Festival Giornalisti del Mediterraneo, Edizione numero 18: Libertà di stampa, diritto acquisito? Non sempre


Ad Otranto dall’1 al 4 settembre. Tra gli ospiti il presidente FNSI Di Trapani e Shelly Kittleson, freelance rapita a marzo a Baghdad

Il Festival Giornalisti del Mediterraneo entra nella sua maggiore età: quella del 2026, dall’1 al 4 settembre nel consueto scenario cosmopolita di Otranto, è infatti la sua diciottesima edizione. Che sceglie di tornare a trattare temi di inderogabile urgenza: “Un’attitudine che il nostro festival non ha mai smesso, in tutta la sua storia, essendo per definizione luogo del confronto su ciò che realmente pesa, al momento, nel dibattito sull’informazione”, spiega il patron Tommaso Forte. “E il tema della libertà di stampa, di certo, è uno degli argomenti che in tempi destabilizzati e destabilizzanti come questi merita un occhio attento alla situazione”.

Non solo per gli accadimenti internazionali, che di certo non lasciano dormire sonni tranquilli in generale, di riflesso anche per la libertà di stampa: che non è – come comunemente potrebbe credersi – materia che interessi esclusivamente i professionisti dell’informazione. “La libertà di stampa non riguarda i giornalisti. La libertà di stampa appartiene ai cittadini. Madri e padri costituenti ne hanno fatto uno dei pilastri della nostra democrazia proprio per affermare che niente e nessuno avrebbe mai più dovuto mettere a rischio il diritto dei cittadini a essere informati”. Così Vittorio di Trapani, giornalista Rai eletto presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana nel febbraio 2023. Per questo motivo, aggiunge Di Trapani, che sarà ospite della manifestazione otrantina il primo settembre, “è fondamentale che questi temi siano al centro di appuntamenti come il Festival Giornalisti del Mediterraneo: l'incontro tra cronisti e pubblico è fondamentale per rinnovare una alleanza in difesa delle nostre libertà, dei nostri diritti, della nostra Costituzione”.

Largo Porta Alfonsina – il luogo in cui la kermesse otrantina si svolge ogni anno - ospiterà incontri e dibattiti che vedranno ospiti giornalisti italiani e stranieri, analisti, scrittori ed esponenti istituzionali, anche su altri temi centrali come i conflitti geopolitici in corso, la crisi ambientale e climatica, i diritti umani, i nuovi linguaggi dell'informazione. Ma argomento ricorrente sarà appunto l’urgenza di una stampa libera e al sicuro dalle storture dei regimi: lo insegna il caso della giornalista americana Shelly Kittleson, freelance che racconta da anni il Medio Oriente e i luoghi critici di quell’area: Afghanistan, Siria e Iraq, Rapita nel marzo scorso a Baghdad da un gruppo armato e liberata dopo una settimana di prigionia - esperienza che ha reso ancor più evidente il rischio affrontato da chi racconti le aree di crisi sul campo – Kittleson, che ha vissuto a Roma e parla italiano, sarà ospite del festival otrantino il 4 settembre, portando una testimonianza diretta delle difficoltà che si trova a gestire chi faccia informazione nei luoghi “caldi” del pianeta. Ma anche la crescente sfiducia degli stessi cittadini nei confronti dell’informazione, a vantaggio di una presunta oggettività dei social tutta da dimostrare: “L'idea che non c’è più bisogno di giornalisti sul campo al livello internazionale nell’età del internet è pericolosa, come quella secondo la quale si può fare giornalismo con poche risorse e/o senza rischi. La professione del giornalista che cerca di capire i fatti lavorando sul campo in Paesi in conflitto e aree di crisi è altamente rischiosa e costosa di per sé. Chi erode fiducia nella professione o vede egoisticamente un'opportunità nell’impedire alla stampa di fare il suo lavoro, come quelli che considerano solo uno scherzo l’insultare e il colpevolizzare i media”, conclude la giornalista Usa, “la rendono ancora più pericolosa. Sono atteggiamenti che rendono meno accessibili informazioni preziose, riducendo gli spazi democratici. E che - a volte - possono costare la vita”.