Il mistero della Marmitta dei Giganti nel Salento
MARIO CONTINO* - Tra i paesaggi più selvaggi e magnetici del Salento, lungo il tratto di costa che collega Otranto a Porto Badisco, si nasconde un luogo che sembra sfuggire alle normali categorie della geologia e della storia: la Marmitta dei Giganti di Torre Sant’Emiliano. Qui, dove l’Adriatico si infrange contro scogliere alte e frastagliate, la natura ha scolpito una cavità perfettamente circolare nella roccia calcarea, al cui interno giace una grande pietra sferica, levigata come se fosse stata modellata da mani sapienti. È un dettaglio che basta da solo a evocare mille domande nella mente dei curiosi e dei dotti.
La zona in cui sorge la marmitta è un balcone naturale affacciato su un mare che cambia colore a seconda dell’ora: turchese all’alba, cobalto a mezzogiorno, quasi nero quando il vento di tramontana spinge le onde contro la scogliera. Attorno, la macchia mediterranea cresce fitta: lentisco, mirto, rosmarino selvatico, ginepri contorti dal vento. Il sentiero che conduce alla torre costiera attraversa un altopiano roccioso, punteggiato da muretti a secco e antiche pajare.
La torre stessa, Torre Sant’Emiliano, fu costruita nel XVI secolo come parte del sistema difensivo voluto dagli spagnoli per proteggere la costa dalle incursioni ottomane e saracene. Dalla sua sommità , i guardiani scrutavano l’orizzonte in cerca di vele nemiche, pronti a segnalare il pericolo alle torri vicine con fuochi e fumo. Oggi la torre è un rudere affascinante, ma continua a dominare il paesaggio come un antico custode di pietra, silenzioso testimone di secoli di storia.
Ed è proprio ai piedi di questa sentinella che si trova la Marmitta dei Giganti. La spiegazione scientifica parla chiaro: si tratta di una marmitta di erosione, formata dal moto vorticoso delle onde che, nel corso dei millenni, hanno scavato la roccia e arrotondato il masso al suo interno. Ma la perfezione della forma, la posizione isolata e l’atmosfera quasi sacrale del luogo hanno alimentato, nei secoli, un immaginario molto più ricco e inquietante.
Secondo una delle leggende più antiche, la cavità sarebbe stata creata da giganti che un tempo abitavano queste coste, esseri colossali che usavano la marmitta come un enorme mortaio per frantumare pietre e conchiglie. Un’altra tradizione, più esoterica, racconta che la sfera al suo interno sia un “sigillo”, una sorta di tappo che chiude un varco verso il mondo sotterraneo: un portale che si aprirebbe solo in particolari condizioni astronomiche, quando mare e cielo si allineano in un equilibrio misterioso. C’è poi chi vede nella marmitta un simbolo primordiale, un uovo cosmico deposto da una divinità arcaica, un punto di contatto tra la terra e le forze creative dell’universo.
A rendere tutto ancora più enigmatico è il silenzio che avvolge il luogo. Nonostante la vicinanza a mete turistiche molto frequentate, qui domina una quiete quasi irreale, interrotta solo dal vento e dal rumore del mare.
La Marmitta dei Giganti resta così sospesa tra scienza e mito, tra geologia e immaginazione. Un enigma scolpito nella pietra, che continua a sfidare chiunque vi si avvicini a cercare una risposta.
* Lo Scrittore del mistero
