Natuzzi, L’Abbate attacca il Governo: “Fermare la delocalizzazione, servono garanzie per lavoratori e territorio”
BARI - Si è svolto oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il tavolo dedicato alla vertenza Natuzzi, convocato dopo l’annuncio dell’azienda relativo alla possibile chiusura di tre stabilimenti in provincia di Bari e al trasferimento di una parte della produzione in Romania. Un confronto che, secondo il deputato Giuseppe L’Abbate, lascia aperti numerosi interrogativi sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti.
L’incontro arriva al termine di settimane di tensione, culminate con lo sciopero aziendale che ha registrato un’adesione totale del personale. Sul tavolo restano le misure già ipotizzate dall’azienda, tra cui il prepensionamento di circa cento dipendenti e la cessione dello stabilimento di Ginosa a Ecologistic Spa, operazione che consentirebbe il riassorbimento di 40 lavoratori.
Secondo quanto emerso durante il confronto al Mimit, una parte significativa della produzione sarà trasferita in Romania per almeno dodici mesi. Nessuna certezza, però, è stata fornita sul ritorno delle lavorazioni in Italia una volta concluso questo periodo.
“Il punto più preoccupante – sostiene L’Abbate – è che si chiedono sacrifici immediati ai lavoratori senza offrire alcuna garanzia concreta sul loro futuro. Ho avuto la sensazione che il Governo consideri inevitabili le scelte industriali dell’azienda, quasi fossero un dato immodificabile”.
Per il parlamentare, le istituzioni dovrebbero assumere un ruolo più incisivo nella gestione della crisi. “Non possiamo assistere passivamente a processi di delocalizzazione che rischiano di impoverire il tessuto produttivo nazionale. Il Governo deve pretendere impegni chiari sulla salvaguardia dell’occupazione e sulla permanenza delle attività produttive in Italia”.
L’Abbate richiama inoltre le difficoltà legate a un eventuale intervento pubblico attraverso Invitalia. Essendo Natuzzi una società quotata alla Borsa di New York, l’ingresso di soggetti pubblici nel capitale dipende infatti dalla volontà degli azionisti, limitando di fatto i margini di manovra delle istituzioni.
“Quello che manca oggi è una vera visione industriale – aggiunge –. Si parla di riduzione dei costi, incentivi all’esodo e trasferimenti produttivi, ma troppo poco di investimenti, rilancio e prospettive per i lavoratori e per i territori che hanno contribuito alla crescita dell’azienda”.
Il deputato conclude assicurando il proprio impegno nel seguire da vicino l’evoluzione della vertenza. “Le lavoratrici e i lavoratori di Natuzzi meritano rispetto e risposte concrete. Continuerò a chiedere al Governo un’assunzione di responsabilità più forte e coraggiosa affinché il risanamento aziendale non si trasformi nell’ennesima crisi pagata da chi lavora”.
