LeccePedala contesta le scelte dell’amministrazione comunale: ciclisti senza sicurezza


“Come fare le ciclabili senza fare le ciclabili”. “Non sono queste le piste che vogliamo. Fate la città 30”. Clamorosamente ignorato il Regolamento viario del nuovo Pums. Via Zanardelli non conforme al Codice della Strada

LECCE - Il clamoroso caso di via Zanardelli è soltanto l’ultimo di una serie di azioni messe in atto per depotenziare di fatto il piano per la rete ciclabile cittadina che stenta a prendere forma nonostante i cospicui finanziamenti a disposizione del Comune di Lecce. È la denuncia del movimento di cittadinanza attiva LeccePedala che sottolinea come non siano affatto queste le tipologie di piste e percorsi ciclabili che possano garantire la sicurezza dei ciclisti e incentivare la mobilità sostenibile in città.

“Le ultime varianti ai progetti brillano per fantasia spaziando dall’attraversamento di un parco (l’accesso sarà garantito solo nelle ore d’apertura???) fino alla realizzazione di zig-zag sul rettilineo di via Imperatore Adriano con un tocco di azzurro, fino alla corsia ciclabile di via Dalmazio Birago che finisce nel nulla”, sottolinea Adriana De Carlo, portavoce di LeccePedala, “tutti interventi accomunati dalla filosofia di ‘fare le piste ciclabili senza fare le piste ciclabili’, modalità che forse assicura di non perdere i cospicui finanziamenti ma che non assicura la funzionalità delle piste”. Se proprio non si vogliono realizzare piste in sede propria facendo a meno di qualche parcheggio come avviene in Europa a tutte le latitudini, sarebbe molto più opportuno optare per la soluzione della città 30, ridisegnando la viabilità e lo spazio urbano mettendo al centro le esigenze di sicurezza di pedoni e ciclisti e garantendo la scorrevolezza del traffico agli automobilisti.

Nel caso specifico di via Zanardelli e di via Imperatore Adriano (ma anche molto presto di via Salandra e di via Cesare Battisti?) scegliere di realizzare le cosiddette bike lane non solo mette a repentaglio la sicurezza dei ciclisti ma viola apertamente le stesse previsioni del nuovo Codice della Strada: secondo le indicazioni del Ministero, infatti, le bike lane non possono più essere disegnate liberamente ovunque i Comuni lo ritengano opportuno. La riforma stabilisce che la corsia ciclabile (ossia solo con segnaletica orizzontale) può essere realizzata esclusivamente laddove vi sia l’impossibilità materiale di installare una pista ciclabile in sede propria o protetta da cordoli. I tecnici comunali devono dimostrare e motivare l’assenza di spazio strutturale alternativo. Tutto ciò è avvenuto? Peraltro la corsia ciclabile può essere impegnata solo “per brevi tratti” dal traffico motorizzato mentre sia su via Zanardelli sia su via Imperatore Adriano è del tutto evidente che le auto non possono circolare se non occupando stabilmente lo spazio delle corsie ciclabili.

A prescindere dalla creativa e bizzarra corsia ciclabile recentemente disegnata, via Zanardelli risulta non conforme al Codice della Strada che, nel caso di strade urbane con due file di parcheggi in linea, esplicitamente prevede che la corsia centrale sia “non inferiore a tre metri di larghezza” e qui la misura della carreggiata varia da 2.70 a 2.80 m, ben al di sotto della soglia prevista. Per rispettare le norme (e per la sicurezza stradale di tutti gli utenti della strada, automobilisti compresi), la sosta sul margine sinistro va urgentemente rimossa e dunque rimarrebbe lo spazio necessario per realizzare una pista ciclabile monodirezionale in sede propria.

Come se non bastasse, nella conformazione attuale, risultano palesemente violate le disposizioni del Regolamento viario del Comune di Lecce adottato dalla stessa amministrazione Poli Bortone insieme al Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile). Nello stabilire le classificazioni delle strade urbane, il regolamento esplicitamente prevede per le corsie ciclabili “un limite minimo di 2,00 m per la parte di corsia destinata al transito veicolare e di 1,00 m per la corsia ciclabile” e ancora che “tutti i percorsi ciclabili devono essere evidenziati con una diversa colorazione del fondo stradale, a tutela della riconoscibilità e visibilità dello spazio ciclabile”. A che serve varare strumenti di programmazione se poi vengono puntualmente ignorati?

“Questi interventi disarmonici sono degni delle scene di un cartone animato”, rimarca Adriana De Carlo, “e sono frutto dell’ostinata volontà di eludere il confronto con le associazioni dei ciclisti urbani, come dimostrano le ripetute segnalazioni rimaste lettera morta relative alla sicurezza dei ciclisti e alla realizzazione di una vera rete ciclabile cittadina”.

Se proprio non si è in grado di rispettare Codice della Strada e Pums, forse sarebbe il caso che almeno l’amministrazione Poli Bortone ascoltasse le parole del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini della sua stessa parte politica che in una dichiarazione riportata sul sito del Ministero usa giudizi che ben attengono a quanto si sta realizzando a Lecce: “Il richiamo alla ragionevolezza vale per tutti, anche per evitare l’eccessiva avventatezza nella realizzazione di piste ciclabili inadeguate, che sono tutto tranne che sicure: ci sono casi di percorsi ricavati solo con qualche pennellata sull’asfalto, in mezzo a strade trafficate, per poter dire ‘c’è la corsia dedicata alle bici’ senza che ci sia reale tutela per le due ruote”. Ovvero come fare le ciclabili senza fare le ciclabili. Un palese inganno, una truffa per i ciclisti urbani e per chi ha finanziato i progetti.