La ninfa Gargara e la Foresta Umbra


MARIO CONTINO*
- La leggenda di Gargara, la ninfa della Foresta Umbra, appartiene al patrimonio folkloristico della Puglia e, più precisamente, del Gargano, nel nord della regione. È importante chiarire questo aspetto, poiché il nome Foresta Umbra potrebbe trarre in inganno e far pensare all’Umbria: in realtà, la Foresta Umbra si trova interamente in Puglia, all’interno del Parco Nazionale del Gargano, ed è considerata una delle più estese e suggestive foreste di latifoglie d’Italia.

Secondo la tradizione riportata da diverse fonti divulgative locali (chiaramente non mi riferisco a fonti istituzionali autorevoli, poiché il folklore è soprattutto “popolo”, non istituzione), la Foresta Umbra era abitata da una ninfa di straordinaria bellezza, Gargara, spirito della natura profondamente legato agli alberi e agli animali del bosco. La sua presenza rendeva magica la foresta; si potrebbe persino affermare che la ninfa fosse il cuore, il centro vitale, attorno al quale la foresta si chiudeva come uno scrigno.

La leggenda narra che un fauno, creatura metà uomo e metà caprone, si innamorò perdutamente della ninfa. Il suo desiderio, però, si trasformò in ossessione, fino a spingerlo a tentare di possederla con la forza. Gargara, nel momento del pericolo, invocò aiuto, e la foresta stessa rispose: animali e spiriti del bosco accorsero in sua difesa, poiché essa era la rappresentante della natura stessa.

Il fauno, respinto, si rivolse allora a Giove, accusando Gargara di averlo rifiutato per un umano. Il dio, ingannato o forse indifferente alla violenza subita dalla ninfa — del resto Giove è notoriamente una divinità incline all’infedeltà, celebre per i continui tradimenti ai danni della moglie Era e per aver generato numerosi semidei — decise di punirla trasformandola in un acero bianco, uno degli alberi simbolo della Foresta Umbra. Da quel momento, secondo la leggenda, il fauno rimase disteso ai piedi dell’albero, proteggendolo per l’eternità, forse rammaricato per essere stato la causa della scomparsa della ninfa.

Questa storia, tramandata principalmente in forma orale e successivamente raccolta da alcune guide dedicate al territorio garganico, non appartiene alla mitologia classica greco-romana codificata nei testi antichi, ma rientra pienamente nel folklore locale. Ed è proprio qui che risiede il suo valore.

Il patrimonio folkloristico non si limita infatti ai grandi miti dell’antichità classica, ma comprende anche leggende di derivazione più tarda, nate dall’incontro tra cultura popolare, tradizioni locali e nozioni classiche filtrate nella quotidianità del “popolino”. Questi racconti, pur non essendo attestati da autori antichi come Ovidio o Virgilio, rappresentano una forma autentica di memoria collettiva e di identità territoriale.

Da anni ormai lotto affinché sia riconosciuta pienamente la dignità di queste narrazioni; per questo reputo importante citare questa leggenda che dona un tocco di magia e mistero all’affascinante Foresta Umbra.

* Lo Scrittore del mistero