Alluvione devastante tra Tibet e Nepal: almeno 160 morti, centinaia di dispersi

27 agosto 2026 – È una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi anni nell’Himalaya. Una devastante alluvione ha colpito il confine tra Nepal e Tibet, trascinando via case, ponti, strade e interi tratti di infrastrutture. Il bilancio provvisorio è di almeno 160 morti, ma il numero delle vittime potrebbe aumentare sensibilmente nelle prossime ore.

A preoccupare sono soprattutto i dispersi. Secondo gli ultimi aggiornamenti delle autorità nepalesi, 823 persone risultano ancora irraggiungibili, tra cui 579 turisti. Le operazioni di soccorso sono rese estremamente difficili dalla distruzione delle strade e dei ponti e dall’impossibilità, in alcune aree, di raggiungere le persone rimaste isolate.

La tragedia si è consumata in pochi minuti. Una gigantesca massa di acqua, fango, ghiaccio e detriti ha travolto le vallate himalayane, trasformando i corsi d’acqua in veri e propri torrenti di distruzione. Interi insediamenti sono stati sommersi e numerose infrastrutture sono state spazzate via.
Il crollo del ghiacciaio

All’origine del disastro ci sarebbe il crollo di un ghiacciaio, che avrebbe provocato una gigantesca colata di detriti e acqua verso valle. L’evento era stato inizialmente interpretato come un terremoto, ma l’United States Geological Survey (USGS) ha successivamente collegato la scossa di magnitudo 5.2 al collasso glaciale e alla conseguente colata di detriti.

La massa d’acqua e detriti ha raggiunto le aree a valle con una violenza impressionante, lasciando dietro di sé soltanto fango, macerie e distruzione. Le immagini diffuse dalla zona mostrano interi villaggi sommersi e infrastrutture completamente devastate.

La situazione resta particolarmente grave anche sul versante tibetano. Le autorità cinesi hanno riferito di vittime e centinaia di persone ancora disperse nell’area di Gyirong, mentre proseguono le ricerche con squadre di soccorso, veicoli, cani e mezzi specializzati.

La Farnesina: “I due italiani coinvolti stanno bene”

Grande attenzione anche alla presenza di cittadini italiani nell’area. Sul sito “Dove siamo nel mondo” dell’Unità di crisi della Farnesina risultano registrati circa 90 italiani tra Nepal e Tibet.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato sulle loro condizioni: i due italiani che risultano coinvolti nella zona della calamità sono in buone condizioni.

Intanto diversi Paesi stanno monitorando la situazione dei propri cittadini. Tra le persone ancora irreperibili figurano turisti e pellegrini provenienti da numerosi Paesi, con una presenza particolarmente significativa di cittadini indiani, statunitensi, australiani, britannici e canadesi.

Gli Stati Uniti stanziano 500mila dollari

Di fronte alla gravità dell’emergenza, è arrivato anche il sostegno internazionale. Gli Stati Uniti hanno annunciato lo stanziamento di 500mila dollari per assistere la popolazione colpita dall’alluvione, destinando le risorse alle necessità di emergenza, tra cui ripari, acqua, servizi igienico-sanitari e altri aiuti essenziali.

Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono senza sosta. Il timore è che il bilancio della tragedia possa diventare ancora più pesante, mentre migliaia di soccorritori cercano di raggiungere le aree isolate e verificare le condizioni delle centinaia di persone ancora disperse.