"Spero nella grazia di Mattarella": l'appello dal carcere di Mario Roggero



Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori in fuga dopo l'assalto alla sua attività, torna a parlare dal carcere di Bollate, dove sta scontando la pena. Al centro delle sue parole c'è la speranza che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, valuti con attenzione la richiesta di grazia presentata nei suoi confronti.

In un'intervista rilasciata a La Stampa, Roggero afferma di confidare in un esame della sua istanza che vada oltre il clamore mediatico e le divisioni che hanno accompagnato il suo caso giudiziario. "Spero che il presidente Mattarella prenda in esame la richiesta di grazia con molta attenzione e umanità, al di là e al di sopra delle polemiche che hanno segnato la mia vicenda", dichiara.

Il caso Roggero ha diviso profondamente l'opinione pubblica sin dall'aprile 2021, quando il gioielliere inseguì e sparò contro tre rapinatori che stavano fuggendo dopo aver messo a segno un colpo nella sua gioielleria. Due di loro morirono, mentre un terzo rimase gravemente ferito. La magistratura ha stabilito che l'azione non potesse essere ricondotta alla legittima difesa, poiché il pericolo era ormai cessato nel momento in cui i malviventi erano in fuga.

Oggi Roggero racconta la quotidianità della sua detenzione. A raccogliere le sue parole è stato il senatore della Lega Giorgio Bergesio, che nei giorni scorsi lo ha incontrato nel penitenziario milanese. L'ex gioielliere descrive una routine scandita dagli orari del carcere e dalla convivenza con gli altri detenuti.

"Dalle 8 alle 21 noi detenuti possiamo rimanere all'esterno delle celle e muoverci, ma sempre nel rispetto degli spazi consentiti", spiega Roggero, sottolineando come la vita dietro le sbarre imponga regole rigide e un continuo adattamento.

Nonostante le difficoltà, racconta di aver instaurato rapporti improntati al rispetto reciproco con gli altri reclusi. "Riesco a dialogare serenamente con le altre persone recluse, anche se in quest'ambiente trovare un equilibrio nei rapporti non è affatto semplice", afferma.

La richiesta di grazia rappresenta ora l'ultima possibilità per ottenere una riduzione o l'estinzione della pena. L'eventuale concessione è una prerogativa del Presidente della Repubblica e segue un iter complesso, che tiene conto di valutazioni giuridiche, umanitarie e istituzionali. Nel frattempo, il caso Roggero continua ad alimentare il dibattito sul confine tra legittima difesa e uso della forza, un tema che negli ultimi anni ha acceso il confronto politico e giuridico in Italia.