SpinRockets, tra cantautorato e indie


“Taboo”, il nuovo singolo degli SpinRockets, in uscita in contemporanea con l’omonimo videoclip. Il brano affronta la fuga emotiva che segue la fine di una relazione complessa, restituendo la sensazione di un tempo sospeso in cui si tenta di ritrovare un equilibrio mentre tutto appare instabile.

 Tra pop, cantautorato e sfumature indie, il duo siciliano trasforma l’incertezza del presente in un racconto simbolico e delicato: <<Il singolo nasce dal bisogno di raccontare ciò che rimane dopo il silenzio – spiegano gli SpinRockets – quel momento fragile in cui si cerca una normalità nuova, più onesta, senza non detti. È un brano che parla di desideri, di metafore e di una speranza che, anche se cauta, continua a farsi strada>>.

Dal punto di vista creativo, “Taboo” porta la firma di Gabriel Aglieri Rinella, autore di testo e musica, oltre che interprete di pianoforte e chitarre. Al basso troviamo Samuele Marco Maone, mentre la produzione del brano è curata da Marco Arrisicato presso Studio Borealis. Il videoclip che accompagna l’uscita è affidato alla regia di Francesco Incandela, con un apparato visivo costruito attraverso la fotografia di Angelo Andrea Lima.

Gli SpinRockets sono una formazione pop guidata dal frontman Gabriel Aglieri Rinella e dal bassista Samuele Maone. Nati nel 2020, si impongono rapidamente sulla scena siciliana e nazionale vincendo numerosi premi e distinguendosi come una delle giovani promesse del pop-rock contemporaneo. Dopo aver partecipato ad Area Sanremo 2022 e alle audizioni di X Factor 2024, ottenendo il plauso di Jake La Furia, il gruppo consolida la propria presenza nel panorama musicale collaborando con artisti del calibro di Roy Paci, Sugarfree, Shakalab, Lello Analfino e i Tinturia. Nel 2025 arrivano fino alle fasi finali per l’apertura del tour di Vasco Rossi, partecipano ai Casting di Amici 25 e aprono i concerti estivi di LDA e Sarah Toscano, confermando la loro crescita e la solidità del progetto.

“Taboo” parla di limiti e di ciò che spesso evitiamo di affrontare. C’è un’esperienza concreta, vissuta o osservata, che ha acceso la scintilla del brano?

Taboo nasce dopo una notte insonne pensando ad una storia ormai finita che pensavo stesse raccontando ancora qualcosa. Da lì è nata la scintilla e il bisogno di dover trasformare in parole quel sentimento di vuoto che nasceva da dentro.

Il titolo è forte e immediato. Che tipo di reazione sperate di provocare in chi ascolta per la prima volta “Taboo”: riconoscimento, disagio, curiosità?

Tendiamo a lasciare all’ascoltatore piena libertà di immedesimarsi in quello che è il vortice di Taboo; personalmente per me è uno spaccato sull’instabilità dei tempi strani che siamo costretti a vivere e che inconsapevolmente ed incondizionatamente, trasformano anche noi.

Nel singolo convivono energia e controllo, istinto e misura. Come riuscite, come band, a mantenere questo equilibrio senza perdere spontaneità?

Sicuramente è sempre una sfida trovare il compromesso giusto ma volta per volta ci rendiamo conto di quanto possa essere gratificante essere soddisfatti del risultato finale del prodotto e, smussando e limando ogni piccola sfaccettatura, si arriva poi alla versione finale che quasi sempre non è troppo distante dal punto di partenza.

Se doveste raccontare “Taboo” a chi non vi conosce ancora, senza parlare di genere o influenze, quale immagine o sensazione usereste?

Per descriverla ad un nuovo ascoltatore consiglieremmo di entrare in una realtà in bianco e nero, scarna di colori, dove si cerca di ricostruire, con i cocci rotti di una vita passata, una normalità che sempre più sembra anormale.

Secondo voi, oggi la musica ha ancora la forza di mettere in discussione i “tabù” sociali, o il suo ruolo è cambiato rispetto al passato?

Crediamo che la musica sia uno strumento che supera la barriera del tempo e delle convenzioni sociali e se davvero ci rimane qualcosa per poter manifestare a grande voce, in ogni tempo, è sempre la musica.