Carceri, l’appello del SAPPE: “Fuori dal carcere detenuti con gravi disturbi psichiatrici e tossicodipendenze. Così si riducono sovraffollamento e suicidi”
POTENZA – Con l’inizio del nuovo anno il SAPPE, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, torna a chiedere interventi strutturali e immediati sul sistema carcerario italiano, puntando l’attenzione sulla gestione dei detenuti con gravi disturbi psichiatrici e dei tossicodipendenti, che secondo il sindacato non dovrebbero trovarsi in carcere.
In una nota firmata dal segretario nazionale Federico Pilagatti, il SAPPE denuncia una situazione ormai insostenibile: «Da anni il problema delle carceri viene strumentalizzato dalla politica, mentre le prigioni si sono trasformate in vere e proprie discariche umane». Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, spiega il sindacato, migliaia di persone con gravi patologie mentali sono finite negli istituti penitenziari senza ricevere cure adeguate, insieme a giovani tossicodipendenti spesso detenuti per reati di microcriminalità.
Secondo il SAPPE, questi detenuti diventano facilmente vittime o strumenti della criminalità interna, utilizzati dai soggetti più violenti per compiere aggressioni e sopraffazioni, anche nei confronti della polizia penitenziaria, in cambio di droga o beni di scambio. Una condizione che contribuisce ad aumentare tensioni, violenze e un clima di insicurezza costante all’interno delle carceri.
Il sindacato sottolinea come l’assistenza sanitaria in carcere sia del tutto insufficiente, limitata spesso alla somministrazione di sedativi o metadone, in un sistema sanitario già in forte difficoltà. «Questa situazione – evidenzia Pilagatti – alimenta in modo drammatico il fenomeno dei suicidi in carcere, che colpiscono quasi sempre detenuti con fragilità psichiche o dipendenze».
Nel documento il SAPPE critica anche l’inefficacia delle REMS, le strutture che avrebbero dovuto sostituire gli Opg: «Sono insufficienti e incapaci di rispondere alla domanda reale. Migliaia di persone attendono un posto che non arriva». Per questo il sindacato propone un ripensamento sulla riapertura degli Opg, con correttivi adeguati rispetto al passato, e il trasferimento dei tossicodipendenti con reati minori nelle comunità terapeutiche, definito un dovere morale per non abbandonare una generazione di giovani alla delinquenza.
Altro tema centrale è quello dei detenuti stranieri, che oggi rappresentano circa il 30% della popolazione carceraria e che, secondo il SAPPE, sono destinati ad aumentare. «Il sovraffollamento non può essere affrontato senza parlare del loro futuro», si legge nella nota. Il sindacato chiede che i cittadini stranieri arrestati e condannati vengano espulsi ed accompagnati nei Paesi di origine, come avviene in molte altre nazioni.
«Non facciamo sociologia da salotto – conclude Pilagatti – ma guardiamo alla sicurezza reale delle città e delle carceri. Il grado di civiltà di una nazione si misura dalle condizioni delle sue prigioni, non dai suoi palazzi». Un appello affinché, nel 2026, la politica affronti finalmente il tema delle carceri con scelte concrete, superando contrapposizioni ideologiche e restituendo dignità, sicurezza e tutela dei diritti fondamentali anche dietro le sbarre.
