“Codice Interno”: la Dda di Bari chiede 24 condanne e un’assoluzione


BARI – La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha chiesto 24 condanne e un’assoluzione al termine del processo stralcio con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”, che indaga presunti accordi tra mafia, politica e imprenditoria nel territorio barese.

Il processo riguarda diversi episodi, tra cui associazione mafiosa, spaccio di droga, tentativo di omicidio, detenzione di armi, estorsioni e turbativa d’asta.

Tra i principali imputati figura l’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri, già condannato in primo grado, lo scorso settembre, a 9 anni di reclusione per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione: secondo l’accusa, Olivieri avrebbe raccolto a pagamento i voti da tre clan di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale della moglie, Maria Carmen Lorusso.

Per gli altri imputati, la pubblica accusa ha chiesto condanne a pene comprese tra sei mesi e 20 anni di reclusione. La pena più alta, 20 anni, è stata richiesta per Antonio Busco; 18 anni per Riccardo Campanale e Giovanni Palermiti, uno dei boss del rione Japigia di Bari; 15 anni e sei mesi per Radames Parisi (classe 1984); 13 anni e quattro mesi per Filippo Mineccia e Giuseppe Signorile. Per il figlio del boss ‘Savinuccio’, il cantante neomelodico Tommy Parisi, è stata richiesta la condanna a quattro anni.

Tra le parti civili costituite figura anche il Comune di Bari. La prossima udienza davanti al Gup è fissata per il 6 febbraio.