San Valentino 2014: “La gelosia? Avvelena l’amore”
di Francesco Greco - “Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”, (Roland Barthes).
Alla domanda: sei geloso? Quasi tutti rispondiamo sempre di no. Perché è un sentimento che si confessa con reticenza e imbarazzo. Ma, ansiosi, controlliamo gli sms sul cellulare del/della partner, moglie, compagna. Frughiamo fra le pagine del suo diario. Magari anche nella posta elettronica dopo aver carpito la password.
La gelosia arma la nano di mariti, compagni, amanti, spesso padri: passa anche da qui l’aumento dei femminicidi negli ultimi anni, come se l’altro/l’altra fossero un’esclusiva proprietà nostra.
E se, per San Valentino2014, scannerizzassimo un po’ questo sentimento così ambiguo e pericoloso, quanto meno per cercare di razionalizzarlo per quel che è possibile, chiarirlo a noi stessi?
Ne parliamo con Anna Colavita (www.annacolavita.it), psicologa, psicoterapeuta, analista transazionale (riceve a Presicce, Le, via Eugenio Arditi, 84 – t. 339-1424153).
Domanda: Dottoressa, su cosa si fonda la gelosia?
Risposta: “Prevalentemente sulla paura di essere abbandonato, sul terrore che da un momento all’altro potrei perdere ciò che ho di più caro”.
D. Ci sono varie forme di gelosia?
R. “E' importante distinguere fra gelosia ‘normale’ e gelosia ‘patologica’. La gelosia normale si riferisce a quel senso di incertezza e di paura che comunemente avvertiamo quando la persona amata è oggetto delle attenzioni di un terzo (rivale). Tutti noi possiamo aver timore di perdere qualcuno a cui siamo molto legati e di conseguenza mettiamo in atto dei comportamenti tali da preservare l’equilibrio di coppia”.
D. E patologica?
R. “Parleremo di gelosia ‘patologica’ quando essa assume le seguenti caratteristiche:
• paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
• sospettosità per ogni comportamento relazionale del partner verso persone dell'altro sesso;
• controllo di ogni comportamento dell'altro;
• invidia ed aggressività verso i possibili rivali;
• aggressività persecutoria verso il partner;
• sensazione d' inadeguatezza e scarsa autostima di noi stessi”.
D. Da cosa nasce questo tipo di gelosia?
R. “Ha origine da sospetti o circostanze infondate, affondando la sua vera natura in un'angoscia che prende forma nella mente senza nessun riscontro nella realtà. Quest'angoscia produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui si ‘costruisce’ il ‘rivale’ e le ‘prove d'infedeltà’” .
D. Cosa fare quindi quando si è gelosi ?
R. “Chi prova questo sentimento potrebbe inizialmente parlarne con il partner. Non serve far finta di niente se il sospetto tormenta la propria mente. Un altro metodo efficace è di ‘invertire le parti’ mettendoci nei panni dell’altro e pensando ‘Se fosse lui a perseguitarmi con tutte queste domande, come potrei reagire e sentire?’”.
D. Ma si può guarire dalla gelosia?
R. “Per superare la gelosia occorre spesso un duro lavoro su se stessi. Di frequente non si riesce da soli e quindi è necessario il supporto di qualcuno, ad esempio di un percorso di psicoterapia in cui vengono indagate le cause che portano le persone ad essere gelose. Una buona strada per curare la gelosia è quella di nutrire la propria autostima evitando di concentrarsi solo sull’altro e dedicarsi ad attività che portino a delle soddisfazioni personali. Migliorare le proprie risorse personali, valorizzarle e farne uso sono degli ottimi ingredienti per far crescere la stima di voi stessi. Se invece la gelosia è motivata, a esempio attraverso un comportamento un po’ troppo ‘civettuolo’ da parte del partner, in questo caso bisogna essere chiari, informandolo e stimolandolo a riflettere su come i suoi comportamenti sono per voi motivo di sofferenza”.
Alla domanda: sei geloso? Quasi tutti rispondiamo sempre di no. Perché è un sentimento che si confessa con reticenza e imbarazzo. Ma, ansiosi, controlliamo gli sms sul cellulare del/della partner, moglie, compagna. Frughiamo fra le pagine del suo diario. Magari anche nella posta elettronica dopo aver carpito la password.
La gelosia arma la nano di mariti, compagni, amanti, spesso padri: passa anche da qui l’aumento dei femminicidi negli ultimi anni, come se l’altro/l’altra fossero un’esclusiva proprietà nostra.
E se, per San Valentino2014, scannerizzassimo un po’ questo sentimento così ambiguo e pericoloso, quanto meno per cercare di razionalizzarlo per quel che è possibile, chiarirlo a noi stessi?
Ne parliamo con Anna Colavita (www.annacolavita.it), psicologa, psicoterapeuta, analista transazionale (riceve a Presicce, Le, via Eugenio Arditi, 84 – t. 339-1424153).
Domanda: Dottoressa, su cosa si fonda la gelosia?
Risposta: “Prevalentemente sulla paura di essere abbandonato, sul terrore che da un momento all’altro potrei perdere ciò che ho di più caro”.
D. Ci sono varie forme di gelosia?
R. “E' importante distinguere fra gelosia ‘normale’ e gelosia ‘patologica’. La gelosia normale si riferisce a quel senso di incertezza e di paura che comunemente avvertiamo quando la persona amata è oggetto delle attenzioni di un terzo (rivale). Tutti noi possiamo aver timore di perdere qualcuno a cui siamo molto legati e di conseguenza mettiamo in atto dei comportamenti tali da preservare l’equilibrio di coppia”.
D. E patologica?
R. “Parleremo di gelosia ‘patologica’ quando essa assume le seguenti caratteristiche:
• paura irrazionale dell’abbandono e tristezza per la possibile perdita;
• sospettosità per ogni comportamento relazionale del partner verso persone dell'altro sesso;
• controllo di ogni comportamento dell'altro;
• invidia ed aggressività verso i possibili rivali;
• aggressività persecutoria verso il partner;
• sensazione d' inadeguatezza e scarsa autostima di noi stessi”.
D. Da cosa nasce questo tipo di gelosia?
R. “Ha origine da sospetti o circostanze infondate, affondando la sua vera natura in un'angoscia che prende forma nella mente senza nessun riscontro nella realtà. Quest'angoscia produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui si ‘costruisce’ il ‘rivale’ e le ‘prove d'infedeltà’” .
D. Cosa fare quindi quando si è gelosi ?
R. “Chi prova questo sentimento potrebbe inizialmente parlarne con il partner. Non serve far finta di niente se il sospetto tormenta la propria mente. Un altro metodo efficace è di ‘invertire le parti’ mettendoci nei panni dell’altro e pensando ‘Se fosse lui a perseguitarmi con tutte queste domande, come potrei reagire e sentire?’”.
D. Ma si può guarire dalla gelosia?
R. “Per superare la gelosia occorre spesso un duro lavoro su se stessi. Di frequente non si riesce da soli e quindi è necessario il supporto di qualcuno, ad esempio di un percorso di psicoterapia in cui vengono indagate le cause che portano le persone ad essere gelose. Una buona strada per curare la gelosia è quella di nutrire la propria autostima evitando di concentrarsi solo sull’altro e dedicarsi ad attività che portino a delle soddisfazioni personali. Migliorare le proprie risorse personali, valorizzarle e farne uso sono degli ottimi ingredienti per far crescere la stima di voi stessi. Se invece la gelosia è motivata, a esempio attraverso un comportamento un po’ troppo ‘civettuolo’ da parte del partner, in questo caso bisogna essere chiari, informandolo e stimolandolo a riflettere su come i suoi comportamenti sono per voi motivo di sofferenza”.
