Visioni del Sud, al Castello Volante un viaggio tra memoria, paesaggi e identità
CORIGLIANO D'OTRANTO - C’è un Sud che torna ai luoghi d’origine, riapre gli archivi, attraversa paesaggi e memorie e guarda al presente attraverso le immagini. È il Sud raccontato da “Visioni del Sud”, il percorso espositivo visitabile fino al 15 ottobre al Castello Volante di Corigliano d’Otranto, nel Leccese.
La mostra, inaugurata a metà luglio nell’ambito della XXIII Festa di Cinema del reale e dell’irreale, riunisce nove progetti tra fotografia, video, illustrazione, installazioni e nuove produzioni. In esposizione “Still Here” di Piero Percoco, “Come mio padre nella casa di suo padre” di Marco Cazzato, “Altera Italia” di Alessia Rollo, “Stagioni” di Cosimo Terlizzi, “L’isola degli arrusi” di Luana Rigolli, “Vulcano” di Efrem Barrotta, “Vie” di Dorian Dakhlia, “Le visioni di Gennariello” di Sophia Giustizieri, con le musiche di Albis Umbra, e “Dacci oggi la nostra plastica quotidiana” di Maurizio Buttazzo.
Il percorso attraversa paesaggi, memorie familiari, immagini d’archivio, rituali, identità marginalizzate e rapporti con il mondo naturale. Il Castello Volante e il borgo diventano così un laboratorio di ricerca e sperimentazione, dove le immagini non si limitano a raccontare ciò che è stato, ma diventano strumenti per leggere le trasformazioni e le contraddizioni del presente.
Ideato da Big Sur e curato da Francesco Maggiore e Paolo Pisanelli, “Visioni del Sud” è un progetto curatoriale nato nel 2017 che intreccia mostre, residenze artistiche, archivi, laboratori e nuove produzioni. Al centro c’è un’idea di Sud plurale e in continuo movimento: non un’immagine uniforme né soltanto un territorio geografico, ma uno spazio fatto di relazioni, appartenenze, identità e possibilità.
Il progetto nasce anche dalla valorizzazione dell’archivio del fotografo Giuseppe Palumbo, importante patrimonio visivo del Salento del primo Novecento, mettendo in dialogo materiali storici e pratiche artistiche contemporanee.
Il ritorno è il filo conduttore di questa edizione: ritorno ai luoghi d’origine, alle memorie personali e collettive, alle storie familiari, all’infanzia, ai paesaggi e alle contraddizioni che attraversano il Sud contemporaneo.
Un itinerario nel quale passato e presente si incontrano e nel quale la fotografia e le altre forme del contemporaneo diventano strumenti per interrogare non soltanto la memoria, ma anche il modo in cui oggi guardiamo ai luoghi che abitiamo e alle identità che li compongono.
La mostra, inaugurata a metà luglio nell’ambito della XXIII Festa di Cinema del reale e dell’irreale, riunisce nove progetti tra fotografia, video, illustrazione, installazioni e nuove produzioni. In esposizione “Still Here” di Piero Percoco, “Come mio padre nella casa di suo padre” di Marco Cazzato, “Altera Italia” di Alessia Rollo, “Stagioni” di Cosimo Terlizzi, “L’isola degli arrusi” di Luana Rigolli, “Vulcano” di Efrem Barrotta, “Vie” di Dorian Dakhlia, “Le visioni di Gennariello” di Sophia Giustizieri, con le musiche di Albis Umbra, e “Dacci oggi la nostra plastica quotidiana” di Maurizio Buttazzo.
Il percorso attraversa paesaggi, memorie familiari, immagini d’archivio, rituali, identità marginalizzate e rapporti con il mondo naturale. Il Castello Volante e il borgo diventano così un laboratorio di ricerca e sperimentazione, dove le immagini non si limitano a raccontare ciò che è stato, ma diventano strumenti per leggere le trasformazioni e le contraddizioni del presente.
Ideato da Big Sur e curato da Francesco Maggiore e Paolo Pisanelli, “Visioni del Sud” è un progetto curatoriale nato nel 2017 che intreccia mostre, residenze artistiche, archivi, laboratori e nuove produzioni. Al centro c’è un’idea di Sud plurale e in continuo movimento: non un’immagine uniforme né soltanto un territorio geografico, ma uno spazio fatto di relazioni, appartenenze, identità e possibilità.
Il progetto nasce anche dalla valorizzazione dell’archivio del fotografo Giuseppe Palumbo, importante patrimonio visivo del Salento del primo Novecento, mettendo in dialogo materiali storici e pratiche artistiche contemporanee.
Il ritorno è il filo conduttore di questa edizione: ritorno ai luoghi d’origine, alle memorie personali e collettive, alle storie familiari, all’infanzia, ai paesaggi e alle contraddizioni che attraversano il Sud contemporaneo.
Un itinerario nel quale passato e presente si incontrano e nel quale la fotografia e le altre forme del contemporaneo diventano strumenti per interrogare non soltanto la memoria, ma anche il modo in cui oggi guardiamo ai luoghi che abitiamo e alle identità che li compongono.
