UFO al Pulo di Molfetta: il misterioso avvistamento del 28 giugno 1953


MARIO CONTINO* - Nel panorama degli avvistamenti UFO che hanno attraversato l’Italia del secondo dopoguerra, il caso del Pulo di Molfetta occupa un posto particolare. L’avvistamento, o presunto tale, fu oggetto di molti articoli giornalistici che riempirono diverse pagine della cronaca locale, quindi si tratta di un evento largamente documentato. Era il 28 giugno 1953, un pomeriggio d’estate apparentemente come tanti altri, quando nei pressi della celebre dolina carsica molfettese si sarebbe verificato un episodio destinato a rimanere impresso nella storia ufologica pugliese e nazionale.

Il contesto storico è quello di un’Italia che si stava lentamente rialzando dopo le ferite della guerra, in un periodo in cui il cielo iniziava a popolarsi di racconti su misteriosi “dischi volanti”, alimentati anche dalle notizie provenienti dagli Stati Uniti. A rafforzare questo clima contribuirono anche le numerose testimonianze provenienti dal mondo dell’aviazione. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, molti piloti militari e civili dichiararono di aver osservato in volo oggetti dalle prestazioni incompatibili con le tecnologie conosciute, capaci di accelerazioni improvvise, manovre brusche e stazionamenti anomali nel cielo. Racconti che, proprio per la provenienza da professionisti esperti e addestrati al riconoscimento dei velivoli convenzionali, conferirono ulteriore credibilità al fenomeno.

Secondo la testimonianza pugliese, raccolta molti anni dopo, quel pomeriggio un giovane ragazzo, indicato con le iniziali C.S.S., si trovava nei pressi del Pulo quando notò un oggetto luminoso scendere rapidamente dal cielo. L’oggetto, di colore argenteo, avrebbe rallentato la propria discesa fino a fermarsi sospeso a pochi metri dal suolo, riducendo progressivamente l’intensità della luce emessa. La forma descritta era singolare: una sorta di piattaforma circolare con una struttura centrale dotata di oblò, un profilo che il testimone paragonò a quello di un “cappello”.

Il racconto prosegue con un dettaglio ancora più sorprendente. Dal velivolo sarebbero scese due figure umanoidi, alte poco meno di un metro e mezzo, vestite con tute verdastre lucide, complete di cinture metalliche dorate e caschi. Alcuni elementi dell’equipaggiamento, in particolare le calzature e parti della cintura, sembravano emettere una luce propria, simile a quella delle lampade da miniera. Le due entità si muovevano con agilità sul terreno accidentato della dolina, raccogliendo materiale dal suolo e trasportandolo all’interno dell’oggetto volante.

Durante l’intera scena, il testimone riferì di aver udito strani sibili intermittenti, provenienti sia dall’oggetto che dalle figure stesse, accompagnati da effetti luminosi di varia entità. A un certo punto, però, il giovane iniziò ad avvertire un forte malessere, culminato in un improvviso svenimento. Al risveglio si trovò in una posizione diversa rispetto a quella iniziale, riuscendo comunque a intravedere i due esseri fare ritorno verso il velivolo, che subito dopo si sollevò da terra e scomparve rapidamente nel cielo.

Un particolare curioso e ricorrente nel racconto riguarda un intenso odore di bruciato, simile a quello dello zolfo o di un fiammifero appena spento, percepito nel momento della partenza dell’UFO, senza che fossero visibili tracce di combustione sul terreno circostante.

A mio avviso lo strano odore descritto è forse uno degli elementi più interessanti dell’intero racconto, molto più dell’evento in sé. Una sensazione olfattiva simile, infatti, viene frequentemente riportata in concomitanza con fenomeni plasmatici naturali, come i fulmini globulari, ed è generalmente associata a processi di ionizzazione dell’aria. Si tratta di un dettaglio difficilmente immaginabile o costruibile da un testimone dell’epoca, soprattutto se privo di conoscenze scientifiche specifiche. Resta dunque aperta la suggestiva ipotesi che il fenomeno osservato potesse implicare meccanismi fisici legati al plasma o a campi energetici, anche se ogni interpretazione in tal senso deve necessariamente restare nel campo delle ipotesi.

Come accade per molti avvistamenti di quell’epoca, non esistono prove materiali in grado di confermare l’accaduto. Il caso del Pulo di Molfetta resta quindi sospeso tra interpretazioni razionali, possibili suggestioni infantili e l’ipotesi, per alcuni affascinante, di un incontro ravvicinato con qualcosa di non convenzionale.

Va puntualizzato che oggi il fenomeno ufologico non è più relegato esclusivamente all’ambito del folklore o della cultura popolare. Negli ultimi anni è diventato oggetto di ricerca e analisi ufficiale da parte di organismi governativi e paragovernativi. Il Pentagono ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza degli UAP (Unidentified Aerial Phenomena), una nuova definizione adottata proprio per evitare connotazioni sensazionalistiche, istituendo task force dedicate allo studio di eventi aerei non identificati osservati da piloti militari e sistemi radar. Anche la NASA è stata coinvolta in programmi di analisi scientifica dei dati disponibili, con l’obiettivo di comprendere la natura di questi fenomeni senza pregiudizi, ma con metodo. In questo contesto, casi storici come quello del Pulo di Molfetta assumono un nuovo valore: non come prove definitive, ma come tasselli di un fenomeno che, ancora oggi, continua a interrogare scienza, istituzioni e osservatori.

* Scrittore del mistero