Inaugurata a Bari la 'Casa delle Imprese' di Confindustria Bari Bat
Energia, industria e futuro al centro dell'evento inaugurale. Protagonista il Gruppo HOPE: dalla transizione energetica al progetto Barium Bay, il più grande parco eolico offshore galleggiante in Italia e nel Mediterraneo
BARI – Come produrremo energia nel prossimo futuro? Sole, vento e mare saranno i nostri alleati. Non dipenderemo più da poche, grandi centrali a combustibili fossili, ma da una rete più vasta e più democratica, dove grandi impianti green saranno, grazie alle tecnologie digitali, in rete con piccoli impianti domestici di privati cittadini e ognuno potrà fare la sua parte.
Questo è lo scenario energetico futuro che è stato tratteggiato in occasione dell’evento che ha inaugurato, al Museo Civico di Bari, la "Casa delle Imprese", uno spazio di dialogo tra imprenditori e cittadinanza, voluto da Confindustria Bari e BAT, Capitale della Cultura d’Impresa 2026.
Ne hanno discusso Mario Aprile, Presidente di Confindustria Bari e BAT, Antonio Sacchetti, Presidente della Piccola Industria di Bari e BAT, Michele Scoppio, CEO Gruppo Hope, Fabio Paccapelo, CTO Gruppo Hope, e Sergio Camporale, coordinatore del corso di laurea magistrale in Ingegneria Meccanica del Politecnico di Bari.
In questa rivoluzione verde il Mezzogiorno, e la Puglia in particolare, potranno giocare un ruolo da protagonisti: grazie a una combinazione unica di coste molto estese, vento e irradiazione solare, la regione si prepara a diventare la fabbrica di energia pulita del Paese. Il potenziale è scritto nei numeri. Secondo le analisi del Politecnico di Torino, l’Italia potrebbe soddisfare il 60% del suo intero fabbisogno energetico sfruttando i suoi 8.000 chilometri di coste con impianti eolici offshore. La Puglia con i suoi 865 chilometri di litorale potrebbe produrre, con il solo vento marino, oltre tre volte l’energia che consuma internamente. Un surplus che la trasformerebbe ancora di più in un fornitore di prima grandezza per il resto della penisola.
Ma la visione che guida il lavoro del Gruppo Hope, realtà italiana nata in Puglia considerata un’eccellenza nello sviluppo di impianti rinnovabili su scala industriale, oltre che uno degli attori nel panorama della transizione energetica nel Sud Italia, è ancora più ampia. Bisogna superare il paradigma che ha spesso visto il Sud come semplice “batteria energetica” del Paese, destinata a produrre energia da esportare altrove. L’obiettivo è invece costruire un modello in cui l’energia prodotta sul territorio diventi anche motore di sviluppo industriale locale, capace di attrarre investimenti, imprese e nuove competenze. «Non siamo imprenditori del Nord o operatori stranieri che scelgono la Puglia solo per sfruttarne le condizioni favorevoli – ha sottolineato Michele Scoppio, CEO di Gruppo Hope – ma professionisti pugliesi che, dopo aver maturato esperienze di studio e lavoro altrove, hanno deciso di tornare nella propria terra per costruire un’azienda moderna e solida, capace di creare occupazione e benessere collettivo».
Su questa vocazione ha scommesso il Gruppo Hope che sta sviluppando il più grande parco eolico offshore galleggiante d’Italia e del Mediterraneo, usando una delle tecnologie più promettenti per la produzione di energia pulita su larga scala, e lo ha posizionato tra Bari e Barletta: Barium Bay. Un impianto da 1.110 MW — sviluppato in joint venture con la piattaforma paneuropea Galileo — che ha recentemente ottenuto il parere positivo di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e parteciperà alla procedura d’asta del Decreto FER 2. Una volta realizzato, il parco potrà generare oltre 3 miliardi di kWh all’anno, una quantità di energia sufficiente a coprire il fabbisogno di più di un milione di famiglie italiane, contribuendo in maniera significativa alla riduzione delle emissioni e alla sicurezza energetica del Paese, aprendo la strada a nuove opportunità occupazionali qualificate e favorendo la nascita di filiere industriali innovative nel Mezzogiorno legate all’economia del mare e alle tecnologie energetiche avanzate.
Non si tratta solo di produrre elettricità dall’eolico, ma di una visione integrata dove l'idrogeno verde diventa il custode dell'energia prodotta, può alimentare l'industria pesante e i trasporti marittimi, mentre l'agrivoltaico posto tra i filari delle vigne e degli ulivi offrirà nuove opportunità agli agricoltori. Le città possono configurarsi come piccoli ecosistemi quasi autonomi, dove ogni edificio, grazie al fotovoltaico e alle batterie di stoccaggio, contribuisce a una produzione condivisa delle risorse.
«Questo è lo scenario dell’energia nell’era digitale, e ciò consentirà a tutti noi di non essere più solo consumatori, ma produttori attivi, capaci di generare e soprattutto scambiare energia con la rete nazionale rispondendo alla domanda energetica in tempo reale» ha spiegato Antonio Sacchetti, Presidente della Piccola Industria di Bari e BAT.
«In Italia abbiamo l’energia più cara d’Europa. Ridurre il costo dell’energia è la riforma più urgente da fare, ne va della nostra crescita e della creazione di posti di lavoro. Se c’è una priorità per l’industria italiana oggi è questa. Dobbiamo cambiare il mix energetico per avere più sicurezza e prezzi più sostenibili.» ha detto Mario Aprile Presidente di Confindustria Bari e BAT.
Proprio da questa analisi è partita la riflessione sul futuro del prezzo dell’energia. «Il costo dell’energia nei prossimi anni – ha sottolineato il Ceo del Gruppo Hope, Scoppio – sarà influenzato da molteplici fattori: dalle politiche industriali europee alle misure normative nazionali, fino alle dinamiche dei mercati internazionali e agli effetti delle crisi geopolitiche. In questo scenario, la capacità dei Paesi di ridurre la propria dipendenza energetica e di sviluppare fonti rinnovabili rappresenta una leva strategica non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e industriale».
Ad esprimersi più dettagliatamente sul tema del mix energetico del futuro è stato invece Fabio Paccapelo, CTO del Gruppo Hope, che ha delineato un sistema energetico sempre più orientato verso una produzione distribuita e integrata, in cui le energie rinnovabili avranno un ruolo centrale accanto a tecnologie di accumulo e gestione intelligente delle reti. «Il Sud Italia e la Puglia in particolare possono giocare un ruolo decisivo diventando la “fabbrica” di energia pulita del Paese grazie alla disponibilità di risorse naturali e allo sviluppo di tecnologie come eolico onshore e offshore, fotovoltaico e agrivoltaico. In questo quadro si inserisce anche il potenziale dell’idrogeno verde, destinato a diventare uno strumento fondamentale per la gestione delle rinnovabili e la decarbonizzazione di settori industriali energivori e dei trasporti pesanti. In questo senso si deve immaginare la Puglia del futuro con parchi offshore integrati con turismo e blue economy, campagne rilanciate dall’agrivoltaico, cinte urbane come piccoli hub energetici, case sempre più autonome e un sistema in cui l’energia non è solo un costo ma il volano dello sviluppo industriale del territorio».
Il contributo del mondo accademico è arrivato con l’intervento del professor Sergio Camporeale, docente ordinario di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente al Politecnico di Bari, che ha illustrato alcune delle tecnologie emergenti e delle attività di ricerca e sviluppo destinate a influenzare il sistema energetico dei prossimi vent’anni, sottolineando il ruolo sempre più strategico dell’innovazione tecnologica. «ILa ricerca può avere un ruolo decisivo nella riduzione dei costi dell’eolico offshore. – ha detto Camporeale - L’innovazione consente infatti di ottimizzare strutture, sistemi di collegamento, posizionamento delle turbine e infrastrutture elettriche. In questo ambito opera NEST – Network 4 Energy Sustainable Transition, che coinvolge il Politecnico di Bari, 14 università italiane, ENEA e CNR. Ad esempio gli studi condotti dal Politecnico mostrano come metodologie di ottimizzazione applicate a componenti dei sistemi elettrici degli impianti offshore possano ridurre significativamente i costi di questi componenti degli impianti».
