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“Spinoza? E’ ancora attuale”, parla la filosofa Mimma Leone

FRANCESCO GRECO - La filosofa leccese Mimma Leone ha appena pubblicato, per Graphofeel di Roma, “Baruch Spinoza” (Il passo del clandestino), pp. 192, € 16,00, collana “Intuizioni” (anche in ebook). 

Un bel saggio sotto forma di romanzo che fa rivivere il filosofo di origine ebraica la cui famiglia fu costretta a convertirsi al Cristianesimo e a emigrare dal Portogallo in Olanda, dove interagì con i “colleghi” del suo tempo (Leibniz per esempio) e visse la sua breve, tormentata parabola, fino alla fine. 

Ebreo sefardita, Baruch “Benedictus” Spinoza era figlio di un mercante di stoffe rovinato dal naufragio della nave che portava le sue mercanzie. Visse con poco, lavorò le lenti per tirare avanti e la donna che amava, Maria Anna, finì con lo sposare un altro. 

E’ uno dei filosofi più importanti e decisivi del Settecento, definito “l’uomo più empio e pericoloso del secolo”. 

La Leone si definisce “appassionata di scrittura”, è giornalista pubblicista e consulente filosofica, scrive brani musicali insieme al cantautore Seba, al dj producer Francis Blue e al compositore e cantante Gianni Donzelli (Audio 2). 

Come e quando ha "incontrato" Spinoza?

“Come moltissimi di noi, l’ho incontrato fra i banchi di scuola. Già allora la Filosofia era la mia materia del cuore, ma Spinoza, sembra strano dirlo, non era fra i miei filosofi preferiti. 

Credo sia uno di quei pensatori che s’impara ad apprezzare con il tempo, con la maturità che spinge ad andare oltre, ad approfondire. 

Spinoza non ha avuto una vita esaltante né avventurosa, questo almeno si legge nelle biografie inserite nei libri di testo. In realtà c’è davvero tanto da dire e da raccontare”.

Cosa l'ha attratta del suo pensiero?

“La sua coerenza, a volte immediata e a volte complessa. Le sua vita prende forma dalle sue stesse idee, nel suo caso è impossibile separarle. 

E poi la libertà, intesa come consapevolezza di sè stessi e come possibilità di esprimere le proprie posizioni, anche a costo di vivere nel sacrificio, nella solitudine. Spinoza è stato un clandestino, fiero ed intellettualmente onesto”.

Ci sono aspetti della sua speculazione che possono dirsi attuali?

“Si, soprattutto per l’importanza che avrebbero se venissero presi come esempio nella società attuale. 

Secondo Spinoza, un’idea resta valida solo se risulta legittimata da un ragionamento, ossia dalla logica. Da qui nasce il suo rapporto particolare e controverso con la fede, risultanza di un’introspezione esclusivamente personale, lontana dal dogma e dall’affiliazione istituzionale. 

Eppure, fino alla fine, non solo accetta il confronto con chi la pensa in maniera opposta alla propria, ma è addirittura sempre alla ricerca del dialogo, anche quando, ormai ritiratosi in esilio nella stanzetta fredda di una palazzina dell’Aja, non rinuncia al piacere dello scambio epistolare”.

Nel suo romanzo-saggio lascia intendere che molti appunti e carte andarono perduti: è così?

“Sicuramente. Già nell’anno della sua morte, nel 1677, molti suoi beni vennero messi e venduti all’asta, e verosimilmente anche tanta documentazione andò dispersa. 

Se venissimo a capo di quelle carte, probabilmente oggi avremmo un’eredità ancora più ricca e organica di questo straordinario pensatore”.