Ex Ilva, emergenza nell’indotto. Semat Sud avvia 218 licenziamenti. UIL e FENEAL UIL: 'Ritirare la procedura e attivare subito tutele straordinarie per i lavoratori'


TARANTO
– Si aggrava ulteriormente la crisi occupazionale dell’indotto dell’ex Ilva. La Semat Sud, azienda attiva da oltre vent’anni nelle attività di manutenzione e risanamento all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha formalmente avviato lo scorso 15 dicembre 2025 una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 218 lavoratori, annunciando la cessazione delle attività.

La vertenza è stata affrontata oggi nel corso del tavolo istituzionale convocato dalla Regione Puglia, alla presenza degli assessori competenti, dei tecnici regionali, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. UIL e FENEAL UIL hanno chiesto con fermezza il ritiro della procedura di licenziamento, la sospensione della chiusura e l’attivazione di tutti gli strumenti utili a salvaguardare l’occupazione, a partire da ammortizzatori sociali straordinari, percorsi di formazione e politiche attive del lavoro.

Nel corso dell’incontro è stata ottenuta una proroga di nove mesi della cassa integrazione, fino al 31 dicembre, mentre la Regione ha avviato interlocuzioni con SEPAC, ARPAL e Ministero del Lavoro per valutare l’accesso alla cassa integrazione per transizione occupazionale, misura che potrebbe accompagnare i lavoratori verso percorsi di riqualificazione e reimpiego.

“Questa vicenda rappresenta l’ennesima conseguenza dell’instabilità industriale che da anni grava sull’ex Ilva e su tutto l’indotto – dichiara Oliva Gennaro, coordinatore UIL Taranto –. Parliamo di 218 famiglie che rischiano di restare senza reddito. Abbiamo chiesto il ritiro immediato dei licenziamenti e strumenti concreti di tutela. Taranto è già allo stremo e non può sopportare un’ulteriore perdita occupazionale”.

Sulla stessa linea Ivo Fiore, segretario generale FENEAL UIL: “La priorità assoluta è salvare il lavoro. Servono ammortizzatori speciali, formazione e vere politiche attive che accompagnino i lavoratori in una transizione occupazionale reale. Le risorse pubbliche devono servire a sostenere l’occupazione e la continuità produttiva, non a certificare nuove chiusure”.

La vertenza Semat Sud si inserisce in un quadro occupazionale sempre più critico: secondo i dati sindacali, Taranto assorbe quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia, segnale di una crisi strutturale che richiede interventi urgenti e straordinari.

UIL e FENEAL UIL continueranno a seguire con attenzione l’evolversi della situazione, mantenendo alta la mobilitazione a tutela dei lavoratori e sollecitando istituzioni e Governo ad assumere decisioni rapide e concrete per garantire occupazione e futuro al territorio.