Quanto guadagna davvero un direttore in Italia nel 2026: pubblicata la prima mappa retributiva per ruolo e settore


Un'analisi che colma un vuoto informativo reale: i dati esistono, ma sono dispersi e spesso aggregati in modo fuorviante

MILANO - Parlare di stipendi, in Italia, è ancora un mezzo tabù. Eppure le informazioni retributive sono tra le più cercate dai professionisti senior, e tra le meno accessibili in forma accurata e disaggregata. Adami & Associati, società di executive search specializzata nella ricerca e selezione di profili manageriali e direttoriali, ha incrociato le principali fonti disponibili come Osservatorio JobPricing per Manageritalia, Glassdoor, Hays Salary Guide, Michael Page, e dati INPS 2024, per restituire una fotografia il più possibile realistica del mercato retributivo dei profili direttoriali in Italia nel 2026.

Il dato di partenza: una media che nasconde una dispersione enorme

La RAL media dei dirigenti privati italiani si attesta a 106.600 euro nel 2025, secondo il JP Salary Outlook 2026 dell'Osservatorio JobPricing. È un dato utile come riferimento generale, ma quasi inutile per chi deve prendere decisioni concrete su un'offerta di lavoro o su una negoziazione salariale. Perché la dispersione attorno a quella media è enorme - e dipende da variabili molto precise che i dati aggregati tendono ad appiattire.

I range per ruolo: cosa dicono davvero i numeri

Per il Direttore Commerciale, i dati Glassdoor aggiornati a maggio 2026 su oltre 500 dichiarazioni indicano una RAL media di 85.000 euro, con una fascia compresa tra 65.000 euro (25° percentile) e 115.000 euro (75° percentile). I profili con responsabilità su mercati internazionali o canali complessi possono superare i 140.000 euro. La componente variabile - legata a obiettivi di fatturato e target aziendali - può incidere tra il 15% e il 30% della RAL, portando la retribuzione totale annua tra 100.000 e 150.000 euro per i profili più senior.
Per il CFO - Chief Financial Officer, la dispersione è ancora più ampia. Secondo i dati Michael Page e Glassdoor, i range 2026 variano da 70.000-120.000 euro per profili con 5-12 anni di esperienza, fino a 110.000-150.000 euro per i CFO senior con oltre 13 anni di carriera. Nelle grandi organizzazioni e multinazionali, la retribuzione totale supera frequentemente i 150.000 euro, con piani di Long Term Incentive e stock option aggiuntivi. I settori bancario, farmaceutico e assicurativo si collocano sistematicamente sopra la media; la grande distribuzione e il retail sotto. Il bonus variabile per questa figura può incidere tra il 20% e il 40% della RAL.
Per l'HR Director e CHRO, la Salary Guide di Hays e i dati HR Link aggiornati a marzo 2026 indicano una fascia retributiva compresa tra 99.000 e 142.000 euro RAL per i profili con oltre 10 anni di esperienza. Nelle aziende con 500-1.000 dipendenti, la RAL media si attesta intorno a 120.000 euro. Il bonus variabile si colloca tra il 20% e il 30%, spesso accompagnato da piani LTI nelle organizzazioni quotate. È il ruolo direttoriale con la crescita della domanda più rapida nel 2026, trainata dalla complessità crescente della gestione del capitale umano in contesti di trasformazione organizzativa.
Per il Direttore Generale, la variabilità è massima e i dati aggregati sono i meno rappresentativi. In PMI con fatturato tra 10 e 50 milioni di euro, il range si colloca tipicamente tra 80.000 e 130.000 euro RAL. Per General Manager di aziende con fatturato superiore a 100 milioni, il range sale a 150.000-250.000 euro, con pacchetti di Total Compensation che includono variabile, benefit monetizzabili e in alcuni casi partecipazione agli utili.

Le variabili che spostano davvero il numero

L'analisi di Adami & Associati identifica quattro fattori che incidono sul livello retributivo in modo più determinante del ruolo stesso.
Il primo è la dimensione aziendale: è il fattore con il maggiore impatto sulla RAL, più del settore e più dell'anzianità. Un CFO in un'azienda con 500 dipendenti guadagna mediamente il doppio di un CFO in un'azienda con 50 dipendenti, a parità di tutti gli altri fattori.
Il secondo è l'area geografica: il divario Nord-Sud rimane strutturale. Un HR Director a Milano guadagna in media il 15-25% in più rispetto allo stesso ruolo a Roma, e significativamente di più rispetto alle regioni meridionali. Per i ruoli più alti, questa differenza si riduce nelle grandi organizzazioni nazionali ma rimane rilevante nelle PMI.
Il terzo sono le competenze digitali applicate: secondo i dati JobPricing, i profili direttoriali con competenze digitali applicate a processi decisionali, trasformazioni organizzative o modelli di business negoziano RAL superiori del 15-20% rispetto a profili comparabili. La crescita retributiva prevista per il 2025-2026 è trainata proprio dai settori Energy, Consumer Goods e Finance, dove la trasformazione digitale è più avanzata.
Il quarto - e meno discusso - è il posizionamento nel processo di selezione: chi entra in una negoziazione come profilo passivo, contattato direttamente da un headhunter mentre è pienamente operativo nel proprio ruolo, ha un potere contrattuale strutturalmente superiore a chi si candida attivamente. È una variabile che incide concretamente sull'esito della negoziazione, e che quasi nessun professionista considera esplicitamente.

Il componente spesso dimenticata: il pacchetto complessivo

La RAL è solo la componente più visibile della retribuzione. Bonus variabile, auto aziendale, assicurazione sanitaria integrativa, previdenza complementare, flexible benefit, stock option e piani LTI possono rappresentare un ulteriore 10-40% della retribuzione complessiva. Chi negozia esclusivamente sulla componente fissa - senza una visione chiara del valore totale del pacchetto e del proprio posizionamento rispetto al mercato - lascia sistematicamente valore non negoziato.
"La conoscenza del mercato retributivo non è un'informazione accessoria - afferma Adami & Associati - è la base di qualsiasi negoziazione consapevole. Eppure la maggior parte dei professionisti senior entra in una trattativa con un'idea del proprio valore costruita su parametri interni, spesso disallineati rispetto a quello che il mercato sarebbe disposto a riconoscere. Colmare questo gap informativo è uno dei contributi più concreti che un processo di executive search strutturato può offrire".