Il medaglione del monaco Trigorio. Un’antica leggenda pugliese
MARIO CONTINO* - Tra le tante storie che popolano il Sud Italia, una delle più curiose nasce a San Severo, in Capitanata. Qui si racconta di un medaglione misterioso, di un monaco celestiniano chiamato Trigorio e di una reliquia che, secondo la tradizione, sarebbe addirittura legata all’Arca dell’Alleanza. È una leggenda che unisce storia, fede popolare e fantasia.
La storia comincia con un cavaliere templare pugliese che, di ritorno dalla Prima Crociata, avrebbe portato con sé un medaglione rubato a Gerusalemme. L’oggetto, custodito nell’Arca sacra, avrebbe avuto un potere incredibile: donare l’immortalità. Sempre secondo il racconto, il cavaliere consegnò la reliquia a Papa Urbano II, il pontefice che aveva indetto la crociata nel 1095 e che, nella leggenda, diventa il primo custode del medaglione.
Non stupisce che in questa storia compaiano i Templari: l’ordine dei monaci-guerrieri è da sempre circondato da un’aura di mistero, e molte leggende li vedono protagonisti di imprese legate a oggetti sacri e proibiti.
Il medaglione, però, sarebbe scomparso dal Vaticano per riapparire a San Severo, nel monastero di San Severino, dove sarebbe rimasto nascosto per secoli. Nel XVI secolo, il monaco Trigorio decise di mostrarlo alla popolazione. Una scelta che molti giudicarono pericolosa. Tanto che — sempre secondo la tradizione — l’imperatore Carlo V avrebbe mandato tre uomini per eliminarlo. A questo punto la leggenda diventa apertamente di natura “paranormale”: gli spiriti dei Templari sarebbero intervenuti per proteggere il monaco, facendo sparire nel nulla gli assassini, il medaglione e lo stesso Trigorio.
La storia non finisce qui. All’inizio del Novecento, il “Medaglione di Trigorio” tornò a circolare in nuovi racconti. Questa volta si parlava di una setta esoterica guidata da una medium anglo-americana, madame Lea, e di due antropologi statunitensi — Hebert Trunkenstyn e Rudolf Wagner — che, su incarico dell’FBI, avrebbero indagato su alcune morti sospette tra emigrati italiani.
Ma nessuno di questi personaggi compare in documenti ufficiali, non in quelli reperibili pubblicamente online. È quindi possibile che anche questa parte della storia sia nata dalla fantasia popolare, influenzata dal clima occultista del primo Novecento.
Lo stesso vale per gli episodi legati alla Seconda Guerra Mondiale. Si racconta infatti che anche i servizi segreti tedeschi si sarebbero interessati al medaglione. L’interesse dei nazisti per l’esoterismo è un fatto noto, e questo rende credibile — almeno sul piano narrativo — l’idea che Himmler (Heinrich Himmler, capo delle SS e tra i principali responsabili dell’apparato repressivo del regime nazista) potesse includere la reliquia tra gli oggetti ricercati nei rituali del castello di Wewelsburg, centro simbolico dell’Ordine Nero delle SS.
Ma anche qui mancano prove: non esistono documenti che parlino di una missione dedicata al medaglione, né l’uccisione di un ufficiale della Gestapo può essere collegata con certezza alla leggenda. È probabile che questa parte del racconto sia nata sovrapponendo il mito locale alle paure e alle superstizioni legate ai nazisti.
Ancora oggi, nella zona di “Tre Titoli”, alla periferia di San Severo, si parla di luci notturne, apparizioni e strani incidenti. Racconti che continuano a dare vita a un luogo considerato, fin dal Medioevo, terreno fertile per storie di spiriti e manifestazioni paranormali.
* Lo scrittore del mistero
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