Ex Ilva, Andrea scrive a Decaro: «Sono il più piccolo degli undici ricorrenti che hanno vinto a Milano»


TARANTO
– Ha 13 anni ed è affetto da una malattia rarissima legata a una mutazione del gene Sox4. Si chiama Andrea ed è il più giovane degli undici ricorrenti che, insieme alle loro famiglie, hanno promosso l'azione inibitoria nei confronti dell'ex Ilva di Taranto.

In un video-appello pubblicato dall'associazione “Genitori Tarantini”, il ragazzo legge una lettera indirizzata al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, raccontando in prima persona la sua esperienza e il percorso che lo ha portato, insieme agli altri ricorrenti, davanti ai giudici.

«Sono il più piccolo degli undici ricorrenti che hanno vinto a Milano», scrive Andrea nella lettera. «Io ci sono stato a tutte le udienze, aspettando nei corridoi del Tribunale».

Il riferimento è alla decisione della Corte d'Appello di Milano, che il 27 luglio ha accolto le richieste dei ricorrenti disponendo la chiusura dell'area a caldo dell'ex Ilva entro il 28 ottobre.

Andrea è tra gli undici ricorrenti insieme alla madre, Simona Peluso. La loro iniziativa giudiziaria è nata nel contesto della lunga battaglia sul rapporto tra l'attività dello stabilimento siderurgico e la tutela della salute della popolazione di Taranto.

Nel video diffuso dai “Genitori Tarantini”, il tredicenne porta così la propria testimonianza direttamente al centro del dibattito istituzionale, rivolgendosi al presidente della Regione e richiamando l'attenzione sulle conseguenze che la vicenda dell'ex Ilva continua ad avere sulla vita delle persone e, in particolare, dei più giovani.

La pronuncia della Corte d'Appello di Milano rappresenta intanto un passaggio significativo nel contenzioso giudiziario. La scadenza fissata per il 28 ottobre mette ora al centro della discussione il futuro dell'area a caldo dello stabilimento e le decisioni che dovranno essere assunte dalle istituzioni.

Al centro della vicenda rimane il tema della tutela della salute, insieme alla necessità di individuare un equilibrio tra attività industriale, occupazione e diritto dei cittadini a vivere in un ambiente sicuro.