Putignano e Bisceglie, 'Moby Dick' Moni Ovadia protagonista dell’adattamento teatrale dal capolavoro di Herman Melville
In Puglia Moni Ovadia con Moby Dick, adattamento teatrale di Micaela Miano dal grande romanzo di Herman Melville, un allestimento che restituisce al pubblico la dimensione metafisica e tragica dell’opera. Un viaggio scenico che si inscrive nel solco della grande tradizione drammatica occidentale, evocando la tensione morale e simbolica della tragedia shakespeariana e interrogando il rapporto tra l’uomo, il destino e il limite della conoscenza.
Lo spettacolo è in scena:
stasera 20 marzo, ore 21.00 – Teatro Comunale Giovanni Laterza, Putignano
domani 21 marzo, ore 21.00 – Teatro Garibaldi, Bisceglie
Tour promosso da Puglia Culture per il Comune di Putignano ed il Comune di Bisceglie.
Nel cuore della narrazione, la caccia alla balena bianca si trasfigura in un rito di passaggio collettivo e in un viaggio iniziatico verso l’abisso dell’inconoscibile. Il Pequod, vascello simbolico e quasi oracolare, diventa il luogo in cui si consuma una condanna già inscritta nella volontà degli uomini: il doblone d’oro fissato all’albero maestro e il patto di sangue dei marinai assumono la valenza di un sigillo mefistofelico, chiamata irresistibile verso la vertigine dell’oltre.
La figura di Achab emerge come incarnazione dell’hýbris moderna: un uomo che, nel rifiuto del limite e nella volontà di dominio sull’ignoto, disconosce l’ordine divino e si consegna alla spirale dell’ossessione. A fargli da contrappunto è Starbuck, alter ego e coscienza tragica, portatore di una visione teocentrica che si oppone alla blasfemia della vendetta. Il loro conflitto, posto sul piano speculare dell’interiorità, svela la frattura costitutiva dell’umano tra ragione e abisso, fede e negazione.
In questo Moby Dick, la scena si apre sul ponte del Pequod, spazio liminale in cui si consuma il destino dei personaggi – Queequeg, Pip, Ismaele, Stubb, Tashtego, Perth e gli altri – attraverso una drammaturgia che intreccia tempeste e bonacce, canti e riti pagani, visioni e preghiere. La ricerca maniacale della balena bianca diventa così metafora di una malattia dello spirito: se Moby Dick è l’assenza che lacera Achab, è nella presenza di Starbuck che l’ossessione si traduce in coscienza e orrore.
Con la sua intensa e magnetica interpretazione, Moni Ovadia conduce il pubblico in una esperienza teatrale di forte densità simbolica, restituendo alla scena la potenza visionaria di uno dei miti fondativi della modernità. Moby Dick si configura così come una meditazione tragica sul destino dell’uomo, sulla vertigine del sapere e sul confine ultimo tra desiderio di conoscenza e autodistruzione.
