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Le cinque donne ben pettinate di Nicola Simonetti


LIVALCA - A  Mimma. Vorrei non averti procurato altro che gioia/e averti circondata di una felicità calma/ e continua per compensarti, un po’, /di tutto quello che mi hai dato, a piene mani,/nella generosità del tuo amore/.  Avevamo progettato insieme questo libro;/lo avremmo scritto - come altre volte -/ a quattro mani. Ma poi…tu sei ugualmente qui.

Ero arrivato quasi al termine della lettura di quella che, al momento, è l’ultima fatica editoriale di Nicola Simonetti «Voci spettinate di donne ben pettinate» (ADDA, 2021 Bari, pp. 206, e 15,00) quando mi sono imbattuto ancora una volta in Valeria Messalina - quella signora  che l’imperatore Claudio sposò in terze nozze per ‘volere’ di Caligola nonostante l’abissale differenza d’età (Nihil novi sub sole) e che uccise con le ‘proprie mani’(forse) per sposare la nipote Agrippina, la madre di Nerone, cadendo dalla… - e quelle storie cruente di potere, sesso e vizi di famiglie imperiali. Con Messalina ho una ‘storia’ in sospeso che risale  ai primi anni ’60 del secolo scorso.  Ragazzino, in piena estate, mi trovavo dai miei parenti a Sannicandro Garganico e mio zio Costantino Pacilli mi portò, con tutti i cugini, a vedere il film «Messalina venere imperatrice» con Belinda Lee.  Nei titoli ad un certo punto compare la scritta Dino Cavallo coreografo e mio cugino Michele  (il grande) disse a tutti che era mio padre. Il mio cognome è Cavalli, ma le vocali contano poco da quelle parti. 

In un paese di 15.00 abitanti le notizie volano, aggiungete che io per temperamento non passo inosservato e mi appellavano il ‘forestiero’, quindi vi era ‘la folla’ ad attendermi, in via XX settembre dove risiedevo, per farmi notare gli errori commessi dal genitore nella ricostruzione storica. Chiaramente a nulla valeva ricordare che, dando per scontato che fosse mio padre, poteva rispondere solo delle figure e dei passi di danza presenti nella pellicola. Quel film l’ho visto più volte e solo l’ultima, finalmente, sono riuscito a notare:Dino Cavallo coreografo. Questi erano gli ‘scherzi’ intelligenti di Michele senior, quelli normali non brillavano per fantasia ma testimoniavano la semplicità di una gioventù che sapeva di essere il futuro volano che il Paese attendeva. Tornando al libro di Nicola con lo scritto che aveva per protagonista Messalina ho interrotto la lettura, visto che mancavano 4 pagine (…non è necessario dire tutto quello che si pensa, ma è necessario pensare tutto quello che si dice, sarà per la prossima volta).

La sera mia moglie, che conquistata dalla bellezza dell’olio su tela di Franz Xaver Winterhalter riprodotto sulla copertina del libro si era immersa nella lettura del testo, ha chiesto «Cosa pensi della postfazione delle figlie del professore?».  Pur essendo dotato di velocità di pensiero, memore che “Ai voli troppo alti e repentini sogliono i precipizi esser vicini” ho preferito confessare che non vi ero ancora arrivato.  «Leggila attentamente e noterai che  le quattro figlie del professore in poche parole ci regalano una lezione di vita».  Devo confessare che, senza l’intervento di Angela, probabilmente non avrei letto le ultime pagine (di solito dall’indice ricavo le eventuali prefazioni e postfazioni e, prima di leggere il libro, le passo in rassegna; nello specifico l’indice manca), avendo già preso degli appunti.  Il dramma è stato quando Angela con il suo fare dolce (agrodolce si può dire?) «Non hai notato niente altro?» ha continuato, per poi affondare «Si tratta di una tenerezza  che ti chiedo da 42 anni, controlla la dedica».  Onestamente una sera a casa di amici, capitammo allo stesso tavolo di Nicola e Mimma, e mia moglie mi disse una frase che mi ripete sempre:«Per piacere per una volta guardami con lo stesso amore che il professore riserva alla moglie».  Pensare che Gloria e Madia, le nostre figlie, mi hanno sempre definito «…completamento ‘cotto’ a puntino»: Est modus in rebus (Quinto Orazio Flacco).

Il libro di Simonetti è una miniera di notizie che non trovi in nessun motore di ricerca (come un ‘papagallo’ ripeto una frase di cui non sopporto il messaggio e la costruzione strutturale, ma lo devo ai potenziali giovani lettori che il direttore Ferri mi prega di ‘coltivare’) e che spingono, non solo i curiosi, ad informarsi sempre meglio. Nicola doveva scrivere il libro sulle donne con la collaborazione di Rita Levi Montalcini  e ci racconta che la scienziata premio Nobel aveva un legame con Bari, dal momento che il padre Adamo Levi, ingegnere torinese, era proprietario di una fabbrica di ghiaccio aperta nel 1901 (La notizia era già di mia conoscenza perché riferita da quel capace cultore di tradizioni locali, Gigi De Santis, che mi precisò essere situata nel vecchio macello, oggi Istituto Marconi).  Sapevo anche che la  Montalcini aveva inviato  una canzone a San Remo, musicata da Fabio Ricci (la parte maschile dei Jalisse, già vincitore del festival con «Fiumi di parole»), ma la giuria la bocciò.  Chi scrive ha provato in passato ad inviare canzoni al festival e, quindi, potrebbe dire, per orgoglio personale, che in Italia le cose vanno così, la verità è che la canzone della scienziata «Linguaggio universale» e quelle di Livalca potevano anche essere discreti lavori, ma non avrebbero mai incontrato il favore del grande pubblico perché mancava…’NEL BLU DIPINTO DI BLU’.

Benedetto Croce affermava che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie, da questa età in poi continuano solo i poeti e i cretini. Per questo motivo diceva Fabrizio De André mi sono dedicato alla canzone: una poesia in musica.  Il libro del capo indiscusso del ‘Gruppo amici di San Nicola’ è meritevole di essere assimilato, recepito e analizzato da  tutti i componenti della famiglia (ottima cosa: acquisti una copia e la leggono tutti con buona pace di Giacomo Adda che pensa al libro come probabile  più venduto del 2021. Giacomino mi avevi promesso con dedica la prima copia, ma capita anche ai grandi di sbagliare…indirizzo, perché è risaputo che ‘perdono’- da perdonare non da perdere! - tutti) dal momento che risulta istruttivo per i nonni, figli e nipoti; tutti hanno qualcosa da apprendere, emulare e segnalare.

Nicola in 15 righe dense e pur stringate riesce a mettere insieme la storia completa della ‘geniale’ ideatrice  della minigonna Mary Quant, non dimenticando nemmeno la storia che vide la ragazza nata a Londra contrapposta allo stilista ingegnere civile francese Courrèges per questione di copyright (Nicola credimi è una storia di quelle messe in piedi alla Enrico Lucherini per fare pubblicità ad entrambi;In hoc signo vinces, infatti, parte da Costantino imperatore a Ponte Milvo, anno di grazia 312).

A questo punto dovevo passare in esame cinque ‘voci’ estrapolate dalla lettura del libro: «L’arcivescovo e le prostitute», «Bolsonaro Michelle»,«Capua Ilaria»,« Elena Cattaneo» e « Sabina Beretta»  e poi segnalarvi  la parte del libro in cui il professore Simonetti parla di donne in genere (donne chirurgo, di penna, di poesia, direttrici d’orchestra, donne filosofe, donne informatiche, donne matematiche, donne nel Vangelo ecc. ecc.), ma non posso privare, le migliaia di lettori che appena svegli si collegano con il «GIORNALE DI PUGLIA» per seguire gli amici di Livalca, di questa autentica ‘gioia prossima’ in una giornata in cui abbonderanno gli… olé, olé.

Antonella, Simonetta (un amico mi chiede ma Simonetta Simonetti è stato ‘valutato coscienziosamente’), Enrica e Cristiana, le quattro figlie di Nicola, hanno scritto una postfazione libera, indipendente, emancipata ma soprattutto rasserenata e rivolta a tutte le ragazze ‘visionarie’ ( quelle che hanno la forza di credere che ogni donna ha il diritto di poter aspirare ad una propria visione di futuro) che si sono appropriate del messaggio della scrittrice statunitense Helen Keeler, sordo-cieca dalla nascita, che, nata nel 1880, deceduta nel 1968 , ci ha lasciato:«La persona più patetica al mondo è quella che ha la vista, ma non la visione».

Le sorelle Simonetti ci svelano che il titolo del libro è ispirato ad una poesia della pittrice e poetessa messicana Frida Kahlo:«Ti meriti un amore che ti voglia/spettinata,/con tutto e le ragioni che ti fanno alzare/in fretta/ con tutto e i demoni/che non ti lasciano dormire./Ti meriti un amore/ che ti faccia sentire sicura,/in grado di mangiarsi il mondo/quando cammina accanto a te/che senta che i tuoi abbracci/ sono perfetti per la sua pelle». La Kahlo, figlia di un fotografo tedesco e di  una agiata signora messicana con origini spagnole, era affetta da una malformazione genetica incurabile a carico della colonna vertebrale.

Nata nel 1907, deceduta nel 1954 aveva l’aspirazione di diventare medico e fu proprio in questo periodo che si rivelò la sua passione per la pittura, poi vi fu un incidente stradale che la costrinse per anni a letto. Divenne discretamente famosa e destò l’attenzione del pittore Diego Rivera, che poi sposò.  A questo punto l’arte si accorse di lei, si separò dal marito per poi risposarlo anni dopo.  La sua vita è stata molto libera e, parere personale non da maschilista ma da persona normale, non sempre un esempio da seguire.

Il suo epitaffio: «Pensavano che io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni», mentre le sue ultime parole, prima del grande viaggio, sono da interpretare e non commentare «Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più».

In questo scritto ho divagato molto perché il libro di Nicola va letto e poi magari possiamo riparlarne, cosa che farò quando i miei 888 lettori avranno acquistato il volume, per ora deve bastarci l’esempio della famiglia Simonetti composta da un uomo e cinque donne: una famiglia con una visione di grande apertura verso l’autonomia, la possibilità di scelta, la libertà incondizionata… pur sempre ben pettinata.