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  • Felice Alloggio e la letteratura italiana in dialetto barese

    di Vittorio Polito - Com’è noto molti scrittori e poeti dialettali si sono cimentati a tradurre nella nostra prima lingua importanti e conosciute opere letterarie di scrittori sia italiani che stranieri. Tra le tante, quella più nota è “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, tradotta da Gaetano Savelli in tre volumi, alla quale seguono altre opere non meno importanti come l’Iliade e l’Odissea (La uerre di Troia), tradotta da Giovanni Panza; “La Fèmmena qualùngue” (Scèche-Spirre Guglièlme veldàte a la barèse e ’mbregghiàte da Vite Carofìglie (Vito Carofiglio); “L’infinito” di Leopardi tradotto di Giuseppe De Benedictis; “U Vangele alla manere de Marche veldate alla barese” di Augusto Carbonara; “Pregàme alla barèse” del sottoscritto in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani e, ultimo in ordine di tempo, “U Vangèle chendate da le quatte vangeliste Matté, Marche, Luche, Giuanne” di Luigi Canonico. Inutile dire che leggere questi testi nel nostro dialetto è di una delizia impareggiabile, considerando che la versioni italiane non fanno rivivere le stesse emozioni.

    «Il dialetto letterario - scrive Vito Carofiglio nell’introduzione de “La fèmmena qualùngue” – è sia un valore in sé sia un valore relazionale: è un valore in sé, in quanto esso può funzionare autonomamente nella sua comunicatività ed espressività; è un valore relazionale, in quanto prende senso e coloritura in rapporto alla lingua-cultura nazionale, in confronto con questa».

    Felice Alloggio ha voluto contribuire con una serie di traduzioni di brani di tantissimi autori: da Dante Alighieri a Francesco d’Assisi, da Niccolò Machiavelli a Francesco Petrarca, a Leonardo da Vinci, a Monsignor Giovanni della Casa, a Ludovico Ariosto, a Michelangelo Buonarroti, ad Alessandro Manzoni, a Vittorio Alfieri e tanti altri, partendo dai primi documenti in volgare per finire alla letteratura e poesia dagli anni ’50 ai giorni nostri, attraverso le varie epoche letterarie (lirica italiana del duecento, la scuola poetica siciliana e toscana, la poesia ‘comica’ e scherzosa, il trecento ed i trecentisti, l’umanesimo, il teatro durante il rinascimento, il melodramma, il romanzo e le idee romantiche in Italia, le poetesse fra fine ’800 e prima metà del ’900 e molti altri periodi storici senza dimenticare neanche la letteratura per ragazzi, il teatro ed il romanzo italiano del secondo novecento, per finire, come detto, ai giorni nostri con autori del calibro di Alfonso Gatto, Vittorio Bodini, Gianni Rodari, Alda Merini, Erri De Luca, Natalia Ginzburg, Edoardo Sanguineti, Dario Bellezza, Serena Maffia ed altri.

    L’autore scrive racconti, saggi e commedie in lingua e in dialetto barese, convinto che quest’ultimo rafforzi la comunicazione fra individui con effetto facilitante e rendendo più ricco il messaggio.

    Alloggio, che è anche responsabile e regista del Laboratorio Teatrale della Libera Università della Terza Età “Eurolevante” di Bari (LUTE), ha allestito dall’anno 2006 ad oggi ben 16 spettacoli sia suoi che di altri autori, ottenendo sempre un lusinghiero successo di pubblico e di critica.

    Per quanto riguarda la scrittura dialettale, l’autore precisa nell’introduzione che «nella consapevolezza dell’assenza a tutt’oggi di una grammatica dialettale barese ufficialmente codificata […] ho cercato, attraverso l’ascolto del dialetto da parte dei baresi, e attraverso lo studio dei cosiddetti Padri del dialetto barese, di proporre una scrittura semplice ed il più possibile comprensibile».

    E per darvi un assaggio del lavoro di Alloggio riporto una poesia di Aldo Palazzeschi (1885-1974) ripresa da “Poemi”: “Chi sono?”.

    La lireche rappresènde n’autoretràtte in negative de l’autòre, Jìdde non rièsce chiù a scrive “pausì serie” e, come oramà tutte le poète europè assiste a cudde procèsse de progressiva corrosiòne de la fegùre du poète.


    Ce so jì? 

    Ce so jì?
    so forse nu poète?
    assolutamènde no.
    Oramà la penna de l’anema mè
    scrive sole na paròla strane:
    pazzì.
    Ma allore so nu pettòre?
    Nemmène.
    Oramà la tavelòzza mè
    tene sole nu chelòre:
    malengonì.
    So nu musecìste?
    Nemmène.
    Oramà jìnde alla tastìra mè
    sta solamènde na note:
    nostalgì.
    Ma allore ce sò jì?
    Me mètteche na lende
    nanze o core
    pe fàue vedè alla gende.
    Ce sò jì?
    Iune ca scherze che la vita so.    
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