La "poesia" del Cinema italiano nell'ultimo libro di Giuseppe Palma


PROF. ETTORE CATALANO
- Giuseppe Palma, avvocato, autore di molte pubblicazioni in ambito giuridico, coltiva da sempre un interesse appassionato per la letteratura e in particolare per la poesia, attività che gli ha fruttato numerosi riconoscimenti. Oggi ci offre col suo "Cinema. Dal neorealismo ai giorni nostri", appena pubblicato, un esempio evidente e significativo del suo impegno in campo artistico e culturale, applicando la sua attenzione al cinema italiano, disegnando un viaggio poetico nell’arco di tempo che va dal 1945 al 2022, con particolare riferimento ai riconoscimenti internazionali e nazionali del nostro cinema.

Palma sottolinea innanzitutto le enormi difficoltà incontrate dall’industria cinematografica nazionale a causa della situazione pandemica e delle chiusure intervenute che hanno quasi del tutto svuotate le sale e costretto registi e produttori a "vendere anticipatamente il loro prodotto ai colossi della Tv on-demand", in una condizione di drastica contrazione di incassi che ha portato, ne fa l’esempio Palma, alla sorte toccata alla pellicola "I fratelli De Filippo" di Sergio Rubini, distribuita nelle sale per soli tre giorni nel dicembre 2021 e poi passata presto su Rai 1 in prima serata; o come nel caso di "Come un gatto in tangenziale- Ritorno a Coccia di Morto", sequel di "Come un gatto in tangenziale", che, dopo aver incassato un terzo delle entrate rispetto alla prima pellicola, è già in distribuzione su Prime Video. Sorte simile nel 2021 è toccata a Pupi Avati ("Lei mi parla ancora") e ad altri prodotti della nostra cinematografia.
Tuttavia, il merito dell’agile volumetto sta nella capacità di metterci di fronte alla poesia del cinema, alla sua magica ritualità che non si esaurisce nell’arido elenco di un budget, seguendo il filo conduttore dei riconoscimenti internazionali e nazionali dei nostri film. Sfilano, nelle sue scorrevoli e informate pagine, le stagioni del neorealismo e della realtà cruda del dopoguerra "in una cornice poetica e al tempo stesso realistica", con le pellicole girate da registi di gran nome (Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Pietro Germi, Luigi Zampa) e titoli come "Sciuscià" (Oscar nel 1948),"Paisà" (sceneggiatura di Amidei e Fellini), "Ladri di biciclette" (sceneggiatura di Zavattini), "I vitelloni" (un giovane Alberto Sordi, Franco Interlenghi, Leopoldo Trieste), i grandi successi di una artista incomparabile come Anna Magnani (Golden Globe con "La rosa tatuata"). Nel decennio successivo altri riconoscimenti a Sophia Loren (Oscar come migliore attrice protagonista con "La ciociara" di De Sica), altri registi come Monicelli e Blasetti, poi, i grandi film di Michelangelo Antonioni, fino a giungere al "realismo magico" di Fellini, vincitore, nel corso degli anni, di ben quattro Oscar, al pari di Vittorio De Sica, seguiti poi dai successi in terra americana di Elio Petri, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores, Roberto Benigni e Paolo Sorrentino.
Giusto rilievo Palma attribuisce a Pier Paolo Pasolini e ai suoi film, tanto discussi quanto ricchi di sollecitazioni, un intellettuale-regista tra i cui meriti c’è anche quello di aver fatto recitare Totò liberandolo della maschera partenopea in "Uccellacci e uccellini". Nel periodo 1977-1990, si afferma il filone della commedia sexy italiana, ma brillano soprattutto attori come Renato Pozzetto e Paolo Villaggio (capace di distinguersi, al di là della maschera fortunata del ragionier Fantozzi, in film come "La voce della luna" di Fellini e "Il segreto del bosco vecchio" d Ermanno Olmi), registi come Ettore Scola e Bernardo Bertolucci, attori come Lino Banfi, Gigi Proietti (più presente in teatro che sullo schermo), Carlo Verdone (un ininterrotto successo cinematografico ultratrentennale, col merito, anche, di aver fatto recitare la sora Lella, sorella di Aldo Fabrizi, in ruoli di spicco), Massimo Troisi (candidato all’Oscar nel 1996, dopo la morte nel 1994, con un film come "Il postino", ma non premiato dagli americani come sarebbe stato giusto) e tanti altri nomi di attori e registi che il lettore incontrerà nelle pagine di Palma.
Parlando dell’Oscar di Benigni con "La vita è bella", Palma non dimentica di citare una gloria brindisina, il bravo Giustino Durano, premiato con un Nastro d’argento come miglior attore non protagonista nel 1998. Il lettore troverà poi, altro merito del volumetto, una utile Appendice in cui Giuseppe Palma elenca tutti i film italiani premiati con l’Oscar come miglior film straniero.

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