Biagio Antonacci (intervista): "Puglia? La terra di mio padre... la terra delle mie estati da bambino"


NICOLA RICCHITELLI
– Quindici album pubblicati in studio e più di trentacinque anni di carriera, nel mezzo singoli che hanno fatto la storia della musica italiana, la sua musica è altresì una delle tante colonne che la sorreggono. La sua musica ha fatto innamorare e sognare intere generazioni, dagli anni novanta agli anni zero, dagli anni dieci fino ad oggi, lui è sempre lì, sempre attuale, con le sue note e i suoi testi.

Il prossimo 17 e 18 novembre il suo tour toccherà proprio la sua Puglia – al Palaflorio di Bari – per poi proseguire a dicembre al “Nelson Mandela” di Firenze e quindi Torino e chiudere al forum di Assago il 19 e 20 dicembre: «La Puglia è la terra di mio padre, la terra delle mie estati da bambino, pertanto ha un posto speciale nel mio cuore; per me è come stare a casa. Amo questa regione e tutta la sua popolazione, perché il calore e l’affetto che mi trasmettono sono sentiti». 

Non mi dilungo in ulteriori preamboli, sulle pagine del nostro giornale quest’oggi l’onore di accogliere la voce di Biagio Antonacci.

Biagio, innanzitutto benvenuto sulle pagine del Giornale di Puglia. Come stai? 

R: «È un periodo molto importante della mia vita artistica: ripresentarmi al mio pubblico dopo 3 anni e 4 mesi dal tour precedente a questo è sicuramente un momento di grande tensione emotiva positiva. L’adrenalina, l’energia che si provano sul palco è qualcosa di indescrivibile ed è fondamentale dopo il periodo di composizione e registrazione di un album. Dal vivo proponi ciò che hai scritto nella speranza che venga accolto con entusiasmo dal pubblico». 

Nove date che da Jesolo ti porteranno a chiudere questo tour al forum di Assago, ma soprattutto due tappe a Bari, Che significa per te suonare nella tua Puglia? 

R: «La Puglia è la terra di mio padre, la terra delle mie estati da bambino, pertanto ha un posto speciale nel mio cuore; per me è come stare a casa. Amo questa regione e tutta la sua popolazione, perché il calore e l’affetto che mi trasmettono sono sentiti».


Puglia ma soprattutto Ruvo di Puglia, città natale di Papà Paolo. Ti capita di tanto in tanto di fare un giro da quelle parti? 

R: «A Ruvo di Puglia mio padre ci è nato perché mia nonna, la madre di mio padre appunto, aveva lì la sua famiglia  di origine,  ma in realtà subito dopo la sua nascita sono tornati a Bari. È da molto che non passo da Ruvo, forse l’ultima volta ero un ragazzino, ma spero di tornarci presto. Capito molto più spesso a Bari, perché lì ho i miei ricordi di infanzia: tutte le estati passate in questa città, con la mia famiglia, sono momenti indelebili nella mia memoria».

Stando a quanto si legge nella tua biografia pare che se non avessi fatto la storia della musica italiana saresti stato un carabiniere. Che vita sarebbe stata con la divisa addosso? 

R: «Come sarebbe stata la mia vita adesso non lo posso sapere; so solo che se avessi continuato facendo il carabiniere mi sarei impegnato con la massima dedizione possibile. Ho imparato molto a livello personale nel periodo in cui ho fatto parte dell’Arma dei carabinieri».

Poi però arrivano Ron e Gaetano Curreri: che ricordi conservi di quel periodo e cosa ha rappresentato per te quegli incontri? 

R: «Ron è stato il primo artista che ha creduto in me e che ha prodotto il mio primo album. Per me Ron è stato un grandissimo maestro e devo molto a lui. Quando ero ragazzo lui era uno dei miei riferimenti artistici più importanti. Gaetano Curreri mi permise di partecipare come supporter ad un tour degli Stadio nel 1989 ed esibirmi sullo stesso palco di un gruppo storico come il loro fu per me un grande onore. Ho avuto anche un altro grandissimo onore: quello di partecipare, sempre come supporter, al tour di Lucio Dalla nel 1990, anche questa fu un’esperienza ed una collaborazione per me fondamentale».


Il disco “Liberatemi” è quello del dentro o fuori secondo molti – dopo “Sono cose che capitano” e “Adagio Biagio” – hai davvero pensato che in caso di insuccesso quel disco avrebbe rappresentato la parola “fine”? 

R: «“Liberatemi" è l’album che mi ha permesso di raggiungere il successo inteso non solo a livello professionale ma anche personale; è stato l’inizio di una vita, la mia,  spesa totalmente per la musica, perché grazie a questo disco ho potuto vivere solo di ciò che per me era la mia grande passione. Quel successo mi spronò a cercare di fare sempre del mio meglio, a capire che la fiducia che il pubblico mi aveva dato dovevo mantenerla stretta, consolidandola di volta in volta, senza mai dare nulla di scontato».

Quelli sono gli anni delle due partecipazioni a Sanremo – nel 1988 e nel 1993 – mai pensato di ritornarci in futuro? 

R: «A Sanremo ho partecipato appunto tra le nuove proposte e nei big oltre ad esserci stato più volte come super ospite. Sanremo è  la manifestazione musicale più importante che ci sia in Italia ed ha senso andarci, che sia in gara o come ospite fuori gara, solo quando ci si sente pronti". 

Potrebbe esistere la tua musica senza la parola “amore”? 

R: «L’amore è la protagonista di quasi tutte le canzoni, anche se questo sentimento può essere declinato non solo nella sua essenza principale ma anche in versioni alternative legate al rispetto per l’individuo e per le difficoltà che ognuno di noi vive singolarmente o all’interno della società».

In tanti anni di carriera hai collaborati con diversi artisti italiani e non. C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare in futuro? 

R: «Sono tantissimi gli artisti con la quale vorrei collaborare; fare i nomi di alcuni e non di altri non sarebbe giusto. Nella mai vita ho collaborato, in vari modi, con tantissimi artisti come Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Mia Martini, Pino Daniele, Paolo Conte, Franco Battiato, e tanti altri, tra i quali quelli che ho citato nella domanda alla quale ho risposta precedentemente. Sono stato molto fortunato, ad ogni incontro ho ricevuto tanto e ho sempre cercato di contraccambiare.

Cosa manca alla carriera di Biagio Antonacci?

R: «Io sono grato di tutto ciò che ho la vita mia ha dato; a volte mi sembra qui avere ricevuto più di quanto ho dato, pertanto ogni cosa che arriverà in più l’accoglierò con stupore e gratitudine come ho sempre fatto dagli inizi della mia carriera».

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