Crolla l’arco di Sant’Andrea a Melendugno, geologi: “Costa pugliese fragile, servono interventi urgenti”
BARI - Il crollo dell’Arco di Sant’Andrea, lungo la costa di Melendugno, riaccende l’allarme sulla sicurezza e sulla tutela ambientale del litorale pugliese. A intervenire è Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia, dopo il cedimento avvenuto in Salento.
Le mareggiate e le piogge violente degli ultimi giorni hanno cancellato uno dei tratti costieri più iconici del territorio: l’imponente arco dei faraglioni di Sant’Andrea, noto anche come “arco dell’amore”, si è completamente sbriciolato in mare. Si tratta, secondo gli esperti, del danno più rilevante provocato dall’erosione costiera al paesaggio salentino.
“È un colpo al cuore durissimo – ha commentato il sindaco Maurizio Cisternino –. Sparisce uno dei tratti turistici più famosi della nostra costa e dell’Italia intera”.
L’Ordine dei geologi sottolinea che il 53% delle coste pugliesi è a rischio erosione e che sul territorio regionale sono state censite 839 frane, con circa 63mila persone residenti in aree interessate da dissesto. Tra le misure indicate: monitoraggio costante per valutare ulteriori rischi di crollo, analisi delle caratteristiche fisiche del terreno e interventi di stabilizzazione della costa.
Fondamentale, secondo Caputo, anche la promozione di campagne di sensibilizzazione per cittadini e visitatori sulla fragilità dell’ecosistema costiero, oltre a un approccio multidisciplinare che coinvolga geologi, ingegneri e biologi marini per un piano integrato di gestione del rischio e conservazione.
