'Vasco prima del mito: la giovinezza come scintilla', recensione del fumetto 'Vasco Rossi - La rabbia giovane'


FILIPPO GIGANTE
- C’è un rischio evidente, quando si racconta Vasco Rossi a fumetti: trasformare il rocker di Zocca in una figurina celebrativa, addomesticare la sua irregolarità, mettere in cornice ciò che per natura nasceva fuori cornice. “Vasco Rossi - La rabbia giovane”, primo volume del progetto Bonelli “Vasco. Una favola lunga una vita”, sceglie invece una strada più interessante: non parte dal monumento, ma dal ragazzo. Dal punto in cui il mito non esiste ancora e al suo posto ci sono provincia, desiderio, ostinazione, radio libere, primi concerti, cadute e conquiste. Il volume uscito in libreria, fumetteria e store online è presentato come la biografia ufficiale a fumetti di Vasco Rossi.

La sceneggiatura di Barbara Baraldi lavora su una materia fragile: la vita vera quando è già diventata immaginario collettivo. Baraldi, già legata all’universo vaschiano attraverso “Jenny” per Dylan Dog, non sembra interessata alla cronaca fredda né alla sequenza ordinata delle tappe. Cerca piuttosto il nervo emotivo di una formazione: il momento in cui un ragazzo decide che la musica non sarà un ornamento della vita, ma la vita stessa. La definizione di “viaggio dell’eroe”, usata dall’autrice per presentare il libro, è efficace purché la si intenda non in senso retorico, ma popolare: l’eroe qui non nasce predestinato, nasce inquieto.

I disegni di Sergio Gerasi e Flavia Biondi sono il secondo asse del racconto. La Bonelli sottolinea la loro diversità complementare: due sguardi capaci di restituire le molte anime del protagonista. È una scelta coerente con Vasco, artista da sempre difficile da ridurre a una sola postura: sfacciato e vulnerabile, provocatorio e sentimentale, sfrontato e malinconico. Nel passaggio alla pagina disegnata, la biografia diventa così interpretazione, non semplice illustrazione. Ed è proprio qui che il fumetto trova la sua ragione: non “riprodurre” Vasco, ma dare forma grafica alla sua energia, alla sua fame, alla sua rabbia giovane.

Il libro funziona meglio quando lascia intravedere il contrasto tra la piccola geografia di partenza, Zocca, e la sproporzione del sogno. La favola evocata dal progetto non cancella la fatica: la illumina. In questo senso, “La rabbia giovane” parla anche a chi non appartiene alla comunità dei fan. Perché dietro il nome Vasco Rossi c’è un tema più largo: il momento in cui una generazione scopre che si può prendere parola, occupare frequenze, inventare una voce, anche quando tutto intorno suggerisce prudenza.

L’operazione editoriale ha ambizione dichiarata: tre volumi a colori, ciascuno dedicato a ripercorrere vita e carriera del cantante, con una sezione di pagine extra fatta di materiali d’archivio, scritti autografi e immagini storiche. Questo primo tomo, in formato cartonato 22 x 30 cm, conta 112 pagine a colori e si presenta anche come oggetto da conservare, non solo da leggere.

Il pregio maggiore del volume sta nel non separare mai la biografia dalla memoria collettiva. Vasco, qui, non è soltanto un personaggio: è un paesaggio emotivo italiano. Le sue canzoni hanno attraversato famiglie, adolescenze, autoradio, stadi, solitudini. Il fumetto prova a intercettare proprio quel punto in cui la vicenda individuale diventa patrimonio comune. Non tutto, naturalmente, può essere risolto in cento pagine: la densità di una vita come quella di Vasco impone selezioni, ellissi, accelerazioni. Ma il primo capitolo ha il merito di individuare il baricentro giusto: prima della leggenda c’è la necessità di cantare.

“Vasco Rossi - La rabbia giovane” è dunque meno una biografia illustrata che un racconto di origine. Non santifica il Blasco: lo riporta al punto d’incandescenza in cui una voce cerca se stessa. Ed è lì, prima dei record e degli stadi, che Vasco torna sorprendentemente vicino.