Data breach Trenitalia, l’allarme dell’avvocato Andrea Lisi: “Attacco gravissimo, la sicurezza digitale è una responsabilità collettiva”


LECCE – “Non può essere minimizzato né derubricato a semplice incidente informatico”. È il commento dell’avvocato Andrea Lisi, titolare dello Studio Legale Lisi di Lecce, presidente di ANORC Professioni e direttore del progetto DIGEAT, intervenuto sul data breach che ha coinvolto Trenitalia.

Per Lisi la violazione rappresenta un episodio di particolare gravità perché riguarda un’infrastruttura strategica per il Paese: “Ancora una volta un’infrastruttura critica per il nostro Sistema Paese è stata oggetto di un attacco che non può essere minimizzato. Si tratta di una violazione che colpisce il cuore della nostra resilienza nazionale, con implicazioni che vanno ben oltre i dati compromessi”.

L’esperto di diritto applicato all’informatica richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare la cultura della sicurezza digitale, superando una visione esclusivamente tecnologica del problema. “È urgente e non più rinviabile elevare a livelli altissimi l’attenzione sulla cyber protection e sulla security. Non si tratta di compartimenti stagni, ma di due discipline che devono necessariamente collaborare attraverso team interdisciplinari capaci di presidiare non solo la componente tecnologica, ma soprattutto il fattore umano, che resta l’anello più debole della catena della custodia dei dati”.

Secondo Lisi, la gestione trasparente della comunicazione rappresenta un elemento essenziale dopo una violazione di dati personali. “È bene che oggi si stia procedendo con la massima trasparenza nel comunicare l’accaduto e nell’allertare tutti i soggetti coinvolti nel data breach. Si tratta di un dovere previsto dagli articoli 33 e 34 del GDPR, ma anche di un dovere istituzionale e deontologico”.

L’obiettivo, sottolinea l’avvocato, è consentire a cittadini, imprese e professionisti di difendersi da possibili conseguenze dell’attacco, in particolare da tentativi di phishing e social engineering che potrebbero sfruttare le informazioni sottratte.

Tuttavia, Lisi evidenzia anche alcuni aspetti migliorabili nella comunicazione agli utenti coinvolti: “A livello di completezza e trasparenza ci sarebbe qualcosa da migliorare: sarebbe un diritto degli interessati poter contattare agevolmente il Data Protection Officer o conoscere con precisione la data dell’evento”.

Nel suo intervento Lisi allarga poi la riflessione al rapporto tra cittadini e protezione dei dati personali, evidenziando quello che definisce “un paradosso contemporaneo”: “Mentre ci indigniamo giustamente per violazioni di sistemi protetti, quotidianamente pubblichiamo sui social network, in modo volontario e spesso spensierato, una mole enorme di dati personali, anche intimi”.

Abitudini, relazioni, luoghi frequentati, immagini, opinioni e informazioni sensibili vengono spesso condivisi senza una reale consapevolezza dei rischi, contribuendo a indebolire la sicurezza complessiva dell’ambiente digitale.

“La vera cultura della sicurezza – conclude Andrea Lisi – non può essere solo reattiva, né demandata esclusivamente a firewall e protocolli crittografici. Deve essere culturale prima ancora che tecnica: deve partire dalla consapevolezza individuale e organizzativa, dalla formazione continua e dalla responsabilità condivisa”.

Per il presidente di ANORC Professioni la protezione delle infrastrutture strategiche e dei dati dei cittadini non rappresenta un semplice costo, ma “un investimento strategico sulla sovranità e sulla sicurezza nazionale”, una sfida che coinvolge istituzioni, aziende e cittadini.