Il mare, la pesca, il pesce e i proverbi
La pesca è l’atto o il fatto di pescare che può differenziarsi in commerciale, agonistica, ricreativa, sportiva o amatoriale. Il risultato della pesca è il pesce e gli altri animali acquatici commestibili o no.
Con la pesca si associano i pesci, elementi che simboleggiano insidia (amo, esca, rete, ecc.) o medicine, come il fegato del pesce che guarì Tobia dalla cecità . I pesci furono oggetto, com’è noto, di un miracolo di Cristo: la moltiplicazione dei pani e dei pesci, e di una famosa predica di Sant’Antonio da Padova che predicò, appunto ai pesci.
Alla pari di San Francesco che predicò agli uccelli, nella vita di Antonio c’è la predica, non meno fantasiosa e poetica ai pesci, pare avvenuta a Rimini. All’arrivo del missionario francescano, i capi danno la parola d’ordine: chiuderlo in un muro di silenzio. Di fatto, Antonio non trova a chi rivolgere la parola, esce in piazza, ma nessuno mostra di accorgersi di lui, nessuno fa caso a quello che dice. Cammina pregando e pensando. Arrivato al mare, vi si affaccia e comincia a chiamare il suo uditorio: “Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità ” e i pesci affiorano, a migliaia, ordinati e palpitanti, ad ascoltare la parola di esortazione e di lode.
Per pesce si intende il nome generico dei vertebrati appartenenti alle classi dei pesci cartilaginei e dei pesci ossei che a loro volta si dividono in pesci di mare, di acqua dolce, azzurro, nome generico di piccoli pesci mediterranei. Il pesce azzurro è rappresentato essenzialmente dalle aguglie (belone belone), dalle alici o acciughe (engraulis enchrasicholus), dalle sardine (sardina pilchardus), dagli sgombri (scomber colias), dal tonno (thunnus thynnus), dal pesce sciabola (argentina sphyraena), dalla palamita (pelamys sarda), e da tante altre varietà più o meno conosciute e non sempre disponibili sul mercato. Il mare offre anche il pesce, cosiddetto “bianco”, una categoria di pesce magro, squisito, caratterizzato da carne chiara, sapore delicato e alta digeribilità , ideale per diete ipocaloriche e ricco di proteine, fosforo e potassio come l’orata, il branzino, la spigola, ecc.
Nel lontanissimo 37 a.C. Quinto Orazio Flacco descriveva Bari “pescosa” e Armando Perotti nel suo libro del 1907 “Bari Ignota”, nel capitolo “Piscosi mÅ“nia Bari” scriveva che «Se Bari non merita più il nome di ‘pescosa’, la colpa non è dei pesci né sua; è dei governi. Mai come in questo caso calza l’adagio: Piove? Governo ladro! La diminuzione reale, continua, allarmante, della pesca, non solamente nel nostro mare, ma in tutti i mari d’Italia, da Genova a Gaeta, da Livorno a Taranto, da Messina a Venezia, è una delle tante disgrazie che il bel paese sconta per merito di chi la regge. L’indifferenza e l’ignoranza di costoro tollera che esista ancora il concetto primitivo, preistorico, che il mare sia la cosa di tutti, nella quale ognuno può, dove, come, quando crede, raccogliere. Ma appunto perché è la cosa di tutti, essa non è di alcuno; e l’individuo non ha il diritto, dove lo ha la collettività ». La realtà è una sola, scrive ancora Perotti: «Il mare non rende più, perché lo abbiamo saccheggiato con la più fatale delle imprevidenze, quella di credere che la sua ricchezza non avesse a finir mai. Per prodigiosa che sia la fecondità degli abitanti delle acque, noi abbiamo trovato il mezzo di renderla inefficiente. Le sarde, per esempio, principalissima fra le pesche italiane, e pugliesi, non vengono nient’affatto dal Canale di Suez o dallo stretto di Gibilterra; ma, a primavera, quando la dea madre le muove, ascendono dalle valli abissali, che si aprono a poche miglia dalla nostra costa, e affiorano in banchi innumerevoli, dirigendosi verso terra». Ma questa è un’altra storia.
E, ora, vediamo il responso dei proverbi.
Ogni acqua va al mare. Le cose umane hanno un solo destino comune: il denaro va al ricco, i mali allo sventurato.
Chi cerca il mare segua un torrente. Seguendo un torrente si arriva inevitabilmente, attraverso fiumi, al mare.
Dove puoi andar per terra non andar per mare. Dove puoi andare sul sicuro, evita l’incerto e pericoloso. Non scegliere di sfidare il pericolo.
Chi va pesca con la canna perde più che non guadagna. I vantaggi procurati dalla pesca di questo genere sono minimi rispetto al dispendio di soldi, tempo ed energie, al punto che chi ha una vera passione vive misero, insomma chi pesca alla canna è povero in canna.
La gatta vorrebbe mangiar pesce ma non pescare. Molti amano il frutto di fatiche e lavoro ma non intendono sudare e darsi da fare per averlo: lo vorrebbero senza fastidi, proprio come la gatta.
Vai al mare se vuoi ben pescare. La vera grande pesca si fa al mare, dove c’è per tutti abbondanza di quanto necessita.
Il pesce puzza sempre dal capo. Si usa per dire che il male viene sempre da coloro che hanno potere, responsabilità e posti di comando. Sono i cattivi esempi di coloro che comandano.
I pesci grossi mangiano quelli piccoli. Le persone ricche e potenti opprimono i deboli e i poveri e tolgono loro anche il poco che hanno.
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