Taranto, rinchiusa e torturata in un casolare per giorni: l’incubo di una donna liberata a Capodanno

TARANTO - Sembrano le scene di un film horror le dichiarazioni rese da una donna che sarebbe stata rinchiusa per giorni in un casolare fatiscente e liberata il giorno di Capodanno, al termine di un incubo iniziato a fine dicembre e conclusosi all’alba del 2026. Secondo quanto riferito dalla presunta vittima, durante la prigionia sarebbe stata minacciata, legata con lacci e corde a una sedia, percossa e costretta a bere esclusivamente acqua o birra, oltre a ingerire pillole prima della liberazione.

La ricostruzione dei fatti

I fatti avrebbero avuto inizio lo scorso 29 dicembre. La donna ha raccontato di essere stata avvicinata da un cittadino straniero mentre si trovava a fare la spesa nei pressi del quartiere Tamburi, a Taranto. L’uomo, secondo la sua testimonianza, l’avrebbe costretta a seguirlo con l’intento di rapinarla, per poi colpirla al volto facendole perdere i sensi.

Al risveglio, la donna si sarebbe ritrovata all’interno di un casolare, bendata e legata ai polsi e alle braccia. Fino al momento della liberazione, avrebbe subito ripetute percosse con una cintura, oltre a ustioni e tagli provocati dal suo aguzzino. Nel suo racconto emergono anche forti timori legati a possibili violenze sessuali, a causa dei dolori avvertiti nella zona intima e dell’assenza degli slip dopo essere stata sedata.

Durante la perquisizione a carico dell’uomo, descritto come un cittadino gambiano, gli inquirenti avrebbero rinvenuto un machete, con il quale l’indagato avrebbe più volte minacciato di morte la donna. Il movente del sequestro sarebbe stato individuato nel rifiuto della vittima di prostituirsi. L’uomo, infatti, le avrebbe chiesto già a partire dal mese di giugno di offrirsi sessualmente ad altri uomini. Ai reiterati rifiuti sarebbero seguite minacce, insulti, violenze e ulteriori episodi di privazione della libertà personale.

Decisa a denunciare quanto stava accadendo, la donna sarebbe stata nuovamente intercettata dall’uomo, che le avrebbe impedito di rivolgersi alle autorità, trascinandola nel casolare dove sarebbe stata segregata.

L’intervento e l’arresto

La svolta è arrivata grazie all’intervento di un vigilante, allertato dalle grida di aiuto provenienti dall’abitazione. L’uomo avrebbe anche assistito alle imprecazioni rivolte dall’indagato nei confronti della donna, decidendo di chiamare le forze dell’ordine. L’intervento dei carabinieri ha consentito di fermare il presunto responsabile, già destinatario di un provvedimento di espulsione emesso nel novembre scorso, e di liberare la vittima.

Nel corso dell’interrogatorio di convalida dell’arresto, l’indagato non sarebbe riuscito a fornire una versione convincente dei fatti. Alla luce degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari Maccagnano ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere con le accuse di atti persecutori, sequestro di persona e violenza sessuale. L’inchiesta prosegue per chiarire ulteriormente i contorni di una vicenda che ha profondamente scosso la comunità locale.