Confcooperative Puglia chiede al Comune di Mesagne la revoca dell’Avviso di Assegnazione dei terreni confiscati alle mafie


MESAGNE (BR)
- Il Comune di Mesagne ha emanato l’avviso pubblico di selezione per l’assegnazione in concessione d’uso a titolo gratuito e per finalità sociali dei terreni agricoli situati in Contrada Canali, confiscati alla criminalità. L’Avviso prevede la durata di tre anni del periodo di concessione che non è assolutamente coerente con qualsiasi programma di valorizzazione dei terreni assegnati, nè tantomeno, con gli obiettivi e le finalità dell’istituto di concessione dei beni sottratti alla criminalità organizzata per un riuso con ricadute economiche, sociali e produttive sulla collettività.

Di fronte alla richiesta avanzata al Comune di Mesagne di ritiro del Bando l’Amministrazione Comunale ha comunicato di voler proseguire.

Confcooperative Puglia denuncia quanto accaduto e comunica che procederà ad intraprendere tutte le opportune azioni dinanzi agli organi preposti, per ripristinare la corrispondenza dell’avviso alle finalità previste dalla Legge.

"Confcooperative è convinta della propria posizione in ragione di analisi (costi/ricavi) concrete in merito alla fattibilità del progetto che, certamente non andrebbe incontro a quanto richiamato dallo stesso avviso in relazione ai percorsi didattici, attivazione di percorsi di inclusione sociale nonché l’organizzazione di iniziative di educazione ambientale e alimentare e di sensibilizzazione sui temi della legalità – dichiara Stefania Pasimeni, presidente di Confcooperative Brindisi -. Le uniche colture praticabili nel tempo indicato delle tre annualità agrarie sono solo quelle primaverili ed estive vale a dire seminativo (grano, ceci ecc) e cerealicole. La preparazione dei terreni necessitano di investimenti iniziali anche importanti e che comunque allo scadere delle tre annualità non potranno essere in alcun modo ammortizzati".

L’avviso prevede all’art. 3 la non possibilità di rinnovo del contratto rendendo assolutamente antieconomica la partecipazione di soggetti qualificati e andando in contrasto ai criteri principali dei beni confiscati alle mafie che devono avere una valenza morale, culturale, politica e sociale da un lato; dall'altro, costituire una risorsa economico- finanziaria per la collettività.

Per realizzare ciò è necessario un concreto utilizzo dei beni, e quindi il loro impiego per lo sviluppo dell'economia sociale, capace di produrre beni e servizi che abbiano una ricaduta sulla comunità e che possano produrre "ricchezza" intesa come possibilità di fruizione dell'intera comunità. Il riuso dei beni confiscati non può non essere necessariamente integrato e connesso per lo sviluppo di un nuovo modello economico, idoneo a ricostruire un tessuto sociale frammentato e impoverito, che si fondi sulla combinazione imprescindibile di contrasto alla criminalità organizzata e costruzione di giustizia sociale.

Tali obiettivi e finalità, previsti anche a livello internazionale e recepiti dall’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, devono altresì consentire di realizzare forme di welfare inclusivo tale da far raggiungere le persone più svantaggiate per farle uscire dalla marginalità sociale e dalla povertà, creare nuove opportunità, redistribuire ricchezza sul territorio e benessere collettivo. È evidente che quanto innanzi necessita di un tempo ben più lungo dei tre anni previsti e che non può essere ricondotto alla solo coltivazione del terreno poiché i beni confiscati sono molto altro.

"Per questi motivi Confcooperative reitera al Comune di Mesagne la richiesta di revoca dell’avviso e l’apertura di un tavolo di dialogo e confronto con tutte le Associazioni tavolo di dialogo con tutte le Associazioni, Comuni ed Enti interessati per esplorare strategie di gestione condivise" conclude il Presidente di Confcooperative Puglia, Giorgio Mercuri.