pubblico come autore del programma 'Amici' della sua cara amica Maria De Filippi, ci presenta il suo nuovo romanzo (Diversity Hotel, Mondadori), in cui affronta un tema attuale e delicato come quello della diversità.

Il protagonista del romanzo è un giovane ragazzo di nome Luca, in conflitto con se stesso e con il mondo, in cui galleggia in una vita vuota dove tutto sembra sfiorarlo senza mai attraversarlo veramente. Un rapporto conflittuale con la famiglia, soprattutto con il padre, un ricco imprenditore che lui disprezza:  per Luca arriva un’occasione imperdibile che segna una svolta nella sua vita. 

Luca imparerà  confrontarsi con la propria diversità, che non ha nulla a che vedere con il colore della pelle o con l’orientamento sessuale, ma solo con il suo personalissimo modo di “ascoltare” la vita. Per poi arrivare a capire, alla fine di questo bizzarro e umanissimo viaggio, che la diversità non esiste, perché siamo tutti ugualmente diversi nella nostra personale battaglia silenziosa che si chiama vita.

Chi è Luca, il protagonista del romanzo? 

Luca sono io ma siamo tutti noi. Siamo quelli che, talmente distratti dal nulla, siamo diventati ciechi e sordi nei confronti della vita, ignorando che, forse, sono i due sensi più importanti per conoscere noi stessi e gli altri. Siamo quelli che per comodità o per sentirci appartenenti ad un gruppo, abbracciamo un pensiero altrui senza pensarne uno proprio.

Siamo quelli che preferiscono condividere sui social un’immagine perfetta, magari ritoccata con un filtro, piuttosto di condividere esperienze, racconti, confronti. Siamo quelli che ormai sfiduciati galleggiamo curandoci solo del nostro orticello. Siamo quelli che pensiamo che tutto quello che è diverso da noi, sia una minaccia. Siamo quelli che escludono anziché includere.

In copertina, mi ha colpito la foto della tua mamma. Com'è il vostro rapporto?

Bello. E’ sempre stata una mamma molto presente, mi ha regalato tanto tempo e mi ha insegnato ad ascoltare e ad assimilare per poi decidere con la mia testa .E’ una madre che mi ha permesso di inciampare più volte affinché capissi da solo dove avevo sbagliato. E’ una madre severa ma al contempo molto affettuosa. Insomma per me è speciale, ma credo che lo pensino tutti della propria.

Nel romanzo affronti il tema della diversità. Si fa fatica ad uscire dai soliti pregiudizi? 

Perché chi esclude la diversità, perde una grande occasione per capire di più di se stesso e di cosa lo circonda. Ormai si vede il diverso come qualcosa dal quale fuggire, dissociarsi pubblicamente e infine discriminare. Mai come questi ultimi anni il diverso fa paura e spesso questo genera violenza.  Sarà banale ma è qui l’errore. 

Cioè? 

Banalmente sostengo che se io mi confronto con la diversità ho l’occasione di comprenderla, di entrare anche solo per un attimo in una soggettiva diversa dalla mia.  Poi, una volta accolta, posso decidere se abbracciarla o meno. Ma da quell’incontro sicuramente ne uscirò più arricchito, perché ho ascoltato me stesso nel racconto dell’altro e inoltre ho fatto un’esperienza in più. 

Il DDL Zan potrebbe migliorare le cose?

Certo che si, ma al contempo mi sembra cosi assurdo che si perda cosi tanto tempo ed energia per un DDL, che non avrebbe ragione di esistere, se solo fossimo civili.

ll covid ci ha cambiato?

Inevitabilmente. Ci ha rinchiuso nelle nostre case per un anno e mezzo, ci ha tolto la socialità già fortemente minata. Ci ha reso tutti più individui e meno comunità, ma soprattutto più ignoranti. Credo però che i giovani, abbiano più consapevolezza, forse perché sono più preoccupati del loro futuro. Se questa consapevolezza si propagasse a macchia d’olio, allora credo che sempre i giovani potrebbero avere un’enorme possibilità: provare a ridisegnare un futuro, il loro. Ma è chiaro che a loro un’occasione deve essere data.

A te cosa ha insegnato la pandemia? 

Mi ha fatto riassegnare le mie priorità. Ho avuto molto più tempo per pensare, per ascoltare soprattutto me stesso e fare un pò il bilancio sfoltendo qualche ramo superfluo. Mi ha insegnato che sprechiamo tempo ed energie per cose a volte inutili e che potremmo utilizzare quel tempo in maniera diversa, più funzionale.

Il grande pubblico ti conosce per il ruolo da autore nel programma 'Amici'. Quando hai iniziato questo percorso? 

Nel 1991, quest’anno faccio 30 anni che lavoro in tv. Ti sembrerà assurdo ma io ho cominciato a lavorare inviando una semplice lettera, nemmeno un curriculum a Mediaset. Mi hanno chiamato, ho fatto un colloquio e pochi mesi dopo già lavoravo. Prima di allora non avevo mai lavorato in tv , di mio avevo una laurea in lettere e filosofia e un master in comunicazione.

Dopo è arrivata Maria...

Dopo una decina d’anni Maria mi ha proposto di collaborare ad Amici, pensavo di starci qualche edizione per poi cambiare ancora: ho fatto sedici edizioni.

E' il secondo anno che non segui più Amici. Perchè hai deciso di lasciare? 

Amici non l’ho mai lasciato. Non sono più presente come prima ma è come se lo fossi. Amici mi ha riacceso la voglia e la passione per questo lavoro che da un pò sentivo scemare. Ma, onestamente, a cinquantasei anni non ho più le energie di un tempo. Amici è una macchina meravigliosa che richiede tempo, dedizione ed energie. Io non ho più quarant'anni e poi i “senior” devono lasciare il posto agli “junior” aiutandoli a trovare una strada.

Com'è lavorare accanto a Maria De Filippi? 

Maria è l’unica che mi sopporta. Lei ha riacceso in me la passione per questo lavoro che essendo tale richiede preparazione, studio e dedizione. Il lavoro dell’ autore non si improvvisa.  Ma quello che Maria mi ha insegnato maggiormente è che per fare questo lavoro occorre soprattutto osservare ed ascoltare e non fare i “fenomeni”. Maria per me è la tv, amo il suo modo di “fare” i programmi e il suo modo di lavorare. 

Come sarà la tua estate? 

Io sono ipocondriaco, quindi prima di fare qualsiasi previsione voglio farmi la seconda dose del vaccino. Sicuramente un pò di mare in Italia, possibilmente non troppo frequentato e campagna Un'estate oziosa e noiosa ( io amo annoiarmi) di un normale cinquantaseienne