Il merito tradito: il paradosso della "Regola della Filiera" e la necessità di una riforma per il calcio giovanile


VALENZANO - Nel calcio giovanile, il risultato ottenuto sul rettangolo di gioco dovrebbe essere l'unico giudice supremo. Eppure, accade che una stagione sportiva straordinaria, come quella degli Allievi U17 della CRV/Nicassio, guidati dai tecnici Barbato e Belfiore, si scontri con un muro burocratico invalicabile. Nonostante la squadra abbia dimostrato il proprio valore classificandosi come miglior seconda assoluta nei vari gironi provinciali — un traguardo che avrebbe dato naturale diritto all'accesso alla fase regionale — il percorso dei ragazzi è stato bloccato da una normativa nazionale che sta penalizzando pesantemente le realtà locali: la cosiddetta "regola della filiera".

Questa norma, sancita nel Comunicato Ufficiale n. 1 del Settore Giovanile e Scolastico (SGS) della FIGC, impone un requisito d'ammissione tassativo: per accedere ai campionati regionali, una società deve aver dimostrato, nella stagione precedente, una continuità totale. Questo significa aver iscritto e fatto partecipare squadre in ogni singola categoria, dai Piccoli Amici fino agli Allievi. Si tratta di un criterio che non ammette deroghe e che, nel caso di Valenzano, si è trasformato in una clamorosa ingiustizia sportiva, ignorando completamente le criticità strutturali del territorio.

La realtà dei fatti racconta una storia di resilienza che la burocrazia non ha voluto leggere: lo scorso anno la Calcio Ragazzi Valenzano ha sostenuto il campionato Giovanissimi, mentre l’ASD Nicassio quello Allievi. Quest'anno, la collaborazione tra le due realtà ha permesso di unire le forze e il talento, ma il "passato diviso" è diventato un limite insormontabile. Dietro questa scelta, però, non c'era disorganizzazione, ma una necessità logistica drammatica: l’impianto comunale di Valenzano è chiuso per lavori di ristrutturazione, una situazione che perdura e che ha reso materialmente impossibile per una singola società mantenere una filiera completa di squadre. Senza una propria "casa", programmare la partecipazione di tutte le categorie, dai bambini di sei anni fino agli adolescenti, è stata una sfida logistica persa in partenza per la mancanza di spazi, nonostante gli enormi sacrifici per trovare ospitalità nei paesi limitrofi, le cui strutture sono ormai sature.

I direttori tecnici, mister Antonio Carone e mister Luigi Nicassio, erano stati chiari con i loro ragazzi fin dall'inizio della stagione: "Voi pensate solo a giocare e a ottenere il massimo sul rettangolo di gioco; vincete e dimostrate il vostro valore. Sarà poi nostro compito lottare negli uffici e contro le regole ingiuste per far sì che il vostro merito venga riconosciuto". Quel patto d'onore è stato mantenuto dagli atleti sul campo, ma la rigidità delle norme ha reso vano ogni sforzo amministrativo. Sapere di aver vinto e vedersi negato il salto di categoria per un requisito burocratico legato alla stagione precedente rimane, agli occhi di tutti, una vera e propria falsificazione del merito sportivo e un danno psicologico per i ragazzi.

Oggi, quando ormai questa prima fase di campionato è giunta al termine e i verdetti sono cristallizzati, l’intento della CRV/Nicassio non è alimentare una polemica sterile, ma sollevare una critica costruttiva che porti all’apertura di un tavolo di confronto con la Federazione. Attraverso le parole di Carone e Nicassio, si vuole denunciare l'assurdità di una norma scritta da chi molto probabilmente non vive quotidianamente l'emergenza impianti e le difficoltà delle realtà locali. È necessario rivedere questa regola del calcio giovanile che non tiene conto delle cause di forza maggiore. Il merito acquisito sul rettangolo di gioco deve tornare a essere prioritario rispetto a un modulo burocratico; solo così si potrà evitare che l'entusiasmo di intere generazioni venga spento da norme che non hanno più aderenza con la realtà dei territori.