Nardò, sabato 4 luglio inaugurazione della mostra' Arbores sacrae – L’immanenza della natura'
NARDO' (LE) - La mostra, insieme all’esposizione “Animali di Luce” che sarà inaugurata il 4 agosto a Nardò, alla Chiesa di San Trifone, rientra nel progetto più ampio dal titolo “Tarshito e il Sacro”, iniziato nel 2025 con le tre mostre personali tenute nel 2025 nel Salento: rispettivamente “Mare sacro” a Galatina, “Oro come luce divina” a Melendugno, “Una nuova umanità” a Nardò.
Come sottolinea Cecilia Pavone nel suo testo critico: “Tarshito interpreta l’albero sacro in chiave contemporanea. E lo fa da una prospettiva immanentistico-panteista della natura, concepita come organismo vivente corrispondente alla divinità, ma anche attraverso un costante richiamo alla mistica orientale ed a un peculiare sincretismo religioso e culturale, focalizzandosi comunque sul simbolismo induista e buddista”. “L’artista – prosegue la critica d’arte - crea delle vere e proprie teofanie, riflesse in opere composte da ampi rotoli di tela e da altri di tessuto, che costituiscono la base di delicati dipinti materici in acrilico e inchiostro di china”.
La riscoperta della sfera del sacro attraverso il rapporto simbiotico con la natura è al centro della poetica di Tarshito, protagonista della mostra “Arbores sacrae – L’immanenza della natura”, che sarà inaugurata sabato 4 luglio, alle 20, al Castello Acquaviva di Nardò (Le). L’esposizione, a cura di Cecilia Pavone, è costituita da un’attenta selezione di opere pittoriche e scultoree - realizzate da Tarshito in collaborazione con esperti artigiani coreani, giapponesi, arabi e italiani - sul tema dell’albero sacro, simbolo ancestrale di immortalità, rinascita e fertilità nelle religioni e nelle culture delle civiltà antiche e contemporanee, risalente alla tradizione biblica. Il percorso espositivo si snoda in diversi lavori, tra dipinti su ampi rotoli di tela o di tessuto e sculture dorate ed in ceramica di diverse dimensioni, che ripercorrono la simbologia dell’albero sacro e del giardino sacro, tratta soprattutto dalla tradizione induista e buddista.
La sacralità della natura nel pensiero di Tarshito, dunque, è concepita secondo una prospettiva immanentistico-panteista (secondo la celebre espressione formulata da Spinoza, “Dio sive Natura”, ovvero “Dio o natura”, che indica la coincidenza della divinità con la natura). La sua opera riflette, poi, i valori dell’apertura dialogo interculturale e della contaminazione tra culture differenti ed è foriera dei messaggi francescani di amore, fratellanza e pace universale alla base della sua visione di una Nuova Umanità e di un nuovo mondo possibile.
“Nel mio Giardino Sacro – sostiene Tarshito - ogni albero è un essere spirituale, un ponte tra cielo e terra, un custode di memorie e visioni. Il giardino, in questa visione, è un territorio interiore prima ancora che esteriore: uno spazio in cui le radici affondano nel sacro e i rami si aprono alla luce”. “Ogni opera – precisa l’artista - è un gesto di questa relazione: un modo per piantare simbolicamente la bellezza nel mondo. L’albero diventa preghiera verticale, il giardino diventa offerta, e l’arte un linguaggio che ricorda l’unità del vivente”.
La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 2 agosto 2026. Orari: tutti i giorni ore 10-13 e 17-20. Info: tel.0833.87004.
