Venezuela libera alcuni prigionieri politici, tra cui due italiani. Attesa per Alberto Trentini


CARACAS – Il nuovo governo venezuelano ha annunciato la liberazione di un numero significativo di prigionieri politici e detenuti stranieri, segnando un possibile segnale di apertura verso gli Stati Uniti e la comunità internazionale dopo la fase di forte tensione politica nel Paese. Tra i rilasci confermati figurano l’imprenditore italiano Luigi Gasperin e il giornalista e politico Biagio Pilieri, suscitando sollievo e speranza per altri connazionali ancora detenuti.

Secondo fonti diplomatiche e conferme della Farnesina, la liberazione di Gasperin, arrestato ad agosto 2025 nello Stato di Monagas, e di Pilieri, detenuto da oltre 16 mesi ad El Helicoide a Caracas, rappresenta il primo passo concreto di questo nuovo corso. Le autorità italiane mantengono alta l’attenzione sulla sorte di altri detenuti, tra cui Alberto Trentini, cooperante in carcere da oltre 400 giorni, e Mario Burlò, imprenditore torinese trattenuto senza accuse chiare.

La decisione di Caracas è stata presentata dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Jorge Rodríguez come un gesto volto a “promuovere la pacifica convivenza” e favorire un dialogo diplomatico con il resto del mondo. Tuttavia, gruppi per i diritti umani ricordano che in Venezuela rimangono centinaia di prigionieri politici e che il processo di liberazione è solo parziale.

Risposta degli Stati Uniti
Nel frattempo, negli Stati Uniti il Senato a maggioranza repubblicana ha approvato una risoluzione volta a limitare la possibilità per il presidente Donald Trump di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso. Con un voto di 52 favorevoli e 47 contrari, cinque senatori repubblicani si sono uniti ai democratici per sostenere la misura, un duro colpo alle iniziative unilaterali dell’amministrazione in politica estera.

La risoluzione, pur principalmente simbolica e con un ulteriore passaggio previsto alla Camera, riflette crescenti preoccupazioni bipartisan sull’uso dei poteri esecutivi in materia di conflitto estero. Il testo punta a riaffermare il ruolo del Congresso nella decisione di impegnare militarmente truppe o azioni belliche, in un momento in cui la politica estera statunitense verso Caracas segue fasi di forte incertezza.