'L’ombra del giorno': la recensione


FREDERIC PASCALI -
Nella provincia italiana del tardo ventennio fascista si incrociano le vite di uomini e donne che la grande Storia spinge pericolosamente ai margini di un baratro sempre più profondo.

Lo stile drammatico fatto di dialoghi cadenzati, con i personaggi chiamati a incrociare più volte le vite degli altri, specchio di un solco inevitabile del Destino, rivela il tratto tipico della regia di Giuseppe Piccioni. Nel quadro d’insieme del suo lavoro, annodato da un intreccio di sintesi che in più punti della narrazione acuisce la sensazione di finzione, spicca l’interpretazione dei due protagonisti, tale da costituire un efficace connubio in grado di rendere la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con Gualtiero Rosella e Annick Emdin, attraente e dotata della tensione più adatta.

La vicenda umana di Luciano, decorato della prima guerra mondiale e gestore di un ristorante nel centro di Ascoli, e Anna, una misteriosa giovane donna che gli chiede aiuto e lavoro mentre lentamente si insinua nel suo cuore, appassiona e conduce attraverso una ricostruzione storica, quella che porta agli anni del secondo conflitto mondiale, che mette in primo piano, seppur sommariamente, le miserie e le tragedie di un regime doloroso e vessatorio. Le figure di Luciano e Anna sembrano tagliate apposta per l’interpretazione di Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli. La loro più che riuscita versione recitativa, ricca di profondità d’animo ed espressività, sfronda le asperità celate nei dialoghi e nelle semplificazioni narrative dando spessore e il giusto pathos a ogni sequenza. 

La macchina da presa sembra quasi cogliere l’ottima performance modulandone al meglio i piani d’inquadratura; ogni dettaglio dell’eccellente lavoro della fotografia di Michele D’Attanasio viene destinato alla causa. In questo contesto non delude affatto la prova del resto del cast, con un cameo della sempre brava Sandra Ceccarelli, a proprio agio in uno scenario fatto di molti interni e di sfumature dal sapore teatrale. Il montaggio sapiente di Esmeralda Calabria è il giusto sigillo di una pellicola che si fa beffe dell’indifferenza e lascia ovunque tracce cariche della propria umanità.

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