Assi (Confapi Puglia): “Decreto Lavoro 2.0, continuità più che riforma. Le PMI del Sud restano penalizzate”


BARI - Il nuovo Decreto Lavoro, entrato in vigore il 1° maggio, interviene sul sistema degli incentivi all’occupazione con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il lavoro stabile e sostenere il Mezzogiorno, riproponendo strumenti come bonus donne, giovani e misure per le ZES in una versione aggiornata.

A intervenire sul provvedimento è Giovanni Assi, Consigliere regionale Lavoro e Welfare di Confapi Puglia e consulente del lavoro, che evidenzia come il decreto si muova più nella direzione della continuità che della reale innovazione, lasciando irrisolti alcuni nodi strutturali del mercato del lavoro, soprattutto nel Sud Italia.

Secondo Assi, il contesto resta critico: nel Mezzogiorno il tasso di occupazione rimane sotto il 50-52%, quello di disoccupazione supera il 10% e la disoccupazione giovanile oltrepassa il 25%. A ciò si aggiunge una forte incidenza di contratti temporanei e discontinui, che in alcune regioni come la Puglia coinvolgono una quota rilevante dei nuovi rapporti di lavoro.

Nel dettaglio, il bonus donne – che può arrivare fino a 800 euro mensili per 24 mesi nelle aree ZES – viene giudicato potenzialmente incisivo sul piano economico, ma fortemente limitato da requisiti di accesso stringenti, come lo stato di disoccupazione prolungata e l’assenza di licenziamenti recenti. Condizioni che, secondo Assi, rischiano di escludere proprio una parte significativa delle lavoratrici del Mezzogiorno, spesso inserite in percorsi lavorativi intermittenti.

Criticità analoghe vengono evidenziate anche per il bonus giovani, che non includerebbe l’apprendistato, considerato invece uno dei principali canali di ingresso stabile nel mercato del lavoro per i più giovani. Per il sistema produttivo del Sud, sottolinea, si tratterebbe di una limitazione rilevante.

Un ulteriore punto critico riguarda la misura ZES, circoscritta alle imprese con meno di dieci dipendenti, una scelta che secondo Confapi rischia di escludere una parte significativa del tessuto produttivo reale, composto da micro e piccole imprese strutturate.

Positivo invece il richiamo al principio del “salario giusto”, inteso come tutela di condizioni retributive coerenti con la contrattazione collettiva e come strumento di contrasto alla concorrenza sleale. Tuttavia, viene sottolineata la necessità di evitare nuovi carichi burocratici per le imprese.

In conclusione, Assi definisce il provvedimento più come una proroga potenziata delle misure esistenti che una vera riforma del lavoro. Il limite principale, secondo Confapi Puglia, resta la distanza tra la struttura degli incentivi e la realtà del mercato del lavoro meridionale, caratterizzato da stagionalità, discontinuità occupazionale e forte presenza di PMI.

“Nel Mezzogiorno – conclude Assi – più che aumentare gli incentivi, serve renderli realmente utilizzabili. Solo così possono diventare uno strumento concreto di sviluppo e non un’occasione mancata.”