A 'Spigolizzi', la casa di Athena
FRANCESCO GRECO - Leggenda metropolitana vuole (la condivise il grande artista Vito Russo, di casa da quelle parti), che lo scultore fiammingo Norman Mommens diede appuntamento alla giornalista e scrittrice (e orafa) Patience Gray nel porto di Anversa (Belgio).
Lei forse esitò un po’, ma si presentò davvero, ed entrambi decisero della loro vita sentimentale, che fu anche una complicità artistica, un adalizio estetico, ideologico, etico che incise, e in profondità, nell’anima oscura e multiforme della terra che li accolse: il sud Salento.
Un protagonismo durato 30 anni: dal 1970 al 2000 quando Mommens lasciò la sua masseria (Patience gli sopravvisse di 5 anni).
Vagarono a lungo per le rive del Mediterraneo, prima di giungervi: Toscana (Carrara), ma anche Grecia e Sicilia.
All’inizio furono guardati con sospetto dagli indigeni, ma la diffidenza lentamente si sciolse e furono accolti perchè portatori di energia creativa, il mitico fuoco greco, una sintonia universale che come una ragnatela cattura uomini, aninali, piante, paesaggi.
Anzi, li aiutarono a rimettere su la masseria ridotta a un rudere, ricompensati dalle cene sul grande tavolo del salone.
In breve "Spigolizzi" divenne un cenacolo artistico e letterario molto ambito, un convivio dove il pensiero volava alto e soprattutto era declinato in termini escatologici e la sete di conoscenza e di confronto dei rispettivi topoi della civiltà di derivazione una costante.
Tant’è che di "Spigolizzi" oggi si dice "la casa delle meraviglie", o "di Athena", sovrapponendo e contaminando le due definizioni.
La presenza dei due "maestri" (come li chiama il regista Edoardo Winspeare in terza di copertina), fece di "Spigolizzi" (oggi governata da Nicholas Gray e Maggie Armstrong) un luogo semanticamente affollato, un’agorà insonne in senso escatologico (sullo sfondo il pensiero e l’arte greca).
La meta di uno stuolo di intellettuali, accademici, artisti, letterati o semplici curiosi che sospettavano, d’istinto, una variante maieutica e perciò intendevano socializzare con Mommens/Patience ansiosi di dar voce alle loro infinite curiosità.
A loro volta, lo scultore e la scrittrice, da "nordici", intuivano tutta la ricchezza filologica delle culture mediterranee, e ansiosi di approfondire, aprivano a tutti il pesante portone.
In breve nacque una sorta di "Comune" e i due forestieri divennero personaggi noti calati nelle viscere profonde di una terra amica e ne divennero "amanti" dolcissimi.
Basti dire che lui frequentava il mercato settimanale di Presicce, raccoglieva le ulive e inventò un personaggio protagonista di un fumetto, "Coppula Tisa", il fiero erede dei Messapi e dei Greci e lei mise giù un libro sulle ricette con le erbe che trovava intorno, "Honey from a weed" (Miele dalle erbacce), un long seller.
Uno dei più assidui frequentatori della masseria fu il prof. Antonio G. Lupo ("un fauno"), che frugando nel suo archivio ha estrapolato lettere, interviste, appunti di un meet-up che ha arricchito e segnato la sua formazione e lo offre come "tribute" alla memoria di Norman e "Pazienza" (così chiamava la scrittrice).
"Il talismano cretese" (Storia di un’amicizia), Kurumuny Edizioni, Calimera/Martignano 2025, pp. 152, euro 15.00 (traduzioni dall’inglese di Aldo Magagnino) è un diario polisemico, riccamente innervato, dalle infinite password e codici d’accesso.
Non faremo al lettore il torto di indicarli, magari suggerendo delle preferenze dovute a gusto e inclinazioni. Lo lasciamo solo davanti a un libro di straordinaria vivacità e ricchezza, di quelli strettamente necessari, in cui - ma questo dobbiamo dirlo - due artisti, intellettuali forestieri svelano ai "nativi" molte cose che forse ignoravano, rafforzando in tal modo la loro identità e percezione di sè stessi, la loro terra ("influenzata dalla dea Athena", "prua sacra di Finisterrae"), l’uomo, la storia, il tempo, la memoria.
