Processo “Codice Interno”: il Gup riconosce il danno d’immagine al Comune di Bari. Leccese: "Passaggio importante per la città"
BARI – Il Tribunale di Bari ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna, pronunciata con rito abbreviato, nei confronti dei 103 imputati nel processo denominato “Codice Interno”, relativo a reati di stampo mafioso. Il Gup Giuseppe De Salvatore ha disposto che gli imputati risarciscano tutte le parti civili, con una provvisionale immediatamente esecutiva di 200.000 euro ciascuno in favore del Comune e della Regione, a titolo di danno d’immagine.
Nelle motivazioni, il giudice sottolinea come l’operatività dell’associazione mafiosa sul territorio comunale e regionale, unita all’inevitabile clamore mediatico, determini un grave pregiudizio reputazionale per gli enti locali. Tale danno è aggravato dalla storicità del sodalizio, dall’elevato numero di affiliati e dalla capacità intimidatoria consolidata nel tempo, con ripercussioni culturali e sociali sulla comunità. È stato inoltre accertato un danno all’immagine anche a livello internazionale, in occasione del vertice G7, nonché un grave vulnus derivante dallo scambio elettorale politico-mafioso che ha coinvolto il Comune di Bari.
Il Gup evidenzia comunque che non è stato riscontrato alcun condizionamento dell’azione amministrativa, ma che l’impatto dei delitti accertati ha prodotto comunque un forte danno di immagine per la città.
“Le motivazioni della sentenza segnano un passaggio molto importante per la nostra città – dichiara il Vito Leccese, sindaco di Bari –. Finalmente viene riconosciuto che, pur senza alcun condizionamento sull’amministrazione, il Comune ha subito un danno profondo a causa dell’attività mafiosa. Questo pronunciamento restituisce verità e dignità alle istituzioni e rafforza il nostro impegno per legalità, trasparenza e tutela dell’immagine della città.”
