Il Cinema Impero e l’inverno delle storie necessarie


Gennaio – marzo 2026: la programmazione invernale

C’è un’idea di cinema precisa e riconoscibile che attraversa la programmazione invernale del Cinema Impero di Brindisi. Un cinema che non rincorre l’attualità, ma la interroga; che lavora sul tempo lungo delle storie e sulla loro capacità di sedimentarsi nello sguardo dello spettatore. Una proposta che chiede attenzione e, in cambio, restituisce senso.

Da gennaio a marzo 2026, lo schermo dell’Impero diventa uno spazio di attraversamento: i film dialogano tra loro per affinità profonde, componendo un paesaggio fatto di identità irrisolte, memorie collettive, desideri di libertà e tentativi di ricomposizione. Tutte le proiezioni sono in spettacolo unico alle ore 18.30. Il biglietto intero costa 7 euro, il ridotto 5 euro.

Ad aprire il percorso, sabato 17 e domenica 18 gennaio, è Il professore e il pinguino di Peter Cattaneo. Ambientato nell’Argentina del 1976, il film racconta l’incontro tra un insegnante inglese e un pinguino salvato da una spiaggia inquinata. Da questa relazione inattesa prende forma un racconto che attraversa uno dei periodi più bui della storia sudamericana, scegliendo la via della misura e dei gesti minimi, dove la fiducia diventa un atto silenzioso di resistenza.

Il cinema torna poi a interrogare la memoria collettiva con Fratelli di culla, in programma il 24 e 25 gennaio, diretto da Alessandro Piva. Il docufilm ricostruisce le storie dei bambini cresciuti nell’ex brefotrofio di Bari, affrontando il tema dell’origine e dell’identità negata con uno sguardo sobrio e rigoroso. Testimonianze e materiali d’archivio trasformano il racconto in una riflessione civile di ampia portata. Domenica 25 gennaio il regista Alessandro Piva sarà presente in sala.

Con La villa portoghese, proposto il 31 gennaio e l’1 febbraio, il cinema si fa più rarefatto. Avelina Prat segue un insegnante che, dopo una perdita profonda, trova rifugio lavorando come giardiniere in una villa in Portogallo. È un film che affida ai luoghi e al tempo il compito di suggerire una possibile rinascita, senza mai dichiararla apertamente.

Il viaggio assume una dimensione esplicitamente politica con Il sentiero azzurro, in calendario il 7 e 8 febbraio. Gabriel Mascaro racconta la fuga di un’anziana donna da un destino imposto da un regime autoritario. Attraverso l’Amazzonia, il film costruisce un’opera visionaria in cui il corpo, il paesaggio e il movimento diventano strumenti di disobbedienza.

Il tema dello spaesamento ritorna in forma quotidiana con Le città di pianura di Francesco Sossai, in programma il 14 e 15 febbraio. Ambientato nella pianura veneta, il film segue personaggi che vagano tra bar, strade e nebbie persistenti, restituendo un senso di sospensione insieme geografica ed esistenziale. Un cinema che osserva senza spiegare, lasciando emergere la fatica di abitare il presente.

La seconda parte della rassegna si apre il 20 e 21 febbraio con Un crimine imperfetto di Franck Dubosc. La commedia nera diventa una macchina narrativa costruita sull’eccesso e sull’assurdo, capace di mettere in scena, sotto la superficie farsesca, l’imbarazzo morale, l’avidità e il bisogno di autoassoluzione.

Il racconto si fa più intimo con L’isola di Andrea, in rassegna il 27 e 28 febbraio, diretto da Antonio Capuano. La storia di un padre e di un figlio alle prese con una separazione difficile è narrata attraverso uno sguardo infantile che riduce le parole e amplifica i silenzi. Le isole napoletane diventano uno spazio emotivo in cui il paesaggio riflette la fragilità dei legami.

Il desiderio di futuro attraversa Dj Ahmet, in arrivo il 6 e 7 marzo. Georgi M. Unkovski racconta il sogno di un quindicenne che vuole diventare dj in un contesto dominato da tradizioni rigide. La musica elettronica diventa un linguaggio di immaginazione e rottura, capace di raccontare il conflitto generazionale tra appartenenza e desiderio di altrove.

Il registro cambia con Leopardi & Co., in locandina il 14 e 15 marzo, diretto da Federica Biondi. Una commedia romantica che si muove con leggerezza e intelligenza, giocando con l’immaginario letterario italiano. Recanati diventa uno spazio narrativo ironico e affettuoso, in cui cultura alta e quotidianità si incontrano.

A chiudere la rassegna invernale, il 21 e 22 marzo, è Crossing Istanbul di Levan Akin. Il viaggio di un’insegnante in pensione dalla Georgia a Istanbul alla ricerca della nipote scomparsa si trasforma in un racconto sui legami che resistono alla distanza. La città diventa luogo di attraversamenti, incontri e solidarietà inattese, in un film che parla di identità e appartenenza senza confini rigidi.

Un percorso pensato per chi considera il cinema non solo visione, ma esperienza: uno spazio capace ancora di interrogare, trattenere e lasciare traccia.