Pelle a pelle tra “Io e l’Altro... me e not me"

(TheDigitalArtist /Pixabay)

SANTA FIZZAROTTI SELVAGGI -
Signori, e’ tempo d’estate con la prospettiva di una zona “ bianca “ per tutti, ma in questa zona dopo un inverno e una primavera pandemici si sta assistendo ad un “ bulimia di gruppo”. Ma forse non tutto è proprio finito: non voglio minimamente pensare che trattasi di una remissione del Virus pro affari di natura turistica e vacanziera, voglio fermamente credere che il Virus Covid 19 abbia deciso di concedere, data la calura estiva alla quale pare sensibile, anche a se stesso un periodo di ferie e perché no anche di migrare chissà dove.

Mi accade ora,dunque, di recarmi anche per vari contributi culturali in luoghi deputati e noto con grande perplessità assembramenti massivi. Sembra che una sorta di frenesia si sia impossessata delle persone. La necessaria , per alcuni aspetti, chiusura evidentemente è stata vissuta al pari di una detenzione, una costrizione e grave limitazione della libertà. Razionalmente era però oltremodo opportuno evitare assembramenti per non concedere pasti caldi al Virus e renderlo in tal modo sempre più invasivo è contagioso. 

E osservando questi eccessivi assembramenti, che pur c’erano prima di questa pandemonica pandemia, ma che sembrano essersi numericamente moltiplicati, mi è venuta l’idea che invero si è incapaci di essere da soli. Ci si immerge nel “gruppo” per fuggire da se stessi senza far conto che tra “tanta gente” ci si può sentire disperatamente sempre più soli al punto da far ricorso a tutte quelle sostanze che fungono da protesi di sostegno dell’io o protesi di finta comunicazione e dialogo.

E la conseguenza è che non si riconosce né la propria identità e nemmeno quella dell’altro che diviene mero oggetto, strumentale ai propri immediati bisogni e pulsioni. Una regressione a quello stato in cui si è consegnati in tutto e per tutto all’altro in una fusione completa. Nei nostri primi mesi di vita siamo dipendenti in modo assoluto (D.W. Winnicott) dall’Altro ( madre ) che ci accarezza, ci tocca, ci abbraccia e ci contiene nelle nostre più arcaiche angosce. Uno stato che Freud chiama “Hilflosigkeit” o “impotenza”. 

Non si è consapevoli con se stessi per cui solo quel “corpo a corpo”, “pelle a pelle” riesce a tranquillizzare, come se fosse un solo corpo. Ma in questo stadio dello sviluppo si costruisce l’Io–corporeo che fornisce gli elementi utili alla costruzione dell’Io. D. Anzieu sostiene che l'Io - corpo è sempre un Io - pelle. Quella pelle che ci pone in con-tatto con gli altri, con gli oggetti che possiamo toccare e dai quali veniamo toccati. Ma il problema è passare “ dall’Io- pelle all’Io- pensante“. (Anzieu).

Ma quando questa capacità di pensare e di esser soli è stata già da tempo minata da tutto un sistema fortemente condizionante, artatamente o meno voluto dai poteri forti economici, dai media, dai sistemi educativi, da una famiglia che sembra a volte aver perso il suo ruolo centrale nella costruzione della società. Se l’Io non è pensante in modo creativo e anche divergente rispetto al pensiero dominante si finisce per comunicare solo con il corpo scotomizzando la corporeità nelle sua interezza. Come se tutto si affidasse al “toccarsi”, “pelle a pelle”, per cui riflettendo l’ obbligo del distanziamento e il divieto di baciarsi e abbracciarsi sono stati vissuti in modo particolarmente punitivo e frustrante essendo incapaci di simbolizzare, di restare da soli e poter con il pensiero immaginare, scrivere, raggiungere dimensioni diverse.

Secondo Anzieu, l'Io-pelle è “un'immagine mentale di cui l'Io del bambino si avvale durante le prime fasi del suo sviluppo per rappresentarsi come un Io contenente contenuti psichici, sulla base della sua esperienza della superficie del corpo”. In altre parole, l'acquisizione dell'Io-pelle segna il punto in cui il bambino è in grado di trasporre le sue esperienze somatiche della pelle sul piano psichico e di immaginarle in modo psichico.

Anzieu spiega: “Il bambino ha una rappresentazione di questo involucro che gli viene fornito da qualcosa di cui ha esperienza sensoriale frequente ( un'esperienza sensoriale mescolata con fantasie) – la sua pelle. Sono queste fantasie cutanee che vestono il suo Io nascente con una rappresentazione figurativa, certamente immaginaria, ma che mobilita […] ciò che è più profondo in noi, la nostra superficie”. “Acquisire un Io-pelle significa acquisire una pelle sia fisica che mentale propria - un'acquisizione che non ha luogo, tuttavia, senza la perdita traumatica della pelle condivisa.”Si legge in Giorgia Lauro.

E invece il tutto funzionale a tutelare la salute delle persone (almeno così voglio fortemente credere) si è trasformato in una trauma psichico molto pesante che in alcuni persone ha riattualizzato antichi traumi. Una sorta di castrazione fantasmatica che ha fatto ritornare il rimosso e in alcuni casi il perturbante: di lì in poi in alcuni si è verificata l’assenza di controllo dei propri comportamenti. Ci si riunisce nella “movida” (altro termine che sarebbe da rinviare al mittente), si va cena, alle feste (non sto emettendo giudizi di nessuna natura ma semplicemente sto osservando) per fuggire da una solitudine sentita minacciosa ed esperita pesantemente durante il lockdown (alias chiusura).

Invero Anzieu pone quindi enfasi sull'agire, sulla relazionalità con una ottica sistemica in cui esiste una unitarietà di mente/corpo, sé/altro e natura/cultura in continua interrelazione. E l’aver assolutamente poco considerato i risvolti psicologici a volte drammatici che la chiusura avrebbe prodotto dovrebbe ora far pensare e porre in atto ben diverse strategie se non si vuol creare un mondo scisso e sempre più drammaticamente solo nella desertificazione dei sentimenti, della creatività. E d’altra parte penso che sia noto a molti che se si è in grado di rimanere soli con se stessi si è capaci di amare. E Amore, infatti , sembra aver cambiato dimora lasciando talora il posto al sesso quale esercizio ginnico. Amara ma fondamentale lezione che dobbiamo a Covid-19.

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