Bari, Coldiretti in piazza davanti alla Prefettura: protesta contro speculazioni su grano e olio
BARI - Gli agricoltori della Coldiretti sono scesi dalle campagne fino al centro di Bari per manifestare davanti alla Prefettura, chiedendo interventi urgenti contro le dinamiche speculative che, secondo l’organizzazione, stanno facendo crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e grano, prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano.
Nel corso della protesta, i rappresentanti degli agricoltori hanno denunciato la presenza di “trafficanti” e pratiche di mercato ritenute opache, accusate di deprimere i compensi riconosciuti ai produttori e di mettere in difficoltà le aziende agricole nazionali, già provate dall’aumento dei costi e dalle tensioni internazionali.
Coldiretti ha sottolineato come speculazioni, frodi e mancanza di trasparenza possano avere effetti non solo economici ma anche sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti destinati al consumo, chiedendo maggiore tracciabilità e controlli più rigorosi sull’origine delle materie prime, oltre al rispetto del principio di reciprocità nelle importazioni.
Una delegazione di Coldiretti Puglia è stata ricevuta dal prefetto di Bari, Francesco Russo, al quale è stato consegnato un documento con le principali richieste della mobilitazione. La manifestazione barese si inserisce in una protesta nazionale che ha coinvolto numerosi capoluoghi di regione, con presidi davanti alle Prefetture.
Tra le città interessate figurano Roma, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia, Campobasso e Potenza, in un’azione coordinata su tutto il territorio nazionale.
Secondo il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, dalla regione arriva un segnale forte contro le distorsioni del mercato che colpiscono due produzioni chiave del Made in Italy come olio e grano. L’organizzazione chiede misure immediate per contrastare le pratiche sleali e garantire prezzi equi agli agricoltori.
Tra le criticità segnalate anche la forte sproporzione tra i prezzi riconosciuti alla produzione e quelli finali al consumo, con il grano pagato anche meno dei costi di produzione e la pasta venduta a prezzi significativamente più elevati lungo la filiera.