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La sartoria pugliese, ambasciatrice del 'Made in Italy'


BARI - Domenico Vacca famiglia di sarti e creatori di moda di Andria, oggi direttore creativo dell’omonima casa di moda con headquarters a New York. Tra i clienti gli attori Glenn Close, Daniel Day Lewis, Jodie Foster, Dustin Hoffman, Al Pacino, Mickey Rourke, Marisa Tomei, Denzel Washington. Poi Angelo Inglese, dinastia di sarti di Ginosa di Puglia, ambasciatore del “Made in Italy” in tutto il mondo, Casa Bianca compresa. Nato a Orsara nel 1945, Michele Mescia è il “sarto dei presidenti” radicato in via Bertola a Torino. Sarto di fiducia anche di Alain Elkann, dei figli John e Lapo, della cantante Gianna Nannini e di Massimo Gramellini. E soltanto qualche settimana fa ci ha lasciati Pino Cordella di Lecce, leader indiscusso per l’abito femminile.

Sono soltanto quattro esempi dell’arte sartoriale pugliese che non conosce confini. Perché i sarti del nostro Mezzogiorno hanno letteralmente conquistato il mondo. Ben quattro presidenti degli Usa, Kennedy, Nixon, Clinton e George W. Bush, sono stati vestiti da due sarti lucani di Roccanova, Francesco De Pietro e Paolo Maronna. La Francia ha visto affermarsi soprattutto i sarti calabresi, come Antonio Cristiani, insignito della Legion d’onore, che ha avuto tra i clienti, oltre a sovrani e politici di tutto il mondo, anche Ingrid Bergman, Gary Cooper, Fernandel, Marcello Mastroianni e Gregory Peck. Altro nome calabrese entrato nella leggenda è quello di Francesco Smalto, che ha vestito Aznavour, Belmondo, Connery, Depardieu, Hassan II del Marocco, Kennedy, Mitterrand e la nazionale di calcio francese. Poi il siciliano Angelo Litrico reso universalmente celebre da una data: quel mercoledì 12 ottobre 1960, quando Nikita Kruscev, capo del governo dell’Urss, vestito proprio da Litrico, ha sbattuto la scarpa del Maestro siciliano nel corso della riunione planetaria dell’assemblea generale delle Nazioni unite.

A ricordare questa saga della sartoria, prezioso segmento del “Made in Italy” nel mondo, è Sebastiano Di Rienzo, per anni presidente della prestigiosa Accademia dei sartori, erede di quell’Università dei sartori voluta da Papa Gregorio XIII nel 1575. Il giornalista Giampiero Castellotti ha raccolto i suoi ricordi nel libro di 224 pagine “Sebastiano Di Rienzo, maestro del fashion internazionale” (De Luca editori d’arte) riccamente illustrato. Il maestro sarto, tra i più noti in Cina, dove è stato nominato preside onorario presso l’università di Xi-An, ricorda i congressi mondiali della sartoria dagli anni Settanta ad oggi, dove l’arte sartoriale italiana – e meridionale in particolare - è ovunque apprezzata per qualità, eleganza e cura dei dettagli. Con la Puglia che ha dato un contributo rilevante a questa epopea.