La nonviolenza in Aldo Capitini


LIVALCA
- Aldo Capitini, filosofo, pedagogista tra i fondatori del Partito d’azione e teorico della nonviolenza, è stato uno dei 18 docenti che decisero di non giurare fedeltà al regime fascista. Il decreto regio contrassegnato con il n. 1227 emanato il 28 agosto 1931:«I professori di ruolo e i professori incaricati nei Regi istituti d’istruzione superiore sono tenuti a prestare giuramento secondo la seguente formula: giuro di essere fedele al Re, ai suoi Reali successori e al Regime Fascista, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l’ufficio di insegnante e adempiere a tutti i doveri accademici col proposito di formare i cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al Regime Fascista. Giuro che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti, la cui attività non si concili coi doveri del mio ufficio».

Ora non certo per essere solidali con Voltaire:«Gli eroi mi piacciono poco:fanno troppo chiasso», ma solo per attestare che Togliatti stesso ‘pregò’ i suoi militanti di restare al loro posto e mantenere la cattedra perché avrebbero, dall’interno, svolto un ruolo determinante non solo per il partito ma per l’intero Paese ( In ogni contesto gli eroi ci sono da più parti, difficile individuare coloro che lo sono in… silenzio).

Lo stesso «Osservatore Romano» precisò in un articolo (dicembre 1931) che si giurava non per il “Regime Fascista”, ma per il “Governo dello Stato”. Anche Einaudi e Calogero giurarono accogliendo un invito di Benedetto Croce che invitava a ‘continuare l’insegnamento secondo l’idea di libertà’, onde evitare che gli studenti fossero facile preda di chi aveva un’idea poco ‘eletta’ della libertà. Non a caso nel 1936 Guido Calogero (Roma 1904-1986) diede vita al Movimento Liberalsocialista, aiutato concretamente da Aldo Capitini…uno di quelli che non aveva firmato (il periodo storico è quello della campagna d’Etiopia). Tanto per sfatare la storia dei ‘cattivi maestri’ dobbiamo precisare che Calogero fu allievo prediletto’ di Giovanni Gentile (Castelvetrano 1875-Firenze 1944) che al fascismo aderì, ma ciò non toglie che produsse il Primo Manifesto di Liberalsocialismo nel 1940 ed elaborò un pensiero basato su un forte impegno etico e civile denominato ‘filosofia del dialogo’…valido ancor oggi (Ogni cosa, famiglia compresa, matura con il dialogo).

A quel Manifesto collaborò anche Piero Calamandrei (Firenze 1889-1956) famoso per il suo testo «Istituzioni di diritto processuale civile» e per aver svolto un ruolo di primo piano nella stesura della nostra Costituzione, ma che io ricordo con ‘gratitudine’ perché ha scritto un libro magnifico, che io ho letto su consiglio di Arcangelo Maione - il miglior avvocato che abbia mai conosciuto, che elargiva a tutti un suo credo di vita, non a caso impostato sul dialogo - e che, se avessero ‘consultato’gli attuali attori della nostra giustizia, sarebbe stato giusto e appropriato. Il libro ancora rintracciabile è «Elogio dei giudici scritto da un avvocato».

Pensate il benemerito direttore della testata che mi ospita mi ha comunicato che, nonostante recenti statistiche affermino che il libro (di carta) abbia incrementato del 44% le vendite nei primi sei mesi di quest’anno, i miei lettori affezionati non aumentano…forse devo pubblicare anch’io un libro cucito filo-refe (pochi oggi lo sono!) e brossurato? Non è una minaccia, ma una forma di dialogo!

Aldo Capitini (Perugia 1899-1968) ha lasciato la scena del mondo proprio nel 1968: l’anno troppo celebrato per la contestazione giovanile, ma che è passato alla storia per la mancanza di dialogo.


Ricordo discussioni infinite in quegli anni su “Tutto e subito” e “Diamo l’assalto al cielo”, dal momento che da sempre mi sono imposto che va bene contestare, ma anche capire l’oggetto del contendere devo fare una piccola riflessione: i più ‘duri’ di allora sono quelli che si sono ‘sistemati’ meglio nella vita e da subito hanno dimenticato propositi e ‘rivoluzione’. Probabilmente era errata la partenza?

Nel 2007 è stato pubblicato a Bari un libro intelligente e utilissimo su Aldo Capitini «L’educazione è aperta. Antologia degli scritti pedagogici» a cura della professoressa Gabriella Falcicchio. La docente prende in rassegna gli scritti che vanno dal 1951 al 1968, tutti ispirati dall’idea che la nonviolenza sia una tappa fondamentale dell’educazione. Come non ricordare che a Capitini si deve la realizzazione della Marcia per la pace e la fratellanza dei popoli, quel percorso che dal 1961 si snoda fra Perugia e Assisi. La Falcicchio ci ricorda come Capitini ci tenga ad evidenziare l’immensa portata di dissenso che la nonviolenza porta con sé e che significa dire no a secoli di storia che si ripete; di solito la violenza si scatena e genera violenza, per cui vanno posti in essere i meccanismi che possano evitarla. Sempre la Falcicchio nel 2009 pubblica «I figli della festa. Educazione e liberazione in Aldo Capitini», un lavoro che può essere definito ‘una carezza in un mare di…tenerezza’. Non è un caso che il riferimento culturale della docente sia la prof. Luisa Santelli, che tutti nell’Università di Bari hanno imparato in questi anni ad apprezzare per capacità professionali ed umanità, a sua volta autrice di volumi di notevole spessore pedagogico, oggi di grande attualità per i temi trattati con notevole anticipo sui tempi («L’educazione sessuale nella scuola materna»,«Educazione matematica e interculturalità» con M. Pertichino,«Interculturalità e futuro»,«Bravi da scoprire»).

Nel 2010 è stato pubblicato con il consenso dell’Associazione Nazionale Amici di Aldo Capitini e curato da Giuseppe Moscati, dottore di ricerca in Filosofia e Scienze umane e collaboratore del Dipartimento di Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Perugia, un volume dal titolo «Il pensiero e le opere di Aldo Capitini nella coscienza delle nuove generazioni». Lo studioso Moscati è notissimo nella penisola per la sua incessante opera di divulgazione del pensiero-capitiniano, inoltre, essendo un collega giornalista pubblicista, ha profuso energie per illustrare sulle testate cui collabora quanto sia attuale Capitini e quanto manchino oggi le ‘sue aperture sociali’. Il libro si avvale di piccoli ma tutti significativi saggi di: Massimo Pomi, Rachele Galli, Mariangela Gigante, Francesco Martini, Antonio Vigilante, Gabriella Falcicchio, Oriana Monarca White, Giuseppe Moscati, Leonardo Speranza, Andrea Tortoreto, Luigi Francesco Clemente, Monica Angotzi, Maura Caracciolo, Andrea Coppi ed Elisa Maiorca.

Dalla prefazione al testo scritta da Luciano Capitini vi riporto i primi tre periodi:«Scrivo questo testo pochissimi giorni dopo la cerimonia in cui si è intitolata ad Aldo Capitini un’aula nella Università per Stranieri di Perugia (che ebbe Aldo come rettore negli anni 1945/46). Questo fatto riempie di soddisfazione tutti quelli che furono a suo tempo amici, compagni, colleghi di Capitini, in quanto sembra essere il suggello definitivo che chiude un periodo in cui abbiamo vissuto tante amarezze. Mi riferisco a tutti quegli anni, dopo la sua morte, in cui lentamente svaniva il ricordo vivo della sua parola, del suo essere, delle sue innumerevoli attività…».

A 53 anni dalla scomparsa di Capitini il suo insegnamento resta non solo nella memoria di coloro che si sono adoperati per tenerne vivo il ricordo, ma anche di quelli che per curiosità o sete di sapere si sono accostati al suo credo che in maniera sintetica racchiudo : la violenza non è mai una virtù.

Tutti i volumi citati nell’articolo sono stati pubblicati dalla Levante editori di Bari che. nell’ultimo mezzo secolo, è stata compagna di viaggio di tanti coraggiosi sognatori che hanno amato, amano e continueranno ad amare quella carta ‘indossata e profumata’ (un libro nuovo - vecchio va bene lo stesso - vi ‘veste’ meglio di qualsiasi indumento!) di inchiostro che, sarà anche ‘simpatico’, ma è così ‘indelebile’ da raggiungere il cuore degli individui di oggi e domani.

PS: Le citazioni anonime sono di uno che tale vuole rimanere.

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