Concessioni balneari, imprenditore del Metapontino denuncia: “Così si mette all’asta il lavoro di una vita”


POLICORO - A Policoro si alza un nuovo grido d’allarme dal mondo delle imprese balneari. A lanciarlo è Pasquale Faraco, che con una lettera aperta denuncia la situazione che, secondo molti operatori del settore, sta mettendo a rischio il futuro di migliaia di attività familiari lungo le coste italiane.

La vicenda nasce nel Metapontino, ma secondo Faraco rappresenterebbe il destino di numerose imprese balneari da Nord a Sud del Paese. Nel mirino dell’imprenditore ci sono le recenti decisioni politiche e giudiziarie legate alle concessioni demaniali, che – a suo dire – starebbero producendo effetti devastanti sul tessuto economico locale.

“Tra queste righe c’è il sudore di una vita e l’ardore delle nostre famiglie – scrive Faraco –. È l’urlo di chi ha amato questo lavoro più di se stesso e le lacrime di chi vede strappare le proprie radici dalla terra”.

Secondo l’imprenditore, il processo in corso non rappresenterebbe una semplice riforma del settore, ma un vero e proprio smantellamento delle piccole imprese balneari a conduzione familiare. Faraco parla apertamente di “esproprio spoliativo”, sostenendo che le attività costruite in decenni di lavoro rischiano oggi di essere messe all’asta senza tenere conto del valore aziendale e degli investimenti realizzati nel tempo.

La questione riguarda un comparto strategico per l’economia turistica italiana. Le imprese balneari, spesso gestite da famiglie da generazioni, costituiscono infatti una parte significativa dell’offerta turistica del Paese, soprattutto nelle regioni costiere del Mezzogiorno.

Nella lettera aperta Faraco critica duramente anche il ruolo delle istituzioni, accusate di aver lasciato il settore in una condizione di forte incertezza normativa. “Mettere all’asta il sacrificio di una vita ignorando il lavoro e il valore dell’azienda non è europeismo: è un tradimento di Stato”, afferma l’imprenditore, denunciando quello che definisce uno “scippo del mare”.

Secondo la sua ricostruzione, le nuove regole rischierebbero di favorire grandi gruppi economici e investitori finanziari a discapito delle piccole realtà locali. “Pensano di mettere all’asta dei metri quadri – conclude – ma in realtà stanno mettendo all’asta le nostre vite. Non è semplice sabbia: è la nostra storia, il nostro lavoro e il sacrificio delle nostre famiglie”.

La vicenda riaccende il dibattito nazionale sul futuro delle concessioni balneari e sul delicato equilibrio tra adeguamento alle normative europee, tutela della concorrenza e salvaguardia delle imprese storiche che hanno contribuito allo sviluppo del turismo italiano.