Libri: Biagio Santoro e ‘Persona e psiche in Luigi Stefanini’
di VITTORIO POLITO - Nel mettere ordine nella mia libreria ho notato che mi mancavano alcuni volumi della collana Ethos (giunta al numero 43 di volumi pubblicati!) e dal momento che vede la luce dallo stesso editore dei miei libri, Levante di Bari, la domenica di Pasqua mi sono recato da Gianni Cavalli per farmi omaggiare dei volumi mancanti. Disponibile come sempre, nonostante stesse sconsigliando ad un elegante anziano signore, accompagnato dalla figlia, la pubblicazione di un romanzo ‘prolisso e poco fruibile’ (sono parole sue), saputo il motivo della visita, mi ha condotto dove erano schierati i volumi della collana. Andati via i signori - per curiosità giornalistica! - gli ho chiesto come mai avesse ‘sprecato del tempo’ dal momento che la casa editrice Levante non si occupa di narrativa. La sua risposta: «Era un amico di mio padre e mi aveva chiesto anche un parere sul testo, per cui ho dovuto leggere lo scritto» mi ha fatto rimpiangere di aver conosciuto il padre, ma di non essergli diventato amico.
Portati a casa i testi mancanti, la mia attenzione è caduta su un libro del filosofo Biagio Santoro - con cui mi scuso, ma che non avevo mai incrociato nelle mie letture - dal titolo “Persona e Psiche in Luigi Stefanini”: la mia curiosità era alimentata dal fatto che attribuivo al filosofo Osvaldo Rossi un libro su Stefanini. Aperto libro leggo prefazione del prof. Osvaldo Rossi e, con una breve ricerca fra i miei testi diligentemente catalogati, ho rintracciato il libro “Esistenza e persona in Luigi Stefanini” di Rossi.
In passato mi sono occupato di Stefanini (Treviso, 1891-Padova,1956) perché l’anno in cui è nato il Papa LEONE XIII promulgava la famosa enciclica «Rerum Novarum» (per inciso un famoso professore di latino, incrociato presso la casa editrice Levante, mi riprese in maniera molto dottorale perché va detto «De Rerum Novarum» e non mi consentì repliche…) dedicata ai problemi sociali e alla ‘classe operaia’.
Il volume del prof. Rossi reca una magistrale presentazione a firma del filosofo Giorgio Penzo (morto in maniera tragica, annegamento, nel 2006) di cui vi riporto il primo capoverso: «Stefanini è uno dei primi filosofi italiani che si apre alla problematica esistenziale. Egli parla di esistenzialismo. Più propriamente si può parlare di filosofia dell’esistenza, dato che si tratta di un filosofare che intende essere aperto alla trascendenza. La trascendenza tipica della filosofia dell’esistenza si dispiega nell’uomo, anche se non riesce mai ad esaudire tutta la sua interna dimensione ontologica».
Molta bella, chiara e articolata è la prefazione che Rossi dedica al libro del prof. Santoro, io, per accordi di battute con il direttore del ‘Giornale di Puglia’, posso riportare solo brevi periodi: «Il presente volume intende trattare una tematica che, nell’ambito degli studi dedicati alla figura di Stefanini, è restata piuttosto marginale… Di qui l’insistenza posta dal giovane studioso (Santoro) sul tema dell’atto nella vita psicologica. Questa è costituita da un insieme di atti coscienziali che ne scoprono la fragilità ed insieme la forza; la psiche è vita della coscienza individuale ed esiste nelle sue relazioni vitali interne e con gli altri. La rivendicazione dell’atto introduce dunque una dinamica relazionale».
Luigi Stefanini viene considerato uno dei più grandi studiosi di Platone, cui ha dedicato due monumentali volumi. Leggendo la sua biografia non posso notare che insegnò anche un anno a Messina 1936, per poi tornare a Padova (…professori che oggi vi lamentate per un trasferimento “lontano da casa”: consolatevi non è una novità!). Notevole nella vita di Stefanini il suo mai celato dissenso nei riguardi del filosofo francese Maurice Blondel, colui che con “L’action” espose i capisaldi della filosofia dell’azione.
Scriveva Stefanini: «L’opera del Blondel è più arte che filosofia. I passaggi più ardui superati con immagini ardite, anziché con logiche dimostrazioni… L’opera di Blondel è, più che una dottrina filosofica, un romanzo psicologico che descrive le esitazioni e le incertezze, le vane pretese e le supreme aspirazioni dell’umana volontà, che alfine si appaga e riposa in Dio…». Personalmente mi affascina l’esistenzialismo francese di Blondel, ma andrebbero anche lette con più attenzione e meno partecipazione emotiva le riflessioni di Stefanini, anche quelle che riguardano Gioberti e Rosmini. Dovrò tornare dall’editore Levante per richiedere dei libri della collana ‘VESTIGIA’ e alcuni testi che non capisco perché siano fuori collana, dal momento che, secondo il mio modesto parere, erano attinenti ai temi trattati in ‘Ethos’.
Possibili veti incrociati? Per fortuna mi viene in soccorso Luigi Stefanini: «L’essere è personale e tutto ciò che non è personale nell’essere rientra nella produttività della persona, come mezzo di manifestazione della persona e di comunicazione tra le persone».
Portati a casa i testi mancanti, la mia attenzione è caduta su un libro del filosofo Biagio Santoro - con cui mi scuso, ma che non avevo mai incrociato nelle mie letture - dal titolo “Persona e Psiche in Luigi Stefanini”: la mia curiosità era alimentata dal fatto che attribuivo al filosofo Osvaldo Rossi un libro su Stefanini. Aperto libro leggo prefazione del prof. Osvaldo Rossi e, con una breve ricerca fra i miei testi diligentemente catalogati, ho rintracciato il libro “Esistenza e persona in Luigi Stefanini” di Rossi.
In passato mi sono occupato di Stefanini (Treviso, 1891-Padova,1956) perché l’anno in cui è nato il Papa LEONE XIII promulgava la famosa enciclica «Rerum Novarum» (per inciso un famoso professore di latino, incrociato presso la casa editrice Levante, mi riprese in maniera molto dottorale perché va detto «De Rerum Novarum» e non mi consentì repliche…) dedicata ai problemi sociali e alla ‘classe operaia’.
Il volume del prof. Rossi reca una magistrale presentazione a firma del filosofo Giorgio Penzo (morto in maniera tragica, annegamento, nel 2006) di cui vi riporto il primo capoverso: «Stefanini è uno dei primi filosofi italiani che si apre alla problematica esistenziale. Egli parla di esistenzialismo. Più propriamente si può parlare di filosofia dell’esistenza, dato che si tratta di un filosofare che intende essere aperto alla trascendenza. La trascendenza tipica della filosofia dell’esistenza si dispiega nell’uomo, anche se non riesce mai ad esaudire tutta la sua interna dimensione ontologica».
Molta bella, chiara e articolata è la prefazione che Rossi dedica al libro del prof. Santoro, io, per accordi di battute con il direttore del ‘Giornale di Puglia’, posso riportare solo brevi periodi: «Il presente volume intende trattare una tematica che, nell’ambito degli studi dedicati alla figura di Stefanini, è restata piuttosto marginale… Di qui l’insistenza posta dal giovane studioso (Santoro) sul tema dell’atto nella vita psicologica. Questa è costituita da un insieme di atti coscienziali che ne scoprono la fragilità ed insieme la forza; la psiche è vita della coscienza individuale ed esiste nelle sue relazioni vitali interne e con gli altri. La rivendicazione dell’atto introduce dunque una dinamica relazionale».
Luigi Stefanini viene considerato uno dei più grandi studiosi di Platone, cui ha dedicato due monumentali volumi. Leggendo la sua biografia non posso notare che insegnò anche un anno a Messina 1936, per poi tornare a Padova (…professori che oggi vi lamentate per un trasferimento “lontano da casa”: consolatevi non è una novità!). Notevole nella vita di Stefanini il suo mai celato dissenso nei riguardi del filosofo francese Maurice Blondel, colui che con “L’action” espose i capisaldi della filosofia dell’azione.
Scriveva Stefanini: «L’opera del Blondel è più arte che filosofia. I passaggi più ardui superati con immagini ardite, anziché con logiche dimostrazioni… L’opera di Blondel è, più che una dottrina filosofica, un romanzo psicologico che descrive le esitazioni e le incertezze, le vane pretese e le supreme aspirazioni dell’umana volontà, che alfine si appaga e riposa in Dio…». Personalmente mi affascina l’esistenzialismo francese di Blondel, ma andrebbero anche lette con più attenzione e meno partecipazione emotiva le riflessioni di Stefanini, anche quelle che riguardano Gioberti e Rosmini. Dovrò tornare dall’editore Levante per richiedere dei libri della collana ‘VESTIGIA’ e alcuni testi che non capisco perché siano fuori collana, dal momento che, secondo il mio modesto parere, erano attinenti ai temi trattati in ‘Ethos’.
Possibili veti incrociati? Per fortuna mi viene in soccorso Luigi Stefanini: «L’essere è personale e tutto ciò che non è personale nell’essere rientra nella produttività della persona, come mezzo di manifestazione della persona e di comunicazione tra le persone».