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“Per non dimenticare”: un pressante invito di Gioia, Mele e Signorile


LIVALCA
- Nella spaziosa e pur limitata agenda - testuale: cose da fare - della nostra esistenza (basterebbe fermarsi a riflettere sul significato etimologico per essere illuminati nel percorso quotidiano) annotiamo i nostri meritati successi e spesso dimentichiamo (in questo caso mal comune mezzo gaudio non è il massimo) di includere anche i nomi di coloro che hanno contribuito a scrivere quelle pagine che da semplice vademecum sono diventate libro. Questa inutile (si può dire?) premessa non può certo essere attribuita ai magnifici tre cultori studiosi del dialetto barese - due baresi, un grumese - che hanno dato vita a quel fenomenale volume «Per non dimenticare», pubblicato dalla WIP lo scorso anno e già alla seconda edizione. Giuseppe Gioia, Gaetano Mele e Francesco Signorile sono gli autori di questo dizionario Barese/Italiano e Italiano Barese che, nella loro nota introduttiva, non mancano di annotare che il “Seminario di Studi e approfondimenti sul Dialetto Barese” tenutosi nel 2008 è stato importante per il loro lavoro.

«La larga partecipazione di autori dialettali al Seminario ha reso possibile, in un confronto di esperienze, l’approfondimento del linguaggio stesso dialettale sia nella scrittura che nella fonetica. Ci corre l’obbligo, pertanto, di ringraziare tutti coloro che del Seminario hanno fatto parte consentendoci, con i loro utili suggerimenti, di realizzare quest’opera. In particolare siamo grati a Nicola Cutino, Felice Alloggio, Rosa Lettini Triggiani, Emanuele Battista, nonché Vittorio Polito, attento conoscitore del dialetto, che a mezzo di Barisera e il Giornale di Puglia ci ha elargito notizie e suggerimenti preziosi sulle novità della lingua dialettale» questo significativo periodo, estrapolato dalla nota introduttiva degli autori, rende il doveroso omaggio a coloro che hanno contribuito, in modo e posizioni diverse, a non disperdere quello che di buono si era ‘creato’, anche se il Seminario si è ‘sciolto’ incompiuto (“Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur”, Sallustio. Ossia senza concordia, anche le cose buone, vanno in rovina…che poi è quello che ha affermato Padre Dante nel Vl Canto del Purgatorio, i famosissimi versi :« Ahi, serva Italia, di dolore ostello,/Nave senza nocchiere in gran tempesta,/Non donna di province, ma bordello!).

Dopo aver reso il doveroso omaggio a Giovine, Sada, Barracano, Lacalendola, Ruccia, Molinari, Zonno che hanno dato alle stampe loro opere dedicate al dialetto, preciso, per motivi affettivi e di disponibilità materiale, che prenderò in esame con il dizionario «Per non dimenticare», quello di Giuseppe Romito, un coraggioso pioniere nel 1985, e il «Nuovo dizionario dei baresi»݁ di Enrica e Lorenzo Gentile del 2007, entrambi pubblicati da Levante.

Termine orecchiette:

Romito ‘Strascenate’ orecchiette di semola di lavorazione casereccia

Gentile ‘Strascenàte’, ‘Recchjitèdde’ orecchiette, trascinato

Gioia-Mele-Signorile ‘Recchietèdde’ pasta semola casereccia pugliese

‘Strascenàte’ cavatelli (pasta di semola cavata tirata con due dita)

Se non fosse per un accento grave mancante a Romito ed una j di troppo a Gentile l’intesa è perfetta..

Termine polpo:

Romito ‘Pulpe’ polpo ‘Pulpe rizze’ arricciati mediante battitura sugli scogli

Gentile ‘Pulpe’ polpo ‘Pulperìzze’ polpo arricciato

Gioia-Mele-Signorile ‘Pulpe’ polpo, Pulperìzze polpo arricciato di medie dimensioni

Gentile Lorenzo che ci regala nel suo dizionario tanti detti istruttivi, intelligenti ed acuti, per la sagace sintesi che il nostro dialetto opera nel raccontare il fatto, ci riferisce “N’jàve fritte de pulpe” che va interpretato come donna dai molti amori. Ora passiamo in rassegna un motto che tutti conoscono: secondo la scrittura di Romito «U pulpe se cosce che l’acqua so’ a stèsse», Gentile « U pulpe se cosce che l’àcqua so’» e Gioia-Mele-Signorile «U pulpe se cósce che l’acqua só».

Ecco una serie di ‘andipàste’ a base di polpo presi a caso dai tre volumi passati in rassegna «Pulpe che l’acqua lore», «Pulpe de paranze», «Pulpe fritte», «Sènza sanghe com’o pulpe», «Pulpe de péte», «Pulpetidde, boccongìne», «Cirre»: confido che il tutto abbia procurato a chi legge «prescìzze».

Il professore Pasquale Corsi, Presidente della Società di Storia Patria della Puglia, in una prefazione appassionata e partecipata (non dimentichiamo che è nato a San Severo) al volume «Per non dimenticare», dopo alcuni chiarimenti utili riguardanti l’aspetto fonetico del lavoro, ci elargisce utili precisazioni:«Inoltre il gran numero di lemmi, comprendendo anche parole presenti nel linguaggio attualmente parlato, si presenta come utilissimo strumento soprattutto per le nuove generazioni, che possono così comprendere la lingua familiare dei genitori e degli avi. Contemporaneamente si rende attuabile il recupero, altrimenti destinato alla dispersione, di un ingente patrimonio linguistico, che di per sé veicola la storia e le tradizioni della propria terra, derivanti da una sedimentazione plurisecolare e dalla memoria delle passate generazioni, con i caratteri e i valori che furono da loro elaborati. In una parola, si tratta di avere i mezzi per mantenere la consapevolezza della propria identità storica, la cui perdita finisce per distruggere l’essenza di ogni comunità che meriti definirsi tale e impedisce, a maggior ragione, il rispetto per le identità altrui».

Il professionista Giuseppe Gioia, scomparso lo scorso anno, era un quotato ingegnere civile del Politecnico di Bari. La sua passione per il dialetto era arcinota e molti sono gli articoli e poesie pubblicate sui giornali che uscivano dalla nostra azienda. Avendo inserito alcuni versi sui libri di Vittorio Polito convinsi Francesco De Martino ad ‘infilarlo’ nel volume «PUGLIA MITICA», edito da Levante nel 2012, in cui, oltre a curare uno sfizioso (sfeziùse) “Cantari mitologici”, si occupò della «Capasedde» di Giovanni Panza insieme a Rosa Lettini Triggiani e Vittorio Polito.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo l’elegante, raffinata «RITRATTI», in collaborazione con Luigi Giacopino, per Adda Editore.

Gaetano Mele è stato per quattro lustri ispettore commerciale della FIAT AUTO e più che ispirarsi al Vangelo “Fiat voluntas tua”, ogni mattina appena sveglio citava padre Dante e “Io,v’ascolto, buon Iddio/Se farete il voler mio”; non pago è stato anche Addestratore delle forze vendita per cui mi rifugio nel dizionario di Romito: «Patte chiare, amicezzia longhe», «Pigghie sèmbe, a pagà po’ se pènze», «Picche, maleditte e subbete».

Mele ha dato alle stampe nel 2009, per le Arti Grafiche Favia, un sontuoso libretto che si avvale della perizia artistica del Maestro Paolo Manzari, che con nove frementi, palpitanti oli su legno non fa che confermare le parole del giornalista-scrittore-poeta Michele Campione “…nei suoi bassorilievi, nei tondi, nei graffiti c’è l’ansia dell’uomo per il ruolo che gli assegna la storia…” ( Come dimenticare che Campione, con Maurogiovanni, Sorrenti, Mongelli ed altri faceva parte degli Amici che ogni domenica erano in visita da mio padre). Il volume in questione ha per titolo «Parole al vento» e vi regalo pochi versi da una poesia dal titolo “Ninna nanne”: «Durme, nenènne,/ sendènne sta canzòne./ Durme criatùre/sennànne còse bóne/». Nel 2013 Mele pubblica con la Progedit «S’appìccene penzìere» in cui la prontezza e spontaneità della prima opera scompare nella consapevolezza di aver raggiunto quella padronanza che non ti fa vivere di ricordi (…da non trascurare che il nostro avendo lavorato in azienda privata ha dovuto scalare con disinvoltura le marce che portano a quella velocità frutto di esperienza e saggezza) ma ti rende conscio del tuo progresso:«Agghi’aspettà che battecòre felìsce/ chidde tó prime/sguàrde,/chidde tó prime passe,/le tó prime paróle. Non mi occuperò, per ora, di «Naufragar amando» perché la mia barca, pur se costruita come Dio comanda, ha dovuto cimentarsi con troppe tempeste, per cui cerca non solo una rotta sicura ma un timoniere affidabile.

Francesco Signorile, nativo di Grumo Appula, è a Bari fin dalla prima elementare e, dopo l’Università, approda in Sip-Telecom e, quindi, per lui è valido lo stesso discorso di Mele. Signorile poi possiede il patentino di Accompagnatore Turistico, per cui mette a disposizione gratuitamente il suo sapere di quanti vogliono apprendere. Voci di corridoio lasciano intendere che, questa sua meritoria passione, è stata fondamentale nel fare da anello di congiunzione con i compagni di dialetto per il dizionario.

La conclusione non può che essere lasciata al Presidente Corsi:« Mi sembra inoltre doveroso attestare che questo libro è anche un atto d’amore degli Autori per questa bella e amata città di Bari, ed essi sperano e si augurano sinceramente che il loro impegno permetta ai lettori la migliore conoscenza di un mondo che, anche quando per certi aspetti sembra scomparso, è tuttora ben vivo nelle radici inestirpabili di una città e del suo popolo».

Il buon Virgilio - nato a Mantova, morto a Brindisi, sepolto a Napoli…può essere arruolato fra i ‘Nostri’ - nelle Egloghe afferma:« Carpent tua poma nepotes», che in sostanza significa pensare alle generazioni future e fa riflettere che Publio Marone, nato nel 70 a.C. e morto nel 19 a.C. , già duemila anni fa si poneva il problema «Per non dimenticare».