Il Premio Bacco dei Borboni del Festival della Valle d’Itria al direttore d’orchestra Antonio Florio

(Ph Cinzia Coppolecchia)

La cerimonia il 26 luglio al Park Hotel San Michele di Martina Franca. Nella stessa giornata a Palazzo Ducale la prima replica del dittico “Pulcinella” di Stravinskij / “La favola di Orfeo” di Casella

Tradizionale appuntamento del Festival della Valle d’Itria è il Premio “Bacco dei Borboni”, curato dall’associazione Circolo Voltaire di Martina Franca, che fin dal 1978 viene assegnato ogni anno in occasione del Festival all’artista più “popolare” dell’edizione in corso. Il premio vanta nel suo albo d’oro nomi di grande prestigio nazionale e internazionale. Quest’anno a ricevere il premio, nella cerimonia al Park Hotel San Michele domenica 26 luglio (ore 18.30), sarà il direttore d’orchestra Antonio Florio, impegnato nell’opera Il schiavo di sua moglie (1671) di Francesco Provenzale alla guida della orchestra Cappella Neapolitana. Con questa produzione si realizza la prima rappresentazione in tempi moderni di una delle opere principali del più importante musicista napoletano del Seicento, cui Florio ha dedicato per decenni studi e ricerche.

La sua è la seconda presenza al Festival, dopo aver curato e diretto nel 1990, sul podio della Cappella della Pietà dei Turchini, il progetto musicale, coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano, Lo cunto de li cunti, ovvero Lo trattenimento de Peccerille di Giambattista Basile, dalla celebre raccolta seicentesca di fiabe napoletane che Florio ha valorizzato con le sonorità, le cantate e lo spirito dell’epoca barocca.

La partecipazione di Florio all’edizione del 2026 si contraddistingue non solo per aver riscoperto una vera e propria rarità del repertorio barocco, ma anche per l’accurato lavoro di formazione e preparazione delle giovani voci dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca impegnate nella produzione dell’opera.

Nato a Bari, Florio riceve una formazione classica diplomandosi in violoncello, pianoforte e composizione al Conservatorio di Bari sotto la guida di Nino Rota. Approfondisce poi lo studio degli strumenti antichi e della prassi esecutiva barocca. Nel 1987 fonda l’ensemble i Turchini, oggi Cappella Neapolitana, dedicandosi all’attività concertistica e alla ricerca musicologica sul repertorio napoletano dei secoli XVII e XVIII. Tra i molti titoli riscoperti da Florio: La colomba ferita (1670), Il schiavo di sua moglie (1671) e La Stellidaura vendicante (1674) di Francesco Provenzale; Il disperato innocente di Francesco Boerio (1673); La finta cameriera di Gaetano Latilla (1673); Li zite ‘n galera di Leonardo Vinci (1722); Il Pulcinella vendicato di Giovanni Paisiello (1767); La Statira di Francesco Cavalli (nell’edizione napoletana del 1666); Motezuma di Francesco De Majo (1765). Nel 2023 ha riscoperto il primo Intermezzo comico napoletano. Ha tenuto seminari e masterclass per il Centre de Musique Baroque di Versailles, la Fondation Royaumont e il Conservatorio di Toulouse. È titolare della cattedra di Musica da Camera al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli ed è direttore artistico dello Scarlatti LAB dell’Associazione Scarlatti di Napoli. Nel 2008 ha diretto Alidoro di Leonardo Leo a Reggio Emilia e Napoli, ottenendo il Diapason d’Or e l’Orphée d’or dell’Académie du disque lyrique di Parigi, oltre al premio Luis Gracia Iberni per la migliore direzione musicale. Nel 2018 ha diretto L’Orfeo di Monteverdi al Regio di Torino. Per il 2024 e 2025 si segnalano le incisioni per Warner e Pentatone con i solisti Ian Bostridge e Rosa Feola. Dal 2025 è Accademico effettivo dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma.

PRIMA REPLICA DEL DITTICO PULCINELLA / LA FAVOLA DI ORFEO

La giornata si completa a Palazzo Ducale (ore 21) con la prima replica del dittico Pulcinella di Stravinskij / La favola di Orfeo di Casella che ha inaugurato il Festival, due lavori in un atto unico che reinterpretano il mito e la tradizione classica in chiave novecentesca e che ci portano alle radici della nostra cultura. Pulcinella “balletto con canto in un atto” del 1920, venne composto da Stravinskij su commissione di Sergej Diaghilev per i Balletti russi, prendendo spunto dalle maschere della tradizione mediterranea e dalla musica di Pergolesi e del Settecento napoletano. La favola di Orfeo, di più rara esecuzione, è un’opera da camera in un atto, scritta da Casella nel 1932 su libretto di Corrado Pavolini dalla Fabula di Orfeo di Poliziano in cui si ripercorre il mito del cantore tracio, poeta tra i poeti che scende nell’Ade per tentare di riportare in vita la sua amata Euridice. Regia e coreografia sono di Jean Renshaw, artista anglo-tedesca già ospite del Festival; Nicolò Umberto Foron, promettente talento italo-tedesco, classe 1998, già affermato sulla scena internazionale e per la prima volta impegnato in Italia nella direzione di un’opera, guida l’Orchestra e il Coro del Teatro Petruzzelli di Bari, mentre la danza sarà affidata alla compagnia Eko Dance Project. Le voci principali, in entrambe le opere, sono di Chiara Mogini (Mezzosoprano/Una driade), Matteo Falcier (Tenore/Orfeo) e Roberto Lorenzi (Basso/Plutone), affiancati da tre giovani talenti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” impegnati nell’opera di Casella – Cecilia Taliani Grasso soprano (Euridice), Willingerd Giménez baritono (La voce di Aristeo), Flavia Fioretti mezzosoprano (Una baccante). Si replica il 29 luglio e il 1° agosto.