Sol (intervista): «Uso la musica per manifestarmi… Nel mio nuovo progetto CINEMA CLUBB, manifesto luce e inquietudine»


NICOLA RICCHITELLI -
SOL (già conosciuta come Danysol), cantautrice, DJ e creative producer dal percorso artistico trasversale, presenta Baudelaire, il nuovo singolo (distribuzione: Metatron Publishing). Si tratta del primo capitolo del progetto CINEMA CLUBB, che fonde musica, immaginario cinematografico e club culture in una visione personale di confine, in equilibrio tra linguaggi diversi. Prossimamente, Baudelaire arriverà anche in French Version.

Il brano, nato dalla collaborazione con il compositore per cinema e TV D’Aniello, unisce due identità sonore apparentemente lontane: le colonne sonore cinematografiche e il clubbing contemporaneo. Costruita come un film, la canzone è un collage di immagini evocative, sensuali e inquietanti, lasciate alla libera interpretazione dell’ascoltatore. Il risultato è un suono fisico e stratificato, ibrido tra strumenti reali e manipolazione elettronica, con un’estetica distorta ma precisa, sporca ma controllata. Baudelaire è una canzone sunshine noir, elettropop cinematico in cui mistero, disordine emotivo e lato oscuro serpeggiano sotto la superficie soleggiata.

SOL racconta: «C’è qualcosa di marcio e qualcosa di sacro nella mia idea. Fare i conti con l’ombra e rendere poetico ciò che va nascosto. Uso la musica per manifestarmi: qui mi manifesto nella doppiezza, tra luce e inquietudine, sole e ombra. Prendo in prestito Baudelaire come simbolo di una libertà espressiva radicale: mettere la bellezza dove c’è la colpa».

Il videoclip è diretto da Marco De Giorgi e girato nel suggestivo paesaggio pugliese, regione di origine di SOL, che in merito dichiara: «Girare il video in Puglia era necessario: ovunque mi muova, cerco il Sud. Non è una direzione geografica, ma un ritorno all’identità. Il Sud, nel mio immaginario, è una forza interiore: luce, radici, inquietudine e appartenenza che convivono, anche lontano da casa».

Oggi ti presenti semplicemente come SOL. Cosa rappresenta per te questo “nuovo inizio” e quanto c’è di Danysol in questo capitolo?
R: «Sol è una sottrazione, non un’eliminazione. Un atto magico compreso in tutto il processo di “alleggerimento” che avviene in modo molto naturale quando diventi più grande. Tutto si contiene in modo più misurato forse; non credo di aver abbandonato la vecchia me in nessun modo. La contengo, ma insomma, una delle cose che più mi piace fare nella vita è cambiare me stessa. Differenziarmi anche da me».

Il tuo progetto si chiama CINEMA CLUBB. Se Baudelaire fosse la scena di un film, in quale momento della trama ci troveremmo e cosa starebbe succedendo in pista?
R: «Saremmo sicuramente nella scena in cui c’è una rivelazione. Qualcosa si rivela, ma non è ancora del tutto chiaro. Istintivamente siamo portati a muoverci, al movimento, senza troppo stupore: sappiamo solo che abbiamo bisogno di muoverci. È qualcosa di viscerale che ci porta a spostare il corpo senza sapere ancora esattamente dove andremo».

Hai scelto un titolo importante. Perché proprio lui come simbolo e cosa intendi quando dici che vuoi “mettere la bellezza dove c’è la colpa”?
R: «Intendo che possiamo guardare le nostre ombre perdonandoci, non giudicandole, senza moralizzarle. Prendo in prestito Baudelaire, che non tratta gli errori come qualcosa da cancellare, ma, una volta fatti, renderli abitabili, come esseri umani e anche divini! Con questa canzone ho provato a trasformare degli eventi dolorosi della mia vita in (mi permetto di usare questa parola, che piaccia o no) poesia».

Definisci il tuo stile sunshine noir. Com’è possibile far convivere il calore del sole con un’anima un po’ più scura e inquieta?
R: «Io sono il perfetto esempio, in carne e ossa, di come luce e ombra coesistano e nessuna delle due risolva l’altra. E per certi versi è una cosa meravigliosa. Possono essere entrambi luoghi accoglienti o respingenti. Il sole può tanto cancellare le ombre quanto metterle in evidenza. Dal punto di vista della scrittura o musicalmente parlando, significa unire questi due mondi con immagini sensoriali, sia visive che sonore. Ho seguito questa strada per il testo, per la musica e per il video».

Per il video sei tornata alle tue radici. Che effetto ti ha fatto girare tra quei paesaggi e perché era fondamentale che il “Sud” fosse protagonista?
R: «Il Sud per me è qualcosa di molto selvatico, seppure con delle regole tradizionali antiche molto radicate. È una dignità selvatica e istintiva, un modo di stare al mondo più che un luogo geografico. Geograficamente parlando, il paesaggio contiene un tipo di immaginario che rispecchia questa mia visione: sole e pietra. E ovviamente il mare, elemento imprescindibile. Ma appunto, vale per me. Non è una definizione universale, ma la mia appartenenza emotiva. Marco De Giorgi, il regista, è anche lui pugliese e ha saputo cogliere perfettamente le mie intenzioni».

Com’è stato lavorare con un compositore di colonne sonore? C’è stato un momento in cui vi siete detti: “Ok, questo suono è quello giusto”?
R: «Lavorare con Maurizio D’Aniello è stato bello e giusto perché ci capiamo in modo molto naturale. Maurizio è stato capace di attecchire con il suo approccio e soprattutto di darmi spunti di riflessione nuovi che non tradivano l’autenticità di quello che volevo manifestare».

Sta per arrivare la French Version. Com’è stato ricantare Baudelaire in una lingua così sensuale? Cambia qualcosa nel mood della canzone?
R: «Il francese non è una semplice traduzione. Questa lingua ti obbliga a una sensualità diversa, più trattenuta, più vellutata, anche più ambigua. Il mood resta lo stesso, ma inevitabilmente si sposta l’asse. La sensazione, direi. In italiano c’è più dichiarazione, in francese c’è più segreto».